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Eventi di Natale 2011 e Capodanno 2012

18 Dic

Dicembre, mese di festeggiamenti. Inizia il balletto del “dove andiamo quest’anno, da noi o da voi?”, riferito alla vigilia di
Natale, al 25 dicembre, ma anche alla vigilia di Capodanno e al primo gennaio. Con gran bagarre organizzativa inclusa. Esiste però un’alternativa ai festeggiamenti in casa, più economici e di qualità di quelli nei locali, però stressanti. E questa alternativa è all’insegna della cultura e del divertimento e consiste nel scegliere uno dei grandi teatri delle maggiori città italiane che offrono sempre ottimi spunti per passare una serata molto piacevole. E a prezzi non proibitivi, visto che, se non si va in prima fila, si può assistere a opere e balletti anche a 30 euro.

L'articolo pubblicato su ON di Dicembre 2011

Abbiamo selezionato gli eventi più interessanti in cartellone all’Immacolata, a Natale e a Capodanno, a partire dall’attesa apertura della stagione operistica del Teatro alla Scala di Milano (nella foto grande in alto), tradizionalmente inaugurata il 7 dicembre, quest’anno con il capolavoro di Mozart, il Don Giovanni (interpretato da Peter Mattei) con la regia di Robert Carsen e il direttore d’orchestra Daniel Barenboim (nella foto sotto). Non solo opera: per chi ha gusti più leggeri, l’Immacolata offre anche scelte più popolari, come il trasformista Arturo Brachetti a Torino, il musical Mammamia! e la festa Disney Live a Roma o i concerti di Ivano Fossati e Marco Mengoni. Per Natale, il balletto Lo Schiaccianoci è protagonista a Milano e Padova, messo in scena dal Balletto di Mosca La Classique.

In alternativa, i dissacratori del Les ballets Trockadero de Montecarlo, al Teatro Arcimboldi di Milano, o Laura Pausini e Claudio Baglioni live. Per Capodanno il tradizionale concerto si svolge al teatro La Fenice di Venezia, dove quest’anno il direttore d’orchestra sarà il ventisettenne venezuelano Diego Matheuz, astro nascente del panorama internazionale emerso da quel grandioso progetto che è il Sistema Nacional de Orquestas Juveniles e Infantiles de Venezuela fondato nel 1975 da José Antonio Abreu. Ma ecco qui sotto tutti gli appuntamenti

NATALE E SANTO STEFANO

MILANO
Il lago dei cigni
Teatro Nuovo
(25-26 dicembre) da 38 euro
www.teatronuovo.it
Laura Pausini
Mediolanum Forum
(25-29 dicembre)
da 34,50 euro
www.forumnet.it

ROMA
Mammamia! Il musical
Teatro Brancaccio
(1-16 dicembre) da 39 euro
http://mammamiailmusical.it
Disney Live! L’intrepido
viaggio di Topolino
(7-10 dicembre) da 16,50 euro
www.disney.it

PALERMO
Ivano Fossati
Auditorium Teatro Dante,
(6 dicembre) da 46 euro
www.ivanofossati.it

PADOVA
Marco Mengoni
Gran Teatro Geox
(8 dicembre) da 29 euro
www.granteatrogeox.com

VENEZIA
Il Trovatore
Teatro La Fenice (6-7 dicembre)
da 113 euro

www.teatrolafenice.it

CAPODANNO

MILANO
Gran Galà Ciaikovskij
Teatro Carcano
(31 dicembre-1 gennaio) da 34 euro
www.teatrocarcano.com
Giselle
Teatro Nuovo
(1 gennaio) da 38 euro
www.teatronuovo.it
Omaggio a Beethoven: la Nona Sinfonia
Auditorium di Milano
Fondazione Cariplo
(31 dicembre-1 gennaio)
da 13 euro
www.laverdi.org
Galà della Scuola di Ballo dell’Accademia
Teatro alla Scala
(31 dicembre) da 12 euro
www.teatroallascala.org

ROMA
Laura Pausini
Palalottomatica
(31 dic.-1 gennaio) da 34,50 euro
www.forumnet.it
Claudio Baglioni
Auditorium Parco della musica
(31 dicembre) da 80 euro
www.auditorium.com

Massimo Ranieri
Gran Teatro
(31 dicembre) da 53 euro
www.ilgranteatro.it

VENEZIA
Concerto Capodanno 2012
Teatro La Fenice
(31 dic.-1 gennaio) da 100 euro
www.teatrolafenice.it

VERONA
Falstaff
Teatro Filarmonico
(31 dicembre)
da 35 euro
www.arena.it

Articolo scritto da: Samuela Urbini

Per vedere l’articolo sugli eventi delle feste di Natale 2011 pubblicato su ON di dicembre 2011: ON dicembre 11_Musica

Diabolika passione

27 Set
la macchina di diabolik

La Jaguar E-Type era la macchina di Diabolik

Persino Enzo Ferrari dichiarò che era la macchina più bella del mondo. E non parlava di una supercar del Cavallino Rampante, bensì di una macchina inglese, la mitica Jaguar E-Type. Che quest’anno compie 50 anni che la Casa britannica (a dire il vero oggi proprietà dell’indiana Tata…) celebra con un bellissimo coffee-table book, un libro che è un oggetto da collezione esso stesso, intitolato E-Type – 50 years of a Design Icon (vedi riquadro sotto).

