Vino e Porsche, che passione / Tafuri

21 Mar

Matteo Tafuri: cuore salernitano

Quando uno ha in ufficio due modellini di macchine, non una collezione, solo due. E uno di questi ce l’ha da quando era bambino e sognava di essere come uno di quei divi della Dolce Vita che girava in spider sulla costiera amalfitana, e a meno di 40 anni gli si presenta l’opportunità di comprare proprio quella macchina, secondo voi, può dire di no? Impossibile. È stato così che Matteo Tafuri, 42 anni, nato e cresciuto a Salerno, nel 2007 ha comprato la sua amatissima Carrera Cabriolet del 1994, da un medico che la teneva ferma in garage. Una macchina che gli corrisponde più di qualunque altra al mondo e che era sempre stata il suo sogno nel cassetto. Non è un caso che una persona come lui abbia perso il cuore per una macchina così particolare: Matteo ha l’anima del ricercatore, è un grande esperto dell’area vitivinicola campana e ha un impulso innato verso la scoperta dell’origine dei vini e del loro consumo. Che lo ha spinto a ricostruire e recuperare storie affascinanti come quella del vino rosso freddo che si beveva nelle ville di Pompei. “Su alcuni testi storici si parlava di vini che spegnevano l’arsura estiva”, spiega Matteo. “Mi sono chiesto come mai si parlasse di vino che rinfrescava, quando i frigoriferi non esistevano ancora. Durante una visita ad alcune ville pompeiane ho notato che sotto le bottaie, dove si svolgeva la lavorazione del vino, c’erano dei contenitori di terracotta, conici, molto grossi, con un diametro anche di 3 o 4 metri, che di solito si interravano e che venivano usati per conservare proprio olio e vino. La storia racconta che i Borboni facevano battute di caccia nell’attuale parco nazionale del Vesuvio, si soffermavano in queste case nobili del posto dove gli veniva offerta la cena, durante la quale la servitù andava sotto la bottaia e riempiva i contenitori direttamente da queste vasche, servendo così il vino rosso a una temperatura media di 9 gradi”.

Matteo Tafuri e la sua Porsche a Cetara, Costiera Amalfitana. Foto@A. Bianchi

Tafuri è dunque andato a recuperare questa tradizione campana, producendo da uve di Piedirosso all’80% il suo Rossofreddo (la sua prima esperienza da produttore), un vino aromatico, con aromi floreali, da servire freddo. Il Rossofreddo ha sull’etichetta un toro rosso, simbolo del lavoro della terra, riproduzione dell’opera di Antonio D’Acunto, maestro nella tradizionale lavorazione della ceramica di Vietri sul mare. Tutto campano doc. L’energia positiva che Matteo trasmette quando parla dei suoi vini e della sua Porsche fa venir voglia di provare gli uni e l’altra. Così ci siamo trasferiti sul primo tratto della Costiera amalfitana, per andare a fare qualche foto con i pescatori di Cetara, il paese famoso per la colatura di alici. Perché la creatività di Matteo gli ha fatto sviluppare un altro progetto interessante che si chiama Vini Campania. Una selezione di cinque vini che provengono da vigneti delle colline dell’Irpinia centro-orientale, coltivati in modo tradizionale, a ognuno dei quali è stato abbinato un tipo di pesce. Che è riprodotto sull’etichetta e su una ceramica di Vietri lavorata a mano, legata al collo della bottiglia, che il ristoratore dà al cliente in ricordo della cena. Usanza che Matteo ci spiega meglio. “Anni fa i clienti si portavano via la bottiglia dal ristorante, per far vedere che avevano bevuto il Lafite o il Brunello. Poi è venuto il periodo in cui il ristoratore staccava l’etichetta con un’apposita macchina, segnava sul retro il menu del giorno o la data, e la regalava al cliente. La mia idea è stata quella di regalare un segno del territorio, quindi i pesciolini, dietro ai quali scrivere la data e il nome del ristorante. Così da Chez Black a Positano non si porteranno più via i posacenere dai tavoli, ma il mio pesce”.

Gli abbinamenti vino-pesce comprendono tre vini bianchi, come la Falanghina del beneventano abbinata a un pesce semplice quale è il San Pietro, il Greco di Tufo, molto mutevole, con l’imprevedibile sarago, e il Fiano di Avellino con la triglia. E due abbinamenti considerati audaci, ma in realtà ben studiati, con due vini rossi della tradizione irpina: l’Aglianico, che ben si accosta a sapori forti come la zuppa di pesce, di cui lo scorfano è il pesce re; e il Taurasi, ottimo per accompagnare gustosi filetti di tonno.

La sua Porsche lo ha anche avvicinato al mondo Porsche Italia, da un incontro casuale al Vinitaly con il responsabile della comunicazione di Porsche Italia, Mauro Gentile, con cui si sono trovati a parlare davanti alla Porsche che era allo stand Primosic nel 2009. Di macchine e di vino. Da quel momento è iniziata una collaborazione con la Casa tedesca per gli appuntamenti di Tiro Rapido che si svolgono a Napoli, ma anche per altri eventi legati ai centri Porsche locali, come quello di Salerno di Del Priore, proprio a due passi dalla sede di Studiowine, l’ufficio-showroom e sala degustazione che è quartier generale di tutte le attività di Tafuri, compresi i corsi di degustazione che tiene personalmente. Il nonno materno, che aveva un negozio di commercio di vini di qualità, poi ereditato dai genitori di Tafuri, e per il quale lui da ragazzino faceva le consegne, sarebbe orgoglioso del nipote che, dopo una carriera da agente di rappresentanza in grosse multinazionali a Monza, a Firenze e in Heineken Italia, è tornato nella sua terra con l’intento di far conoscere meglio i vini di questo territorio così particolare.

Articolo scritto da: Samuela Urbini
L’articolo sugli appassionati di vino e Porsche è stato pubblicato su Autocar di maggio 2010: Autocar maggio 2010_Cover

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