Brad Pitt e le sue priorità

21 Mar
ON Brad Pitt father and actor

L'articolo su Brad Pitt pubblicato su ON di gennaio 2012

Eppure ci dev’essere qualcosa che non ha. Brad Pitt pare avere tutto: talento, bellezza, fama, sei figli e Angelina Jolie. È poliedrico, ama il suo ruolo di padre, di attore, di produttore e tutto pare venirgli bene. Eppure avrà anche lui qualche incertezza, qualche debolezza, qualche paura. Non è neanche di quegli attori prezzemolini, sempre presente sui giornali e in tv, anzi, all’alba dei suoi 48 anni (sì, proprio 48, compiuti lo scorso 18 dicembre) si sente parlare di lui solo in occasione dell’uscita dei suoi film, negli ultimi anni scelti con gran cura e attenzione. Come nel caso di L’arte di vincere (guarda il trailer), nei nostri cinema a partire dal 27 gennaio, che molti pensano sia un film sul baseball, ma in realtà è molto di più. In questo film Brad Pitt, che del lungometraggio ispirato al libro Moneyball The Art of Winning an Unfair Game di Michael Lewis è anche uno degli ideatori e produttori, interpreta il ruolo del protagonista, ovvero quel Billy Beane general manager degli Oakland A’s, una squadra militante nella Major League che si trova in difficoltà. Di fronte all’ennesima sconfitta in un campionato in cui le altre squadre molto più ricche fanno incetta dei migliori giocatori, Beane fa un incontro cruciale con un neolaureato di Yale, genio dell’economia che sostiene che in base ad attente analisi statistiche computerizzate è possibile aggiudicarsi giocatori validi sottovalutati dal mercato, e perciò ancora abbordabili. “L’arte di vincere è una classica storia di perdenti,” ha dichiarato Pitt durante la première del film. “Come potranno sopravvivere? Anche se mostreranno il loro talento, saranno risucchiati dal mercato e dalle squadre con tanti soldi. Per questi ragazzi tutto è stato già deciso, non potevano combattere la guerra di altri, avrebbero perso in ogni caso. Hanno dovuto esaminare di nuovo tutto, ricercare nuove conoscenze, trovare una nuova forma di giustizia. In tutte le maniere possibili, Billy va contro un’istituzione. Molti uomini intelligenti hanno dedicato la loro vita a fare una cosa simile,” continua Pitt. “Dal momento in cui metti in discussione una parte del sistema, però, sei etichettato come eretico o messo al bando come un folle”. Ed è quello a cui è andato incontro anche Beane, che però ha tenuto duro.

L'arte di vincere locandina cinema

La locandina di "L'arte di vincere", il cui titolo originale è "Moneyball"

L’arte di vincere è un film che tratta temi universali e quanto mai attuali. “Affronta il problema di come noi stessi valutiamo le cose” ha dichiarato Pitt. “Come ci misuriamo gli uni con gli altri, come valutiamo noi stessi, e quali valori consideriamo quando decidiamo chi sia un vincitore. Il film si pone la domanda di come definire e stabilire le regole del successo. Dà grande importanza alla silenziosa vittoria personale di Beane, una vittoria che diventa per lui la conquista del monte Everest. Alla fine della giornata, tutti noi speriamo che quello che stiamo facendo avrà un certo valore, che vorrà dire qualcosa e io penso che sia ciò che questo personaggio ci richiede”. Lo abbiamo visto: L’arte di vincere è un buon film. L’ennesimo, dopo The Tree of Life, il film di Terrence Malick uscito la scorsa primavera, in cui Pitt era un capofamiglia alle prese con la mancata realizzazione del suo sogno americano, evento che manda in crisi i suoi valori e quelli da tramandare ai suoi due figli, oltre ad aprire il campo a riflessioni esistenziali comuni a ogni essere umano (chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo).

Eppure anche a Pitt deve mancare qualcosa. L’abbiamo cercata, e tra tutte le sue dichiarazioni recenti possiamo  affermare di aver trovato un’unica magagna: Pitt non ha molto tatto. In un’intervista pubblicata lo scorso settembre sulla rivista Parade Magazine, in occasione dell’uscita americana del film L’arte di vincere, ripensando al suo passato ha dichiarato: “Ho passato gli anni 90 a nascondermi, a schivare la cacofonia della celebrità. Ho iniziato a sentirmi patetico. Mi fu presto chiaro che stavo cercando di trovare un film che parlasse di una vita interessante, ma io stesso non stavo vivendo una vita interessante. Penso che il mio matrimonio (con Jennifer Aniston, ndr) avesse a che fare con tutto questo. Cercavo di fingere che il mio matrimonio fosse qualcosa che in realtà non era”. ‘Grazie  Brad’, deve aver pensato la povera Aniston che già dal confronto con la Jolie è purtroppo sempre uscita maluccio e che ora, a distanza di 20 anni, riceve pure il colpo di grazia! Poco dopo, però, il perfetto Pitt si è accorto della gaffe ed è arrivata la smentita: “Mi addolora essere stato interpretato in questo modo. Jennifer è una donna incredibilmente altruista, appassionata e divertente, e resta mia amica. È una relazione importante alla quale tengo moltissimo. Ciò che volevo far emergere non è che Jen era scialba, ma che lo stavo diventando io e di questo sono io il responsabile”. Insomma, si sa che le smentite hanno sempre meno eco delle affermazioni, e in questa si parla anche di essere scialbe…