Già, perché la E-Type è davvero un’icona del design, un po’ come la Vespa nel campo delle due ruote. Un’auto rivoluzionaria lanciata al Salone di Ginevra nel 1961 e ben presto diventata simbolo della Swinging London, la Londra della rivoluzione culturale e dei Beatles (George Harrison ne possedeva una, così come la leggenda del calcio George Best). E protagonista di una innumerevole serie di film degli anni 60 e 70, oltre che amata e guidata da star del cinema di allora, come Brigitte Bardot, Tony Curtis e Steve McQueen. E poi complice del mitico Diabolik, in versione nero-mistero come il suo personaggio pretende. Anche la Disney ha reso omaggio a questo anniversario inserendo un nuovo personaggio nel suo film Cars 2, uscito proprio a giugno di quest’anno: David Hobbscap, una E-Type di colore British Racing Green, quello classico delle auto sportive inglesi.

il muso della E-Type

Il frontale aggressivo della Jaguar E-Type

Ma perché la E-Type è considerata una delle più famose e desiderate auto di sempre? Per più di un motivo:
innanzitutto, per la sua sinuosa carrozzeria, disegnata dal mago dell’aerodinamica Malcolm Sayer, con quel muso lungo, i grandi cerchi e i suoi due posti che la rendevano l’auto perfetta dei rubacuori, anche se in un secondo momento fu creata anche in versione 4 posti. Quella carrozzeria le ha permesso di raggiungere la velocità massima dichiarata di 150 miglia all’ora, l’equivalente di circa 240 km/h. Un missile, considerata l’epoca. E poi la parte meccanica, con il suo motore 6 cilindri in linea da 3800 cc e 268 cv: era la più veloce del mondo. Al lancio, costava 2.256 sterline, l’equivalente di 42mila euro di oggi. La E-Type è rimasta in produzione per 14 anni, vendendo più di 70mila unità e diventando così la prima auto sportiva di serie in Europa. E non è un caso se questa reginetta di bellezza è esposta nella collezione permanente del MoMA di New York. Di recente, ha fatto clamore la sua presenza nei primi due film della serie Austin Powers (1997, 1999), con la carrozzeria color Union Jack: il folle protagonista, Mike Myers, la chiamava “Shaguar”.
Nell’anno dell’anniversario la casa madre ha organizzato molti eventi e quest’estate la E-Type è stata debitamente celebrata nel tempio della velocità, al Goodwood Revival (16-18 settembre), al blasonato Concorso di Eleganza di Pebble Beach (19-21 agosto), e nello storico Gran premio Old Timer del Nürburgring (12-14 agosto), per citare i più famosi. Una festa in grande stile, adeguata al calibro di una vettura di questo rango.

Il libro da collezione

E-Type: 50 Years of a Design Iconè un libro che gli appassionati di Jaguar, e non solo, non dovrebbero perdere.

Libro 50 anni jaguar e type

Il coffee table dedicato ai 50 anni della E-Type

Perché nelle sue 144 pagine, questo tomo dalla copertina rigida contiene materiale inedito proveniente dagli archivi Jaguar Heritage e nuovi servizi fotografici commissionati per l’occasione, più interviste ai più grandi nomi del design, delle corse e interviste alle celebrities. Tra questi, due grandi piloti del passato, Sir Jackie Stewart e Sir Stirling Moss, e l’anchorman americano Jay Leno, noto appassionato di automobili sportive. È disponibile in due formati: Premium (49£, 54 euro) e Vip (299£, 330 euro), un’edizione limitata e numerata la cui copertina è rivestita con una riproduzione della pelle originale che rivestiva i sedili della E-Type, custodita in un cofanetto.

Una Curiosità: La più costosa al mondo è quella di Pietro Neumark: terminato quest’anno, il restauro di 7000 ore ha riportato in vita la sua E-Type del ‘74. Vale 5 milioni di sterline e ha il 90% dei pezzi originali.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

Clicca qui per vedere l’articolo pubblicato su ON di agosto 2011: ON agosto _Jaguar E-Type anniversary

Il fascino del tatuaggio

29 Giu

Trovate più erotica la tigre di 30 cm sul fondo della schiena di Angelina Jolie,

I tatuaggi di Justin Timberlake

I tatuaggi dell'attore e cantante Justin Timberlake

o le rose con la chiave di sol su quella di Lady Gaga? Le pin up di Amy Winehouse, o la pioggia di stelle sul collo di Rihanna? Probabilmente né l’una né l’altra, oppure tutte quante, perché a essere sexy non sono i tatuaggi, ma loro. Prova ne sia la bellissima Michelle “Bombshell” McGee, diva del mondo dei tattoo che avrebbe fatto perdere la testa al marito di Sandra Bullock, Jesse G. James. Certo è che un tatuaggio sul corpo attira l’attenzione e accende la fantasia di chi guarda.

Secondo una ricerca del sito web The Vanishing Tattoo, metà dei nomi che appaiono ogni anno nelle classifiche delle donne più sexy del mondo su riviste come Maxim e Playboy hanno un tatuaggio. Il sito del magazine Inked, un cult per gli amanti delle donne tatuate, ogni giorno pubblica la “Inked girl of the day”, un portfolio fotografico su una ragazza che mostra le sue opere d’arte epidermiche. Certo, se David Beckham, Johnny Depp, Justin Timberlakeo altri tatuati famosi avessero dei galeotti incisi nella pelle, o delle ancore come i vecchi marinai, non risulterebbero così sexy. Quello che ti tatui conta.

la modella più tatuata del mondo

Michelle "Bombshell" McGee, cover girl di molti giornali di tatuaggi.

Così come conta la parte del corpo che ti tatui. Una rosa sulla spalla, un braccio o una gamba, oppure sulla caviglia, sul seno, o all’inguine comunicano messaggi decisamente diversi. Negli ultimi anni si sono infatti diffusi dei ghirigori che le donne si fanno disegnare sul fondoschiena, da esibire con i pantaloni a vita bassa, che hanno un esplicito richiamo sessuale. Però in questo caso si scade un po’ sul banale, va detto. Nella top ten dei tatuaggi femminili rimangono infatti sempre le stelline, i tribali senza significato, fiori, delfini e farfalline, spesso sulla caviglia, la spalla o sul collo. Qui si va sul classico. Disegnarsi un soggetto originale in una parte del corpo insolita risulta, al contrario, sempre erotico. Vedi alla voce Angelina Jolie, i cui tattoo hanno tutti un significato ben preciso e un disegno originale.

La copertina della rivista ON, fastwebTV magazine

Owen Wilson sulla copertina del numero di giugno di ON, il magazine della FastwebTv.

E poi un’ultima considerazione: se nell’antichità ci si tatuava con un significato tribale, che indicava l’appartenenza a un certo gruppo sociale e non a un altro, oggi tatuarsi ha il significato opposto: in una società diventata mercato globale il tatuaggio equivale spesso a un accessorio che serve a mostrare l’individualità, non la comunione, la differenza del proprio corpo – e quindi del proprio essere – rispetto a quello degli altri. Ecco perché i tatuaggi catturano sempre l’attenzione, perché comunicano l’idea che ci sia qualcosa di nascosto da scoprire nella persona che li porta. Che ha voglia di comunicarlo al mondo, visto che se l’è inciso sulla pelle.

Articolo scritto da: Samuela Urbini
Clicca qui per vedere l’articolo pubblicato su ON di giugno2011: ON giugno_tatuaggi

Ciclopedia

6 Giu
copertina del libro Ciclopedia, publicato da L'Ippocampo

Ciclopedia, L'Ippocampo editore

Un omaggio alla bellezza delle due ruote disegnate negli ultimi 90 anni, già protagoniste della vita delle più vivibili città europee e amate (se pur non molto incentivate) anche in quelle italiane. Michael Embacher è un designer che possiede una delle più imponenti e importanti collezioni di biciclette del mondo, tutte fotografate da Bernhard Angerer per questo libro in cui appaiono come opere d’arte, oltre che di design, e la cui prefazione è firmata da Paul Smith. Una selezione unica di modelli, dalle eroine del Tour de France, alla eccentrica bicicletta per pattinare sul ghiaccio, o ad altre rarità commissionate da prestigiosi collezionisti. Il testo racconta la storia di ogni bicicletta e le sue specifiche tecniche.

L’Ippocampo, di Michael Embacher, 224 pagine / 450 illustrazioni, 25 €

Articolo scritto da: Samuela Urbini
Segnalazione pubblicata su Capital Living n. 2 di aprile 2011.

Osé: che fai, ci provi?

12 Apr

Osé: che fai ci provi - Ubisoft

Il primo sense game della Ubisoft

C’era una volta lo strip poker. Versione piccante del famoso gioco d’azzardo, in cui l’azzardo consisteva nel non imbarazzarsi se quando si perdeva bisognava sfilarsi un indumento. Non da vigilia di Natale, certo, ma perfetto passatempo per scaldare l’atmosfera in coppia o in quattro amici. I tempi cambiano e oggi il team italiano Ubisoft Milan ha inventato il primo “sense game”, come è stato ribattezzato, che soppianterà lo strip poker perché molto più vario e divertente. Si chiama Osé – Che fai ci provi? ed è un videogioco sviluppato con l’ausilio di consulenti di coppia e serve per risvegliare la passione sopita se si gioca in due, o per farsi delle gran risate se si gioca in una compagnia di quattro persone, doppia coppia, ma anche solo amici.L’utilizzo inusuale dei comandi di gioco di Nintendo Wii (controller) e PlayStation 3 (PlayStation Move) invita i partecipanti al contatto fisico, se pur soft (il gioco è indicato ai maggiori di 12 anni e costa 29,99 euro).

Osé: che fai ci provi?, col controller

Fin dall’inizio è possibile scegliere un avatar personalizzato in base alle caratteristiche personali o a quelle dei propri sogni. Si può selezionare anche il percorso emozionale della serata: sognante, spettacolare, malizioso, avventuroso e geniale. Così il videogame si adatterà all’atmosfera che volete ricreare. Il passo successivo consiste nella scelta di uno dei quaranta minigiochi contenuti in Osé – Che fai ci provi?: per i più fantasiosi, sono a disposizione diversi sottofondi musicali che ripropongono brani conosciuti come Sex Bomb e (I’ve Had The) Time of My Life, il brano più famoso del fim Dirty Dancing, con cui scatenarsi in vorticosi balli di coppia. Cercando ovviamente di avvicinarsi il più possibile alla sensualità di Patrick Swayze. Per i più maliziosi, invece, è possibile sfidarsi in un inconsueto spogliarello davanti alla Tv:l’utilizzo della Wii Balance Board

Cover ON Aprile 2011

(quella della Wii Fit, per intenderci) permetterà di superare l’imbarazzo e risvegliare i sensi, meglio di qualsiasi terapia di coppia tradizionale. Poi c’è la gara di abbraccio sensuale, o quella in cui, in due, si deve simulare di mangiare una mela appesa al soffitto, che nella realtà del vostro salotto sarà il controller stesso. Alla fine della sfida, se avrete giocato in modalità multiplayer fino a quattro giocatori, verrà decretata la coppia più affiatata della serata. Il seguito, invece, sta alla vostra sensibilità…

Articolo scritto da: Samuela Urbini
L’articolo sul nuovo sense game della Ubisoft Osé: che fai ci provi è stato pubblicato su ON di aprile 2011: ON Aprile_Ose