On fastwebtv magazine

La copertina di ON di Gennaio 2012

Tralasciando l’amore per le sue ex o attuali compagne, l’esperienza che l’ha davvero cambiato però è quella della paternità, come lui stesso ha dichiarato: “Il più grande cambiamento della mia vita lo devo all’essere diventato padre. In un certo senso, i film che faccio diventano le estensioni cinematografiche di questo cambiamento. The Tree of Life è un film molto personale per Terrence Malick, ma mi ha dato occasione di sentirmi parte di un progetto grande e ambizioso. Diventare padre ha modificato tutto il mio modo di vivere e, devo ammetterlo, inizialmente mi ha un po’ spaventato. Da quando sono padre i miei figli sono l’unica cosa importante, il mio benessere è passato nettamente in secondo piano. La loro sicurezza e qualità di vita sono la cosa che conta di più per me, devo sempre avere la certezza che stiano tutti bene per poter dormire sonni tranquilli. Essere padre l’ha anche cambiato professionalmente: “Ora sono molto più attento a quali film scelgo, perché la notorietà mi offre la possibilità di fare selezione. Per esempio, non sono interessato a progetti in cui gli attori sono intercambiabili, dove uno vale l’altro. Vorrei far parte di progetti cinematografici che in futuro significhino qualcosa per i miei figli e che li rendano orgogliosi di avermi come padre”.

Qual è il suo film più bello?

Brad Pitt

Thelma & Louise

Prima di diventare attore, ha fatto lavori curiosi, dal trasportatore, all’autista di spogliarelliste in limousine, al pollo travestito per la catena di ristoranti El Pollo loco. Poi arriva Ridley Scott con Thelma & Louise (1991), e tutto cambia.

Fight club

Negli anni 90 infila un successo dietro l’altro: In mezzo scorre il fiume di Robert Redford (1992), Una vita al massimo di Tony Scott (1993), Intervista col vampiro e Vento di Passioni (1994), Seven, L’esercito delle 12 scimmie (1995), Sleepers L’ombra del diavolo e Sette anni in Tibet (1997) e Fight Club (1999).

Anche negli anni 2000 sono tanti i suoi film ben riusciti, tra cui: Snatch – Lo strappo di Guy Ritchie (2000), Spy Game e Ocean’s Eleven – Fate il vostro gioco di Steven Soderbergh (2001), Troy e Ocean’s Twelve (2004), Mr. & Mrs. Smith (2005), Babel (2006) e Ocean’s Thirteen (2007).

Inglorious Basterds - Bastardi senza gloria

Tra i più recenti, Burn After Reading – A prova di spia di Joel ed Ethan Coen (2008), Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher (2008), Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino (2009), The Tree of Life, di Terrence Malick e L’arte di vincere (2011).

Shia LaBeouf: da Robert Redford a Marilyn Manson

15 Mar
Shia LaBeouf Transformers

Shia LaBeouf, articolo pubblicato su ON di dicembre 2011

Contrariamente a quell’aria da bravo ragazzo, Shia LaBeouf è davvero un tornado. Uscite dal set, guardatelo in qualche intervista, o in vesti diverse da quelle attoriali, e vedrete la sua vera indole da ragazzaccio dall’ironia pungente e dall’energia contagiosa di un ex comico da stand-up comedy, quegli spettacoli umoristici in cui l’attore sta in piedi su un palco
da solo e dice le sue battute sperando che il pubblico rida. Una sorta di Zelig, per intenderci, ma con la difficoltà di non avere le persone in platea con l’applauso guidato. Il pur giovanissimo LaBeouf, oggi 25enne, ha infatti un grandissimo feeling col pubblico dal vivo, che ha imparato a conoscere, ascoltare e rispettare durante la sua gavetta. E si vede quando va nei grandi show americani tipo Jimmy Kimmel Live, o al Late Show di David Letterman: è trascinante. Pare che anche sul set del suo ultimo Transformers 3 facesse morire dal ridere i colleghi. Dark of the Moon è infatti il terzo e ultimo capitolo della saga diretta da Michael Bay in cui vedremo l’intraprendente ed eroico Sam Witwicky, alias Shia LaBeouf, in azione. Dal primo Transformers uscito nel 2007 che fu un successo planetario, con oltre 700 miliardi di dollari incassati in tutto il mondo, al secondo La vendetta del caduto (2009) che ha guadagnato 836 miliardi, Sam continua a trovarsi nel bel mezzo di una lotta tra la vita e la morte contro le legioni dei robot cattivi, i Decepticons, in guerra contro gli Autobot, i robot buoni con cui Sam ha stretto amicizia.

Dalle serate comiche nei club di Los Angeles ai 15 milioni di dollari di cachet per questo film, ne è passata di acqua sotto i ponti. Shia 5 anni fa prendeva 400mila dollari a film, oggi quasi 40 volte tanto. Notevole, così come il talento di questo giovane nato a Los Angeles nel 1986 da una famiglia un po’ svitata, per usare un eufemismo, di cui lui oggi ride, probabilmente per esorcizzare. Un papà di origini francesi e cajun (un gruppo etnico costituito dai discendenti dei canadesi francofoni, deportati in Louisiana a metà del 1700), di professione clown, che ha vissuto anche in Francia per studiare la commedia dell’arte, con gravi problemi di tossicodipendenza. Tanto che Shia ha dichiarato in passato “sono cresciuto in una situazione in cui le droghe erano un demone. Vedere tuo padre in crisi di astinenza da eroina è qualcosa che ti tiene lontano da certe cose”. E una mamma ebrea americana (Shia in ebraico significa “dono di Dio”), ballerina, che ha divorziato dal padre presto per andare a vivere col figlio unico a Los Angeles, dove Shia ha frequentato la prestigiosa Hamilton Academy of Music. Lui infatti suona molti strumenti, tra cui la batteria. Da piccolo, insieme ai genitori si vestiva spesso da clown e andava a vendere hot dog nel parco di fronte a casa. Pare che la madre abbia anche venduto collanine per strada per mantenere la famiglia.

Ben presto proiettato nel mondo dei video e del cinema, nel 2003 ottiene una parte in Charlie’s Angels – Più che mai e un anno più tardi un ruolo secondario in Io, robot e nel 2005 sarà accanto a Keanu Reeves in Constantine. Il 2006 è l’anno della svolta: notato da Steven Spielberg, il grande regista lo ingaggia per il thriller Disturbia, come protagonista. A 21 anni, entra definitivamente nella lista dei nomi che contano a Hollywood. Spielberg è produttore esecutivo anche del nuovo franchise Transformers e lo fa assumere, di nuovo come protagonista. Il film ha un successo commerciale colossale e lui diventa un volto noto. Poi Spielberg decide di fare il quarto e ultimo episodio di Indiana Jones e affianca ad Harrison Ford indovinate chi? Esatto, proprio Shia, che interpreta lo scapestrato figlio motociclista del protagonista. Il film non è un grande successo, ma fa curriculum. Seguono infatti il secondo e terzo Transformers, nonché il sequel di un altro film cult, Wall Street il denaro non dorme mai (2010), diretto da Oliver Stone. Per chi si chiedesse se ci sarà un T4, ha risposto in un’intervista rilasciata all’Associated Press: “Io ho finito. Sono sicuro che ne faranno degli altri, è un franchise ancora molto vivo, ha ancora un valore. Penso che la gente andrà a vederlo. Ma non so se io posso dare ancora qualche contributo. Nessuno si cura più di Sam, ha salvato il mondo due volte e in qualche maniera è stato messo in un angolo. È un ragazzo che si è dato una ragion d’essere aiutando gli Autobot, ma ora i robot non hanno più bisogno di lui”.

Shia La Beouf in The wettest County in the world John Hillcoat

Nel frattempo LaBeouf si è dato anche alla regia, di videoclip. Il primo, Maniac di Kid Cudi, è stato notato dal trasgressivo cantante Marilyn Manson che l’ha voluto per dirigere il video del singolo Born Villain che anticipa l’uscita del suo ottavo album. Si dice che questo brano e il suo video siano ispirati al Macbeth di Shakespeare per i testi e a Un cane andaluso di Luis Buñel per la scelta iconografica. Il clip è tecnicamente molto bello, ma con i classici temi “forti” del cantante, con violenze, ogni tipo di martirio di corpi, assurdità come un occhio impiantato in una vulva, e un finale da film splatter. LaBeouf è anche questo, e non ve lo aspettereste. Intanto questo mese esce negli Usa il suo nuovo film, The Wettest County in the World, diretto da John Hillcoat (The Road) e Shia è sul set del prossimo film di Rober Redford, dove sarà protagonista: The Company you keep, con un cast stellare, da Stanley Tucci a Susan Sarandon, dallo stesso Redford a Nick Nolte. In questo film LaBeouf è un giovane giornalista che intraprende un’inchiesta sul passato turbolento di un vecchio avvocato e attivista politico (Redford). Non vediamo l’ora di vederlo anche in questi ruoli drammatici.

HOBBY

Il bellissimo bulldog Brando di Shia LaBeouf

Nato a Los Angeles nel 1986 (25 anni), ha frequentato la Magnet School of performing art alla USC. Ama la musica, che ha studiato alla Hamilton Academy of Music di Los Angeles, insieme a colleghi come Emile Hirsch. E i cani: ha un bulldog inglese di nome Brando, da cui non si separa mai.

L’ESORDIO

E’ apparso le prime volte in video a soli 12 anni, nella serie tv Caroline in the city e in due film, Monkey Business e The Christmas Path.

L’AMORE

Dice che ama le ragazze more, misteriose e con molta personalità. Tra le sue ex, Megan Fox e Carey Mulligan. Oggi è fidanzato con la stilista Karolyn Pho.

Cover mania

24 Gen

Emma Stone nel film Easy Girl

Nella commedia Easy Girl la protagonista Emma Stone riceve un biglietto di auguri musicale, con il ritornello della canzone d’amore di Natasha Bedingfield, Pocket Full of Sunshine. Inizialmente giudica la musichetta insopportabile, ma a
furia di risentirla si ritrova a canticchiarla, poi a cantarla e a ballarla per intero. Fenomeno molto frequente soprattutto tra i teenager (ma anche tra i bambini), che si innamorano di una canzone e, invece di stare davanti alla televisione tutto il giorno, impiegano il loro tempo girando video, in cui la interpretano a modo loro.