Vino e Porsche, che passione / Tafuri

21 Mar

Matteo Tafuri: cuore salernitano

Quando uno ha in ufficio due modellini di macchine, non una collezione, solo due. E uno di questi ce l’ha da quando era bambino e sognava di essere come uno di quei divi della Dolce Vita che girava in spider sulla costiera amalfitana, e a meno di 40 anni gli si presenta l’opportunità di comprare proprio quella macchina, secondo voi, può dire di no? Impossibile. È stato così che Matteo Tafuri, 42 anni, nato e cresciuto a Salerno, nel 2007 ha comprato la sua amatissima Carrera Cabriolet del 1994, da un medico che la teneva ferma in garage. Una macchina che gli corrisponde più di qualunque altra al mondo e che era sempre stata il suo sogno nel cassetto. Non è un caso che una persona come lui abbia perso il cuore per una macchina così particolare: Matteo ha l’anima del ricercatore, è un grande esperto dell’area vitivinicola campana e ha un impulso innato verso la scoperta dell’origine dei vini e del loro consumo. Che lo ha spinto a ricostruire e recuperare storie affascinanti come quella del vino rosso freddo che si beveva nelle ville di Pompei. “Su alcuni testi storici si parlava di vini che spegnevano l’arsura estiva”, spiega Matteo. “Mi sono chiesto come mai si parlasse di vino che rinfrescava, quando i frigoriferi non esistevano ancora. Durante una visita ad alcune ville pompeiane ho notato che sotto le bottaie, dove si svolgeva la lavorazione del vino, c’erano dei contenitori di terracotta, conici, molto grossi, con un diametro anche di 3 o 4 metri, che di solito si interravano e che venivano usati per conservare proprio olio e vino. La storia racconta che i Borboni facevano battute di caccia nell’attuale parco nazionale del Vesuvio, si soffermavano in queste case nobili del posto dove gli veniva offerta la cena, durante la quale la servitù andava sotto la bottaia e riempiva i contenitori direttamente da queste vasche, servendo così il vino rosso a una temperatura media di 9 gradi”.

Matteo Tafuri e la sua Porsche a Cetara, Costiera Amalfitana. Foto@A. Bianchi

Tafuri è dunque andato a recuperare questa tradizione campana, producendo da uve di Piedirosso all’80% il suo Rossofreddo (la sua prima esperienza da produttore), un vino aromatico, con aromi floreali, da servire freddo. Il Rossofreddo ha sull’etichetta un toro rosso, simbolo del lavoro della terra, riproduzione dell’opera di Antonio D’Acunto, maestro nella tradizionale lavorazione della ceramica di Vietri sul mare. Tutto campano doc. L’energia positiva che Matteo trasmette quando parla dei suoi vini e della sua Porsche fa venir voglia di provare gli uni e l’altra. Così ci siamo trasferiti sul primo tratto della Costiera amalfitana, per andare a fare qualche foto con i pescatori di Cetara, il paese famoso per la colatura di alici. Perché la creatività di Matteo gli ha fatto sviluppare un altro progetto interessante che si chiama Vini Campania. Una selezione di cinque vini che provengono da vigneti delle colline dell’Irpinia centro-orientale, coltivati in modo tradizionale, a ognuno dei quali è stato abbinato un tipo di pesce. Che è riprodotto sull’etichetta e su una ceramica di Vietri lavorata a mano, legata al collo della bottiglia, che il ristoratore dà al cliente in ricordo della cena. Usanza che Matteo ci spiega meglio. “Anni fa i clienti si portavano via la bottiglia dal ristorante, per far vedere che avevano bevuto il Lafite o il Brunello. Poi è venuto il periodo in cui il ristoratore staccava l’etichetta con un’apposita macchina, segnava sul retro il menu del giorno o la data, e la regalava al cliente. La mia idea è stata quella di regalare un segno del territorio, quindi i pesciolini, dietro ai quali scrivere la data e il nome del ristorante. Così da Chez Black a Positano non si porteranno più via i posacenere dai tavoli, ma il mio pesce”.

Gli abbinamenti vino-pesce comprendono tre vini bianchi, come la Falanghina del beneventano abbinata a un pesce semplice quale è il San Pietro, il Greco di Tufo, molto mutevole, con l’imprevedibile sarago, e il Fiano di Avellino con la triglia. E due abbinamenti considerati audaci, ma in realtà ben studiati, con due vini rossi della tradizione irpina: l’Aglianico, che ben si accosta a sapori forti come la zuppa di pesce, di cui lo scorfano è il pesce re; e il Taurasi, ottimo per accompagnare gustosi filetti di tonno.

La sua Porsche lo ha anche avvicinato al mondo Porsche Italia, da un incontro casuale al Vinitaly con il responsabile della comunicazione di Porsche Italia, Mauro Gentile, con cui si sono trovati a parlare davanti alla Porsche che era allo stand Primosic nel 2009. Di macchine e di vino. Da quel momento è iniziata una collaborazione con la Casa tedesca per gli appuntamenti di Tiro Rapido che si svolgono a Napoli, ma anche per altri eventi legati ai centri Porsche locali, come quello di Salerno di Del Priore, proprio a due passi dalla sede di Studiowine, l’ufficio-showroom e sala degustazione che è quartier generale di tutte le attività di Tafuri, compresi i corsi di degustazione che tiene personalmente. Il nonno materno, che aveva un negozio di commercio di vini di qualità, poi ereditato dai genitori di Tafuri, e per il quale lui da ragazzino faceva le consegne, sarebbe orgoglioso del nipote che, dopo una carriera da agente di rappresentanza in grosse multinazionali a Monza, a Firenze e in Heineken Italia, è tornato nella sua terra con l’intento di far conoscere meglio i vini di questo territorio così particolare.

Articolo scritto da: Samuela Urbini
L’articolo sugli appassionati di vino e Porsche è stato pubblicato su Autocar di maggio 2010: Autocar maggio 2010_Cover

Vino e Porsche, che passione / Primosic

15 Mar

Primosic: un raggio di sole nel nord est

Per chi si chiedesse cosa c’entrano una Porsche, un vino e l’imprenditore che lo produce, la risposta è pronta: sono tutti espressione di una autentica, grande passione. Il 42enne Marko Primosic (insieme al fratello Boris, che si occupa degli aspetti finanziari e della cantina) rappresenta la sesta generazione di una famiglia che, come la Ribolla Gialla, ha radici nel territorio di Oslavia da secoli. Suo padre Sylvester ha voluto testardamente rimanere fedele alla produzione di varietali di questa zona, tra i quali la Ribolla è la regina. E questa ostinazione-passione, che ne ha fatto la fortuna, è stata trasmessa ai figli. Così come il suo amore per i motori: un passato da gentleman driver su una Lancia Fulvia del 1971, che possiede ancora, ha educato l’orecchio di Marko al punto che, da bambino, appostato nel buio della notte in attesa dell’arrivo delle macchine dei rally, era in grado di riconoscere i boxer 6 cilindri delle Porsche (“che allora non si vedevano solo in pista nei Challenge”), dagli 8 cilindri delle Lancia. Ai tempi del grande Sandro Munari.