Alcuni fanno delle parodie (sull’onda del precursore “Weird Al” Yankovic di I’m Fat), altri suonano e cantano, alcuni invece montano dei veri e propri videoclip semi-professionali. Li caricano su YouTube e sperano di essere notati. Perché in effetti questo può accadere. Dalla propria stanzetta ci si può risvegliare famosi, come ha fatto Justin Bieber, teen idol canadese, scoperto per caso sul sito quando aveva 15 anni. Simile alla sua storia è stata quella del 14enne australiano
Cody Simpson.

fastwebmagazine

L'articolo pubblicato su ON di novembre 2011

YouTube è zeppo di cover: delle canzoni di Lady Gaga si trova ogni tipo di interpretazione, ma anche di Rihanna, Katy Perry e molti altri. E se si vanno a contare le visualizzazioni, si scopre che degli sconosciuti sono diventati su YouTube star da milioni di visite. Provate a cercare nomi come Alex Goot o Christina Grimmie, e vi si aprirà un mondo. Oppure Mike Tompkins, un vero genio che fa tutto da solo, canta, crea la musica a cappella, riprende il tutto e infine monta video molto divertenti. Ha oltre 200 mila iscrizioni e le sue canzoni sono state viste oltre 30 milioni di volte. Insomma: i talent show non sono che una goccia, in mezzo a un mare di ragazzini che hanno dei talenti e che provano con l’aiuto delle nuove tecnologie a farsi notare. A volte riuscendoci.

Articolo scritto da: Samuela Urbini
Per vedere l’articolo sulla manie delle cover di cantanti famosi pubblicato su ON di novembre 2011: ON novembre 11 Cover mania

I nuovi sex symbol

17 Gen

Sex symbol è un termine usato per spiegare quella particolare popolarità che solo poche star hanno, perché risultano

il tennista Rafael Nadal per Armani

Rafael Nadal testimonial per Armani Jeans ed Emporio Armani Underwear

attraenti per la maggior parte delle persone. Erano sex symbol i primi divi del cinema muto, Greta Garbo e Rodolfo Valentino, ed erano sex symbol Marilyn Monroe e Brigitte Bardot. Fino agli anni 60 erano principalmente gli attori e le attrici del cinema a fregiarsi di questo titolo, ai quali si aggiunsero, dagli anni 70 e 80, le rockstar. I 90 furono gli anni delle top model, bellezze mai passate di moda, mentre negli anni 2000 celebrities di vari campi possono vantare questo titolo: dal cinema alla musica, alla moda e, per la prima volta, al mondo dello sport.

Oggi gli atleti sono le nuove rockstar. Perché hanno il plus valore di non essere solo belli: si sono dati da fare per arrivare dove sono. Per questo i più grandi marchi di moda li scelgono per accrescere la propria visibilità. Gli atleti curano la loro immagine come i modelli, hanno agenti che gestiscono le loro relazioni con i mass media e diventano sponsor per il loro sport, ma non solo. Armani per anni ha avuto grandi calciatori come testimonial: David BeckhamRicardo Kakà, Cristiano Ronaldo. Lo scorso agosto, con l’appannarsi dell’immagine del calcio, ha scelto il nuovo testimonial per Armani Jeans ed Emporio Armani Underwear nel mondo del tennis: Rafael Nadal (realizzata dal fotografo Steven Klein).

la più bella praticante di Kickboxing

La campionessa di Kickboxing Christine Theiss

Ma l’erotismo ha molti volti e, chissà perché, due donne che lottano scatenano nell’immaginario maschile qualcosa di erotico. La domanda risulta meno arcana se a lottare è una come la tedesca Christine Theiss, campionessa del mondo di full-contact kickboxing: alta 175 cm per meno di 60 kg di peso, ha le proporzioni di una statua greca. Infatti ha guadagnato una copertina su Maxim. In più è anche cardiologa, la testimonial perfetta per qualsiasi brand: bella, salutista, sexy e pure intelligente.

Accanto a lei tra le “picchiatrici” più belle e fotografate di sempre, va citata Natalia Ragozina, la super-boxeur russa con alle spalle 7 titoli mondiali, 22 vittorie e nessuna sconfitta. E un servizio fotografico per Penthouse. La rivista americana Men’s Health ha appena stilato una classifica delle atlete più sexy del 2011 e, al primo posto, spicca l’olimpionica lanciatrice di giavellotto Leryn Franco, paraguayana di 29 anni.
sportivi nuove icone sexy

L'articolo pubblicato su ON di novembre 2011

Dietro di lei, altre campionesse: l’americana Alana Blanchard (surf), la campionessa australiana di mountain bike Niki Gudex e Heather Mitts, doppia medaglia d’oro olimpica con la nazionale di calcio Usa. Amanda Beard, campionessa di nuoto americana, è anche modella ed è stata cover girl di Playboy. E che gli atleti siano diventati sex symbol lo dimostra anche il fatto che tra i calendari cult di ogni anno troviamo il Dievx du Stade, con i giocatori di rugby vestiti solo con una palla ovale. Oppure Cyclepassion, con le più belle del ciclismo. E se persino George Clooney presenta come fidanzata ufficiale Stacy Keibler, ex wrestler, vuol dire che le sportive sono definitivamente diventate glamour.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

Per vedere l’articolo sui nuovi sex symbol pubblicato su ON di novembre 2011: ON novembre 11 new sex symbol
article by samuela urbini

Restare in forma e in salute fa paura

16 Gen

“Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini sensibili possa cambiare il mondo; in effetti la sua forza è l’unica cosa che lo abbia mai cambiato.” Margaret Mead

Il mondo, almeno il piccolo mondo che io conosco, sembra spaventato dall’informazione. Purtroppo, bene o male, io mi occupo di informazione e a me questa parola non fa così paura e mi fanno paura invece quelli che mi guardano con sospetto quando rispondo alle loro curiosità, alle loro domande, alle quali per qualche casualità io sia in grado di rispondere.

Ultimamente mi interessa il tema della disinformazione sull’alimentazione. E di conseguenza sulla salute o su quello che ci raccontano essere salutare. Hai detto niente, ci saranno un milione di libri e filmati a proposito. Infatti qui “posto” un interessante documentario che è una sintesi non troppo sintetica di alcuni temi su cui la disinformazione pare si sia concentrata, tanto che se dite a qualcuno, per fare un esempio, che non bevete più latte, vi guarderà (soprattutto se siete una donna, “ma come: e il calcio?”, una risposta automatica) come se aveste detto di essere appena entrati a far parte di una setta. Ecco, quello che la maggior parte della gente non capisce è che chi assume determinate scelte alimentari, sulla propria alimentazione, A: ci ha meditato su, dunque è un’assunzione di consapevolezza, non una delega a qualche santone che gli ha detto cosa fare; B: non intende evangelizzare nessuno; C: se gli si chiede spiegazione per la propria scelta, di solito dà risposte argomentate sulle quali varrebbe la pena di farsi venire almeno il dubbio che su 100 parole almeno 1 possa essere azzeccata, e andare a informarsi; D: informandosi potrebbe capitare di scoprire qualcosa che giova alla salute.

Sul mondo di ciò che mangiamo ci raccontano da anni tante storie verosimili, ma non vere. Non so se in buona fede, cioè se alcune conoscenze sono arrivate solo in tempi successivi. Diamo questo beneficio del dubbio. Fatto sta che se siete entro i 40, con la disinformazione ci siete nati, ovvero siete figli di genitori oculatamente disinformati che hanno disimparato ciò che di salutare mangiavano da piccoli. E quindi siete (siamo) cresciuti con bastoncini, sofficini, saccottini e crocchettini tanto gustosi, ma tanto schifosi. Ma non credete: pasta, riso e zucchero sono tutti prodotti raffinati che fanno male egualmente (a meno che non mangiate cereali integrali…).

Io sono dell’idea che non sia mai troppo tardi per pensare alla propria salute. Il punto è che mangiando ci intossichiamo giorno dopo giorno, sempre di più, e non c’è il dubbio che possa non essere così. Perché non informarsi un pochino, oggi su una cosa, domani su un’altra? Lo facciamo per noi stessi: siamo tutti terrorizzati dal cancro, tanto che molti non riescono nemmeno a pronunciarne il nome. Al di là delle predisposizioni genetiche, su cui non possiamo fare niente, perché non fare del nostro meglio per non andarcela a cercare? Guardiamo i fumatori come dei drogati e non vediamo che anche noi, mangiando, forse ci comportiamo da drogati?

Ecco il documentario di cui parlavo all’inizio. Lungo quanto un film. Vi segnalo alcuni punti chiave, per facilitarvi la visione rapida.

Il video si intitola Un equilibrio delicato (A delicate balance). L’ha realizzato l’australiano Aaron Scheibner (Phoenix Philms) ed è stato doppiato in italiano a cura di AgireOra Edizioni, con la supervisione scientifica e il contributo di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana – SSNV.

Ecco alcuni punti salienti:

Cosa sono le proteine animali e le proteine vegetali – minuto 7.00

Ancora proteine – minuto 24

Calcio e disinformazione – minuto 30

La disfunzione erettile – minuto 36.50

Le malattie autoimmuni (tra cui diabete di tipo 1) – minuto 40

Osteoporosi e disinformazione – minuto 47.30

Cosa bevono i vitelli (visto che il loro latte lo beviamo noi) – minuto 56

Pesce (“fa bene!”) e disinformazione – 57.30

Il dilemma del salmone – minuto 1h.17

I dolci sono come l’oppio – minuto 1h.20

E segnalo anche un libro che non ho ancora letto ma forse può essere interessante: The China Study, Macro Edizioni, anche in edizione italiana:

alimentazione vegetariana studio

The China Study

http://www.thechinastudy.it/

Hayden Panettiere diventa Amanda Knox

4 Gen

Che dovesse entrare nel mondo dello spettacolo, era scritto nel suo destino. A soli 11 mesi, infatti, Hayden Panettiere era già stata introdotta nel mondo delle pubblicità dalla madre Lesley Vogel, lei stessa con esperienze di recitazione all’attivo in alcune soap opera. A solo 22 anni, dunque, l’attrice diventata famosa come cheerleader nella serie tv di fantascienza Heroes, trasmessa negli Usa dal 2006 al 2010 (in Italia dal 2007), ha già alle spalle una carriera fitta di esperienze televisive e cinematografiche.

L'articolo su Hyden Panettiere, pubblicato su ON di novembre 2011

Quest’anno l’abbiamo vista nel quarto capitolo della saga Scream, un “metahorror”, ovvero un film horror che fa satira sui cliché degli horror del passato, per esempio NightmareHalloween, la notte delle streghe. Scream 4, diretto dal maestro della suspense Wes Craven, riunisce il trio originale di protagonisti, Neve Campbell, Courteney Cox e David Arquette, ma conta anche su un gruppo di nuovi attori di talento, tra cui appunto Hayden, che interpreta Kirby, una ragazza dura, sveglia, senza peli sulla lingua, appassionata di cinema.