Marko Primosic seduto sulla sua Porsche - Foto@Alessandro Bianchi

Ecco dunque come dev’essere cresciuto, ben nascosto sotto una scorza di cultura slovena, il palpito vitale che si percepisce in Marko e che si esprime nel packaging giallo sole con cui ha vestito il fiore all’occhiello della sua produzione (Marko ha raccontato una barzelletta emblematica: dice che quando gli sloveni sono felici, ma proprio tanto, si siedono intorno a un tavolo con gli amici e cantano una canzone triste…).

Avete presente un faro in una notte buia, un diamante illuminato dal sole o l’impatto che ha un campo di girasoli sulla vostra retina? Lo stesso effetto lo fanno gli scatoloni di Ribolla Gialla e la Cayman S di Marko Primosic quando, lasciata Gorizia, si imbocca la strada che sale sulla collina dove si trova questa piccola frazione della città giuliana. Fai una curva e ti si apre un nuovo mondo: sembra che un pittore abbia dipinto filari e filari di viti, interrotti ogni tanto da qualche casa. Tutto è verde-marrone e solo il bianco delle abitazioni fa da contrasto. A parte il giallo-Primosic. Il colore che caratterizza l’azienda è il più allegro e vitale della tavolozza e non è altro che quello delle uve di Ribolla, dagli acini dorati e tondi, un vitigno autoctono per anni poco o niente considerato ma che oggi è il vino di tendenza, presente in tutti i ristoranti alla moda e nei locali che fanno stile . Ma come è avvenuta questa trasformazione?

“Molto si deve a Gino Veronelli”, racconta Marko Primosic “che negli anni 70 lavorava in Rai a Milano e parlava dei vini bianchi del Collio come della realtà enoica più importante di quegli anni. Questo ha lanciato a Milano una moda che ha  proiettato i vini della zona verso il riconoscimento internazionale ”. Allora Sylvester Primosic, che ha realizzato la sua prima bottiglia nel 1956, era uno dei pochi produttori di Ribolla Gialla, un vino bianco dal colore dorato che cresce alla perfezione sulla collina di Oslavia, che “è un microcosmo, geologicamente, climaticamente e per tradizioni culturali legato alla  Ribolla”, come spiega Paola Antonaci, ambasciatrice nel mondo della cultura dei Primosic e foriera del loro stesso trasporto quando racconta dei loro vini. “Cuei, brda, in den ecken”, nomi di una parte di territorio che fu confine politico tra due mondi e che ora si ritrova a essere il cuore dell’Europa. Una striscia di terra incastonata tra picchi nevosi che guardano al Mare Adriatico e che da sempre è rinomata per la coltivazione della vite. Dal sedicesimo secolo in avanti Re, Imperatori e Tsar sono stati i grandi estimatori dei vini di questa regione; oggi vitigni indigeni quali Ribolla Gialla, Friulano e Refosco portano nel mondo echi delle terre del Collio e delle sue genti.

L’incontro con Porsche Italia è arrivato al Vinitaly del 2005, un incontro di “giallo”, quello dell’evento Tiro Rapido, concorso per aspiranti scrittori di racconti polizieschi, e quello del vino Primosic. “Una grande soddisfazione”, continua Marko “perché per la prima volta il mio lavoro e la mia passione si ritrovavano nel marchio dei miei sogni di bambino”. Nel 2008 Primosic realizza finalmente la sua idea di bollicine con Ribollanoir e nel 2009 Tiro Rapido si apre anche ai racconti noir creando così nuove opportunità di abbinamento tra  l’azienda vitivinicola e la manifestazione di Porsche Italia. Una viticoltura nata come una sfida, che abbraccia un’altra sfida, quella del mecenatismo di Porsche per questi aspiranti scrittori di ogni età. Che Primosic affrontata senza paura, solo come sa fare gente forte, come dev’essere quella che resiste alle sferzate del vento di Bora, una costante su queste colline, a giudicare dai sassi appoggiati sui coppi di tutti i tetti per non farli volare via.

Articolo scritto da: Samuela Urbini
L’articolo sugli appassionati di vino e Porsche è stato pubblicato su Autocar di maggio 2010: Autocar maggio 2010

L’arte dell’eros

9 Mar

Scolpire, dipingere o fotografare un corpo nudo. Un arte in cui si sono esercitati centinaia di artisti di tutti i tempi, fin dall’antichità. Ma qui non si parla di pornografia, bensì di quando il corpo nudo diventa artistico, elegante, sensuale,
provocante, ma mai volgare. La quintessenza della bellezza, di fronte alla quale nessuno rimane indifferente. Ogni anno
in giro per il mondo si organizzano mostre che esprimono bene questo concetto e, ultimamente, sono più frequenti quelle di grandi fotografi e fumettisti. Ma non vanno perse di vista anche le collezioni permanenti che un amante del genere non può perdere. Per esempio, quelle del Leopold Museum di Vienna e della Österreichische Galerie Belvedere, con una raccolta completa delle opere di due grandissimi artisti: Gustav Klimt ed Egon Schiele.

Copertina di ON marzo 2011

Il primo che ha dato massima espressione del nudo soprattutto nei disegni, mentre il secondo, allievo di Klimt, più volte censurato e contrastato per la sua arte provocatoria, dipingeva soggetti senza vestiti come metafora del mettere a nudo la loro anima (l’influenza della psicoanalisi è nell’aria, soprattutto nella Vienna di inizio 900).