Un film franchise che ha portato molta notorietà alla Panettiere, che quest’anno era già stata protagonista di un discusso film per la TV, uscito a febbraio negli Stati Uniti. Si tratta di Amanda Knox: Murder on Trial in Italy, una ricostruzione dei fatti e del processo per l’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa assassinata a Perugia nella notte tra l’1 e 2 novembre del 2007, per il quale sono stati condannati in primo grado Amanda Knox e l’ex fidanzato Raffaele Sollecito, che hanno scontato quasi quattro anni di carcere prima di venire assolti, lo scorso 3 ottobre, nel processo d’appello. La Panettiere assomiglia molto ad Amanda Knox e risulta molto credibile in questo film, in occasione del quale ha dichiarato: “Voglio che Amanda esca di prigione e che possa vivere il resto della sua vita. A lei do tutto il mio sostegno. Abbiamo vissuto vite diverse”, ha ammesso, “ma siamo entrambe giovani, e io mi preoccupo per lei”. Negli Usa, infatti, si è sempre creduto che la Knox fosse innocente.

Nel passato televisivo di Hayden ci sono anche quattro anni (1996-2000) nella soap opera Sentieri, dove la ragazza era Lizzie Spaulding, una giovane che nella fiction doveva affrontare una dura battaglia contro la leucemia. Nel mondo cinematografico, la Panettiere ha iniziato la sua carriera di attrice prestando la voce per il film di animazione A Bug’s
Life-Megaminimondo (1998) e, in seguito, anche per Dinosauri (2000). In seguito è apparsa nei film Il sapore della vittoria, Quando meno te l’aspetti, Striscia- Una zebra alla riscossa, Ice Princess – Un sogno sul ghiaccio, Ragazze nel pallone – Tutto o niente, per citare i principali.

Nonostante il suo aspetto da bambolina bionda con gli occhi azzurri, vi stupirete scoprendo che la ragazza è stata anche

Hayden Panettiere salva le balene e i delfini

L'impegno animalista di Hayden Panettiere

arrestata. Sono state le autorità giapponesi a farlo, perché Hayden è un’attivista animalista, tanto da essere diventata portavoce della campagna della Whaleman Foundation, un’organizzazione di ricerca e di salvaguardia che si occupa di proteggere e preservare delfini, balene e il loro habitat oceanico. Da quando ha avuto questo incarico, è stata a Washington per incontrare i membri del Congresso, è stata invitata alla International Whaling Conference in Portogallo
ed è apparsa in The Cove, un documentario bellissimo del 2010, vincitore di un premio Oscar, che parla del massacro di delfini che avviene ogni anno nella baia di Taiji, in Giappone. Proprio durante una delle campagne per liberare e salvare questi delfini, nel 2006 la Panettiere fu arrestata. Tutte le sue iniziative ecologiste si possono vedere sul sito www.savethewhalesagain.com.

Quando non recita, Hayden ha molti hobby, tra cui quello di cantare, ballare, andare a cavallo, suonare il pianoforte ed

il gigante e la bambina, hayden panettiere. foto: thanks to Just Jared

Hayden Panettiere e l'ex boyfriend, il boxeur ucraino Wladimir Klitschko

esercitarsi nel karate e nella boxe. Quest’ultima passione è nata anche per via del fidanzamento di due anni con il campione del mondo dei pesi massimi, il possente ucraino Wladimir Klitschko. Ora si sono lasciati, ma la coppia
era fotografatissima: la 22enne alta un metro e 57 centimetri sembrava davvero una miniatura accanto al gigante boxeur 35enne, alto 1,99 metri. Ma ad Hayden gli sportivi devono andare particolarmente a genio: ora è fidanzata con il giocatore di football americano Scott McKnight.

Tornando alla sua carriera, al momento la Panettiere sta girando due film, la cui uscita non è ancora programmata in Italia. Ed è sempre impegnata sul fronte sociale: sta dando il suo contributo per far sì che il District of Columbia, dove si trova la capitale americana Washington, diventi uno Stato Federale, con i suoi rappresentanti in Congresso. Il sindaco della città, Vincent C. Gray, le ha riconosciuto il merito, proclamando un “Hayden Panettiere Day”. Per il suo impegno civile, la Panettiere è recentemente stata definita la nuova Jane Fonda. Chissà se arriveranno anche per lei due Oscar…

 

Articolo scritto da: Samuela Urbini

Per vedere l’articolo sull’attrice Hayden Panettiere pubblicato su ON di novembre 2011: ON novembre 11 Hayden Panettiere

Il giardino nobile, Electa

20 Dic

La copertina del libro Electa

Sottotitolo: Italian Landscape Design. Infatti si parla di architettura dei giardini all’italiana, analizzando tredici esempi selezionati secondo il criterio del giardino classico formale. Architetture verdi che si distinguono per rigore e armonia di forme in cui, inserendo gli elementi naturali con precisi schemi geometrici, si ottiene un risultato di equilibrio generale. Ne sono un esempio i magnifici giardini di Villa Reale di Marlia (Lu), di Villa del Balbianello a Lemmo (Co), della Cervara a Santa Margherita Ligure (Ge) e il Giardino dei Giusti di Verona. Ogni giardino incarna inoltre la storia di famiglie aristocratiche che hanno tramandato la tradizione del verde nobile.