Se amate i fumetti, invece, non perdete Erotica – Les Dessous de la Femme, inserita nella più importante mostra del fumetto italiana Cartoomics, dall’11 al 13 marzo alla FieraMilanocity del capoluogo lombardo. Vietata ai minori, quest’anno è dedicata al mondo della lingerie femminile, ovvero al “cosa c’è sotto il vestito delle donne”. In esposizione, un centinaio di tavole dei massimi artisti italiani del fumetto, tra cui Guido Crepax, Leone Frollo, Roberto Baldazzini, Giuseppe Manunta, Giovanna Casotto e Nik Guerra. A settembre torna a Siena, nel Complesso museale Santa Maria della Scala, uno dei maggiori fumettisti italiani, assai conosciuto anche all’estero: Milo Manara. Un evento per celebrare la sua più che trentennale carriera (Banchi di Sotto 34, Siena, tel 0577 226406, www.verniceprogetti.it).
Spostandoci a Berlino, invece, val sempre la pena di vedere una retrospettiva su Robert Mapplethorpe, famoso per le sue foto che scolpiscono i corpi nudi, spesso maschili e muscolosi, e per le sue sperimentazioni sessuali. Fino al 27 marzo al C/O Berlin – Postfuhramt (Oranienburger Strasse 35/35, aperta dalle 11 alle 20, http://www.co-berlin.info), 187

Marge Simpson sulla copertina di Playboy

fotografie ripercorrono la carriera del fotografo newyorkese, dalle prime polaroid agli ultimi ritratti di Andy Warhol,

Grace Jones e Patti Smith.

Il Museo del sesso di New York invece, ospita Comic Stripped, che ripercorre la storia americana dell’erotismo a fumetti. Con disegni originali, libri illustrati, fumetti, riviste e video che riproducono per esempio anche grandi classici della cultura americana, come i personaggi Disney (per opera di Tijuana Bibles) o Superman (disegnato Joe Shuster), in atteggiamenti ai quali non siamo decisamente abituati. O Marge Simpson, che ha guadagnato l’onore di una copertina.

Articolo scritto da: Samuela Urbini
Clicca qui per vedere l’articolo pubblicato su ON di marzo 2011: ON marzo_arte dell’eros

A Villa d’Este, tra auto d’epoca e atmosfere esclusive

16 Gen

Portare da Tokyo a Milano un gioiello come l’Alfa Romeo Giulia 1600 TZ2 del 1965, che ha ricevuto la menzione d’onore nella sua classe (Classe H: Progetti di stile 1952-1965), il Trofeo del Presidente della Fiva per la vettura meglio conservata e il Trofeo Auto & Design per lo stile più emozionante? “Questa volta non abbiamo pagato molto, 50mila euro. Andata e ritorno”, racconta come parlasse di un biglietto sulla Frecciarossa il giapponese Tadeo Uchida, amico del proprietario Shiro Kosaka, uno dei più grandi collezionisti del mondo, assente per nube islandese.

Pubblicato su Autocar di maggio 2010

Per un volo così lungo anche le persone pagano un prezzo elevato, figurarsi un’automobile di valore inestimabile come questa, che solo di assicurazione… Assicurazione? “Ci prendiamo il rischio”, dicono i proprietari in un coro greco (che si spera non si trasformi in pianto), “perché dopo un certo numero di anni costerebbe più l’assicurazione furto e incendio che la macchina stessa. Spesso le compagnie non accettano neanche di assicurare valori di questo tipo”, spiega Mr Tadeo.

E lo conferma anche l’imprenditore Francesco Gandolfi, marito di Mietta Pasquali Gandolfi, che al concorso è arrivato da Montagnana, in provincia di Padova, guidando in prima persona il camion con sopra la loro affascinante Bmw 328 del 1938. “Assicurare queste vetture contro la perdita è onerosissimo e fonte di litigio con le compagnie, perché è estremamente difficile darne una valutazione. Quindi le nostre auto hanno solo la Rc obbligatoria per girare su strada”. L’aereo è il mezzo più veloce e sicuro, perché, spiega sempre Tadeo Uchida, “via mare l’aria salina rovina la carrozzeria”. Esistono compagnie di cargo specializzate in trasporti delicati, ma per evitare il colpo al cuore di fronte a una riga sulla carrozzeria, si arriva a vette di mania: “fotografiamo tutti i passaggi dell’imballaggio, vite per vite, in modo da rifare il percorso a ritroso una volta giunti a destinazione, per non rovinare nulla”.

Ovviamente, volare è il modo più costoso per trasportare le macchine. Più economica invece la nave, come spiega Gandolfi, che per la sua attività di imprenditore dell’industria alimentare ha molti contatti con l’estero. “Ho spedizionieri di fiducia, che mi fanno pagare 10mila euro per un container da 20 piedi, all’interno del quale lego la macchina, ben protetta, contro i 20mila richiesti di solito da spedizionieri accreditati a Pebble Beach”. Per gli Stati Uniti, andata e ritorno.

Con la solita sintesi ed efficacia americana, Mark Gessler, membro della Fiva, in concorso con una Alfa Romeo 6C 1500 GS carrozzata Zagato del 1933, definisce il trasporto di questi gioielli: “crazy”. La sua perla quest’anno è volata dagli Usa a Cernobbio.

Quanto ci vuole per iscriversi?

In confronto a queste cifre, i 3500 euro chiesti per l’iscrizione e il soggiorno full board per due persone nell’Hotel Villa D’Este (premiato come miglior hotel del mondo nel 2009 dalla rivista Forbes Traveler), da venerdì a lunedì mattina, sono davvero un bicchiere d’acqua fresca. Soprattutto se si considera che una notte in Hotel con la sola colazione parte normalmente da 690 euro.

Chi organizza il concorso?

Ma che tipo di organizzazione si nasconde (bene) dietro un evento di questa portata? I primi passi organizzativi del concorso iniziano subito dopo la conclusione dell’edizione precedente. Ma è a partire dalle due settimane precedenti che inizia il lavoro duro della logistica, che coinvolge circa 200 persone di Villa d’Este (tutti i reparti: dalla reservation, al food & beverage) e altrettante da parte di Bmw, che arriva con sei o sette tir carichi di ogni tipo di attrezzatura per montare le luci, l’impianto audio, tutto.

“Villa D’Este ha una tradizione nell’organizzare eventi prestigiosi”, spiega Jean-Marc Droulers, presidente e amministratore delegato di Villa D’Este Spa, fautore del rilancio del Concorso insieme a Bmw. “Sa accogliere a un buon livello un alto numero di persone. L’albergo è riservato esclusivamente ai partecipanti al concorso, in modo che non ci siano malintesi con ospiti in viaggio romantico che non gradirebbero di essere svegliati alle 7 del mattino dal rombo di una Ferrari. Già dal venerdì l’hotel è completo, ci sono circa 400 persone per cena. Il sabato, per la giornata a inviti nei giardini monumentali di Villa D’Este, ci sono circa 6/800 persone, non di più per non snaturare l’ambientazione. La domenica si trascorre a Villa Erba, per la giornata aperta al pubblico. Quest’anno avevamo 5000 persone, per cui preparare tutti i servizi, compresi panini e sandwich per il pranzo”.

Diamo i numeri

Durante la giornata di sabato si consumano circa 600 pasti al ristorante e almeno altri 250 snack all’esterno, e champagne Henriot e cocktail Bellini sono i drink preferiti e i club sandwich Villa d’Este i più richiesti. Per la cena di gala della domenica (300 persone), è richiesto l’abito da sera e nel menù si trovano astice, fois gras e insalata di ovuli. Da consumare in un paio d’ore al massimo, perché poi si scopre l’auto vincitrice “Best of Show by the Jury” e il “BMW Group Trophy” e partono i tradizionali fuochi d’artificio sul lago.

Numeri di questo tipo porteranno all’esaurimento chef e camerieri. E invece no. Siamo entrati in cucina alle 12.30 del sabato e al posto di un girone dei golosi abbiamo trovato un’orchestra che suonava la sua sinfonia diretta dalla bacchetta gentile dello chef Luciano Parolari, da oltre 40 anni a Villa D’Este. “Oggi siamo a ranghi completi, 40 in cucina e altrettanti a servire. Iniziamo alle 5 del mattino per fare le briosche e terminiamo intorno alle 22, lavorando su turni, ovviamente. La cosa più difficile di questo evento sono i tempi, sempre abbastanza stretti. Per il buffet all’italiana da 600 persone di oggi abbiamo cotto 50 kg di pasta”. Ma ci sono anche prosciutto crudo, roast beef, arrosti e una sfilata di appetitosi dolci, babà giganti, Sacher Torte, tiramisù e macedonia in cui vien voglia di tuffarsi. Richieste speciali dagli ospiti? “In tanti anni di esperienza posso dire che le persone più importanti sono le meno difficili, le più semplici. Chiedono le solite cose, niente aglio, poco sale, niente di straordinario”.

Perché Villa D’Este è Villa D’Este

Qual è invece la formula vincente che ha riportato questo concorso, caduto nel dimenticatoio per quasi 40 anni, a essere il più importante d’Europa? Una serie di fattori, tra cui sicuramente una selezione dei modelli seria e rigorosa. “Tutti gli anni riceviamo richieste di iscrizioni abbondantemente superiori agli spazi disponibili, che sono 50, 52 circa. Un numero sostenibile che il pubblico può vedere con tranquillità, senza che il concorso soffra di gigantismo”, spiega l’ingegnere Lorenzo Ramaciotti, presidente della giuria. Sono due le persone chiave che fanno l’importante scrematura iniziale delle iscrizioni spontanee: Urs Paul Ramseier e Dominik Fischlin. Delle circa 250 richieste ne tengono 80, che poi sottopongono al Comitato Esecutivo del quale fanno parte il presidente della giuria, Horst Brüning, presidente della Fiva, Karl Baumer, presidente del Concorso d’Eleganza Villa d’Este, capo di Bmw classic e del Museo Bmw e Bmw Welt, e Jean-Marc Droulers.

“Teniamo conto dell’autenticità e dell’originalità delle automobili, che ci sia un corretto bilanciamento tra le marche di diverse nazionalità in modo che sia un concorso il più possibile internazionale e che non sia monopolizzato da determinati collezionisti a discapito di altri”, spiega Droulers. “Le auto devono possedere un passaporto Fiva, senza il quale non sono prese in considerazione. Non accettiamo la stessa vettura, né vetture dello stesso tipo per più anni consecutivi, per non annoiare il pubblico”, continua Ramaciotti.

“Poi cerchiamo di avere una varietà anche in funzione del tempo, senza trascurare nessun decennio, dalle pre guerra a quelle degli anni 70. Quest’anno se c’erano vetture in dubbio abbiamo privilegiato Alfa e Pininfarina, perché si celebrano i 100 anni dell’Alfa Romeo e gli 80 di Pininfarina”, conclude Ramaciotti. E Droulers va nel dettaglio di alcuni passaggi: “domandiamo all’organizzazione di accertarsi dell’autenticità dell’automobile, con la richiesta ai proprietari dei certificati necessari, in modo che non si infiltri qualcuno che non dovrebbe. La verifica dei requisiti è importante e dura fino a gennaio. La lista finale delle vetture d’epoca di solito si ha in febbraio. Le concept car seguono filone diverso, la loro selezione inizia verso novembre/dicembre, Bmw scrive a tutti i colleghi del mondo automobilistico, chiedendo se vogliono partecipare al concorso, con vetture che non siano già state esposte a saloni automobilistici nell’anno precedente. Devono avere dunque caratteristiche di novità e di originalità ed essere prototipi o concept car, piccole tirature, o macchina unica, non macchine di serie. All’inizio di febbraio con le liste dei modelli selezionati in mano iniziamo quindi a contattare i proprietari e a presentare loro il programma, invitandoli a iscriversi”.

E voi lo sposereste?

Il weekend di Villa d’Este è anche un luogo di ritrovo tra amici che condividono la stessa passione. E può poi diventare occasione di formidabili proposte di matrimonio cui difficilmente si potrebbe dire di no: un cuore di petali di rosa trovato sul letto con in mezzo le chiavi di una di queste macchine d’epoca al posto di un anello. È successo l’anno scorso. Quest’anno, invece, “solo” 101 rose rosse recapitate in camera per un compleanno. Non di una centenaria.