Electa, A cura di Lucia Valerio, con un testo di Paolo Pejrone, 192 pagine/120 illustrazioni, € 65

Articolo scritto da: Samuela Urbini
Segnalazione pubblicata su Capital Living n. 4 di settembre 2011

Lago di Como: Villa del Balbianello, Lemmo

Eventi di Natale 2011 e Capodanno 2012

18 Dic

Dicembre, mese di festeggiamenti. Inizia il balletto del “dove andiamo quest’anno, da noi o da voi?”, riferito alla vigilia di
Natale, al 25 dicembre, ma anche alla vigilia di Capodanno e al primo gennaio. Con gran bagarre organizzativa inclusa. Esiste però un’alternativa ai festeggiamenti in casa, più economici e di qualità di quelli nei locali, però stressanti. E questa alternativa è all’insegna della cultura e del divertimento e consiste nel scegliere uno dei grandi teatri delle maggiori città italiane che offrono sempre ottimi spunti per passare una serata molto piacevole. E a prezzi non proibitivi, visto che, se non si va in prima fila, si può assistere a opere e balletti anche a 30 euro.

L'articolo pubblicato su ON di Dicembre 2011

Abbiamo selezionato gli eventi più interessanti in cartellone all’Immacolata, a Natale e a Capodanno, a partire dall’attesa apertura della stagione operistica del Teatro alla Scala di Milano (nella foto grande in alto), tradizionalmente inaugurata il 7 dicembre, quest’anno con il capolavoro di Mozart, il Don Giovanni (interpretato da Peter Mattei) con la regia di Robert Carsen e il direttore d’orchestra Daniel Barenboim (nella foto sotto). Non solo opera: per chi ha gusti più leggeri, l’Immacolata offre anche scelte più popolari, come il trasformista Arturo Brachetti a Torino, il musical Mammamia! e la festa Disney Live a Roma o i concerti di Ivano Fossati e Marco Mengoni. Per Natale, il balletto Lo Schiaccianoci è protagonista a Milano e Padova, messo in scena dal Balletto di Mosca La Classique.

In alternativa, i dissacratori del Les ballets Trockadero de Montecarlo, al Teatro Arcimboldi di Milano, o Laura Pausini e Claudio Baglioni live. Per Capodanno il tradizionale concerto si svolge al teatro La Fenice di Venezia, dove quest’anno il direttore d’orchestra sarà il ventisettenne venezuelano Diego Matheuz, astro nascente del panorama internazionale emerso da quel grandioso progetto che è il Sistema Nacional de Orquestas Juveniles e Infantiles de Venezuela fondato nel 1975 da José Antonio Abreu. Ma ecco qui sotto tutti gli appuntamenti

NATALE E SANTO STEFANO

MILANO
Il lago dei cigni
Teatro Nuovo
(25-26 dicembre) da 38 euro
www.teatronuovo.it
Laura Pausini
Mediolanum Forum
(25-29 dicembre)
da 34,50 euro
www.forumnet.it

ROMA
Mammamia! Il musical
Teatro Brancaccio
(1-16 dicembre) da 39 euro
http://mammamiailmusical.it
Disney Live! L’intrepido
viaggio di Topolino
(7-10 dicembre) da 16,50 euro
www.disney.it

PALERMO
Ivano Fossati
Auditorium Teatro Dante,
(6 dicembre) da 46 euro
www.ivanofossati.it

PADOVA
Marco Mengoni
Gran Teatro Geox
(8 dicembre) da 29 euro
www.granteatrogeox.com

VENEZIA
Il Trovatore
Teatro La Fenice (6-7 dicembre)
da 113 euro

www.teatrolafenice.it

CAPODANNO

MILANO
Gran Galà Ciaikovskij
Teatro Carcano
(31 dicembre-1 gennaio) da 34 euro
www.teatrocarcano.com
Giselle
Teatro Nuovo
(1 gennaio) da 38 euro
www.teatronuovo.it
Omaggio a Beethoven: la Nona Sinfonia
Auditorium di Milano
Fondazione Cariplo
(31 dicembre-1 gennaio)
da 13 euro
www.laverdi.org
Galà della Scuola di Ballo dell’Accademia
Teatro alla Scala
(31 dicembre) da 12 euro
www.teatroallascala.org

ROMA
Laura Pausini
Palalottomatica
(31 dic.-1 gennaio) da 34,50 euro
www.forumnet.it
Claudio Baglioni
Auditorium Parco della musica
(31 dicembre) da 80 euro
www.auditorium.com

Massimo Ranieri
Gran Teatro
(31 dicembre) da 53 euro
www.ilgranteatro.it

VENEZIA
Concerto Capodanno 2012
Teatro La Fenice
(31 dic.-1 gennaio) da 100 euro
www.teatrolafenice.it

VERONA
Falstaff
Teatro Filarmonico
(31 dicembre)
da 35 euro
www.arena.it

Articolo scritto da: Samuela Urbini

Per vedere l’articolo sugli eventi delle feste di Natale 2011 pubblicato su ON di dicembre 2011: ON dicembre 11_Musica

30 Years of Polaroids

15 Dic

Un'immagine tratta dal libro 30 years of polaroids

Bruno Bisang è un fotografo ritrattista e di moda svizzero molto bravo. In questa opera raccoglie una selezione di polaroid scattate in 30 anni di carriera, che fanno venire nostalgia della fotografia analogica, con la sua imperfezione espressiva, la sua purezza e l’assenza di ritocco a cui invece il digitale ci ha abituati. Tra i vari soggetti ritratti, anche molte star, tra cui Naomi Campbell, Carla Bruni, Tyra Banks, Monica Bellucci, Claudia Schiffer, Michelle Hunziker e Victoria Beckham. Una collezione di foto che diventerà un cult.

TeNeues, di Bruno Bisang, 208 pagine/93 foto in bianco e nero, € 65

La copertina del libro

 
Articolo scritto da: Samuela Urbini
Segnalazione pubblicata su Capital Living n. 4 di settembre 2011.

Michelle Rodríguez: carattere latino

5 Dic

La domanda più ricorrente che si sente fare la più famosa tra le attrici latino-americane è ‘come mai hai sempre parti da dura?’. “Mi ci vedreste a fare la fidanzata che deve essere salvata? O anche solo la fidanzatina?”, risponde Michelle Rodríguez. Basta vederla durante un’intervista. La risposta è: decisamente no, non ti vedremmo in ruoli da pulzella. Perché la Rodríguez è quello che si potrebbe definire un maschiaccio. Negli atteggiamenti, nella spontaneità delle sue reazioni e delle sue battute, non sempre raffinate, ha tratti caratteriali più frequentemente presenti negli uomini. Ciò nonostante, o forse anche per quest’aria da bambina cattiva, Michelle è davvero sexy.

articolo di Samuela urbini

L'articolo pubblicato su ON di settembre 2011

Anche nel suo ultimo film, World Invasion (2011), è una tosta: il tenente Elena Santos è infatti uno degli eroi che eviterà che la terra venga distrutta dagli alieni. Accanto a lei troviamo Aaron Eckhart. Di nuovo un personaggio duro, dunque, ma con un appeal che non ha eguali. Vi chiederete: come mai fa sempre parti da sterminatrice e imbraccia spesso fucili e mitra? Semplice: perché le piace. Dice di avere una pessima mira, ma che avere un fucile in mano e correre tra un ostacolo e l’altro sparando ai nemici è la cosa che più la diverte sul set. Quanto alla sua femminilità: “mi piace lasciarla per la mia camera da letto”, ha detto.

A 33 anni appena compiuti (lo scorso 12 luglio), Michelle Rodríguez ha già recitato in un numero considerevole di blockbuster. Ricorderete Avatar (2009), il colossal diretto da James Cameron girato prevalentemente in digitale e primo vero fenomeno in 3D che ha portato milioni di persone al cinema: la protagonista, rivista e corretta in post produzione, era proprio lei. Prima, però, la Rodríguez aveva già raggiunto la celebrità con Fast and Furious (2001), in cui era la coraggiosa fidanzata del protagonista Vin Diesel, con il quale pare abbia anche avuto una relazione nella vita reale. E con altri film di notevoli incassi, come Resident Evil, S.W.A.T. – Squadra speciale anticrimine e la serie Tv di grande successo Lost, per la quale, nel ruolo di Ana Lucia Cortez, ha fatto 22 puntate, prima di dover abbandonare il set in seguito a un suo arresto per guida in stato di ebbrezza. Si sa, negli Stati Uniti le regole sono rigide e soprattutto vengono fatte rispettare. Nel 2010 ha recitato nello splatter Machete di Ethan Maniquis e Robert Rodríguez, un film piuttosto violento, di pura azione, in perfetto stile Rodríguez, l’omonimo regista che però non ha alcuna parentela con l’attrice.

L’affascinante Michelle ha origini latine, anche se è nata in Texas e buona parte della sua vita l’ha passata negli Usa. Quando aveva 8 anni si è trasferita nella Repubblica Dominicana in seguito al divorzio dei genitori, per poi andare ad abitare a Porto Rico due anni più tardi e tornare infine negli Stati Uniti, nel New Jersey. L’infanzia è stata un po’ movimentata: a 10 anni dichiara di aver fatto la prima rissa, con una compagna di scuola. E ha abbandonato gli studi superiori dopo essere stata espulsa da 6 istituti diversi. Forse perché ancora non si conosceva bene quel disturbo tipico dell’infanzia (ma di cui la Rodríguez soffre ancora oggi) chiamato ADHD, la sindrome da deficit d’attenzione, che causa iperattività perché si è incapaci di concentrarsi su qualsiasi cosa. Il suo debutto al cinema avviene nel 2000, quando partecipa a un’audizione per Girlfight, un film indipendente sul pugilato, il primo in cui compare un pugile donna (Million Dollar Baby verrà solo quattro anni dopo), tratto da una storia vera: nonostante non avesse mai tirato di boxe prima, Michelle prende sei mesi di lezioni private, 11 kg di muscoli e riesce a farsi scritturare, mettendo al tappeto le altre 350 pretendenti al ruolo di Diana Guzman. Quell’anno vince anche il prestigioso premio come miglior attrice al Deauville Festival of American Cinema. L’anno dopo viene scelta per Fast and Furious.

La copertina di ON di settembre

Di sé ha dichiarato: “Non voglio che la gente pensi a me in modo sessuale. Non voglio che di me dicano ‘è sexy’, ma che ascoltino quello che ho da dire. Ho ricevuto delle proposte per girare scene di sesso, ma questo farebbe di me un’altra Jennifer Lopez o cose del genere. Facile. Ma io voglio ottenere successo per una via più difficile”. E sul suo blog (www.michellerodriguez.com), sul fatto che i suoi ruoli siano sempre da comprimaria rispetto all’eroe maschile, ha scritto: “sono grata di avere l’opportunità di esprimere potenza e forza di volontà, presto quella forza evolverà da un’energia maschile in un’energia femminile equilibrata. Mi auguro che Hollywood sia ricettiva rispetto a questo carattere archetipico che dev’essere ancora sfruttato in un personaggio principale nei suoi film commerciali”. Una ragazza
sicura di sé, che ci regalerà ancora bellissimi ruoli in futuro.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

Per vedere l’articolo sull’attrice Michelle Rodríguez pubblicato su ON di settembre 2011: ON settembre 2011 Michelle Rodriguez