Articolo scritto da: Samuela Urbini
Per vedere l’articolo sul Concorso d’Eleganza di Villa d’Este, pubblicato su Autocar di maggio 2010: Autocar maggio 2010_villa este

Uno stile Infiniti

16 Gen

 

Per i suoi primi 20 anni il marchio Infiniti si è regalato una concept car che unisce tecnologia sofisticata e prestazioni elevatissime a un design che mostra le linee verso cui la Casa si dirigerà in futuro: la Essence. La coupé ibrida con propulsione benzina/elettrica da 600 Cv e trazione posteriore è stata presentata al Salone di Ginevra del 2009 ed è proprio lei la protagonista di questo servizio fotografico che ha ricreato alcune scene di un vecchio film con Steve McQueen: Il caso Thomas Crown (1968).

 

pubblicato su Autocar maggio 2010

L’idea originale è venuta al fotografo Jean-Daniel Lorieux, molto noto nell’ambiente della moda per una ventennale collaborazione con Vogue, che ha sostituito la Rolls-Royce blu di McQueen con la Infiniti Essence, che oggi rappresenta il futuro dell’automobile, come lui stesso ha dichiarato.

Ma come è nata l’idea di fotografare la coupé in questo modo? “Ho avuto il piacere di guidare questa Infiniti grazie a Claude Hugot, direttore della comunicazione di Infiniti France”, spiega il fotografo, “che è anche colui che mi ha dato l’incarico di realizzare il servizio fotografico. Il mandato è stato semplicemente: “facci quello che vuoi”. Il caso Thomas Crown è un film cult per me. La visione della Rolls blu nel film ci faceva sognare. E Infiniti è la dream car di oggi. Steve McQueen era un grande attore ma anche un pilota, un mito per quelli della mia generazione. E in quel film, in particolare, era elegante come non si era mai visto. Da questa intuizione mi è venuta voglia di ricreare un set che riprendesse le atmosfere del film. Il casting non è stato un problema. Conoscevo già Pierre Jacob, il protagonista maschile, che era perfetto per il ruolo. È un tipo alla James Bond, un pilota, un campione di sci, un personaggio da film, insomma. Mentre la bella bionda è una modella con cui lavoro spesso, si chiama Ingwild.

Ho ricreato il set in pieno centro a Parigi, in Place de la Concorde, e nel vicino aeroporto di Bourget. Abbiamo trovato un aereo di alluminio e abbiamo fatto preparare dei sacchi che sembrassero pieni di soldi, su cui abbiamo dipinto il simbolo del dollaro di Andy Warhol”. Il resto lo si può giudicare dalla bellezza di queste immagini.

Jean-Daniel Lorieux è uno dei maestri della fotografia e ha collaborato per più di vent’anni con le maggiori testate di moda internazionali, tra cui Vogue, ed è considerato un artista della fotografia di moda. “Ma ho anche una vera passione per le automobili”, racconta ancora Lorieux. “Mi elettrizzano e mi piace spingerle oltre il limite, cosa oggi severamente proibita. È per questo che vado a correre a Le Mans. A Parigi guido una Golf GTI 16 valvole, ma per divertirmi uso una limousine Bentley comprata nel 1970 o la mia Porsche 356 degli anni 60. Questa mia passione per i motori è diventata anche lavoro: ho spesso ritratto auto di lusso, per Mercedes, Bmw e, di recente, ho realizzato degli scatti per Rolls-Royce a Mosca. E questo lavoro per Infiniti mi ha dato molta soddisfazione”.

Lo stile prima di tutto

Abbiamo chiesto a Claude Hugot, Responsabile Comunicazione Lifestyle di Infiniti, chi ha avuto la bella idea di realizzare questo servizio fotografico per la Essence e perché. Ecco cosa ci ha risposto.

Chi ha avuto l’idea di affidare il servizio fotografico a uno dei fotografi di moda più famosi del mondo? Come responsabile della comunicazione Lifestyle per Infiniti in Europa occidentale, avevo l’obiettivo di realizzare un servizio molto diverso, visivamente molto più vicino al mondo della moda che non all’universo dei motori. Così ho suggerito JD Lorieux per la sua nota passione per le belle auto, la moda, i modelli e le modelle più affascinanti, oltre che per il suo notevole umorismo.

Avete vagliato anche altri nomi? No, Lorieux era la persona giusta e infatti ha avuto la geniale idea del remake del Il caso Thomas Crowne per il servizio fotografico.

Gli avete dato carta bianca? Abbiamo sposato appieno la sua idea, ma gli abbiamo chiesto di rimanere quanto più possibile fedele al film originale, con l’esplosiva e sexy coppia Faye Dunaway – Steve McQueen.

Quale è stata la vostra prima reazione di fronte alle foto? Siamo rimasti estasiati nel vedere la Essence circondata da tanta bellezza.

Avete in programma altre collaborazioni di questo tipo? Sì, soprattutto per modelli come M ed FX ci auguriamo di poter ripetere l’esperienza.

Articolo scritto da: Samuela Urbini
Per vedere l’articolo sul servizio fotografico di Jean-Daniel Lorieux alla Infiniti Essence, pubblicato su Autocar di maggio 2010: Autocar maggio 2010_Infiniti
Per i suoi primi 20 anni il marchio Infiniti si è regalato una concept car che unisce tecnologia sofisticata e prestazioni elevatissime a un design che mostra le linee verso cui la Casa si dirigerà in futuro: la Essence. La coupé ibrida con propulsione benzina/elettrica da 600 Cv e trazione posteriore è stata presentata al Salone di Ginevra del 2009 ed è proprio lei la protagonista di questo servizio fotografico che ha ricreato alcune scene di un vecchio film con Steve McQueen: Il caso Thomas Crown (1968).