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MSC Divina e gli architetti de Jorio

23 Ott
de jorio international architetti

Marco, Giuseppe e Vittorio de Jorio, della de Jorio Design international

Come le sistership Fantasia e Splendida, anche Divina, l’ultima nata in casa MSC, è stata progettata da De Jorio Design International, lo studio genovese tempio del design nautico italiano che da molti anni disegna le navi da crociera di Gianluigi Aponte. La Divina condivide in buona parte con le sorelle MSC Fantasia e MSC Splendida l’impianto distributivo e urbanistico e la morfologia di molte aree, tuttavia una serie di interventi significativi ne hanno modificato i contenuti e la qualità. “Ogni nave ha la sua personalità”, commenta l’architetto Marco De Jorio. “In questa, i materiali e i colori sono stati raffreddati. Come si vede entrando nel Foyer, dove c’è molto più acciaio, la scelta dei colori è ricaduta sull’uso di molti grigi, accostati al viola o al bordeaux. Rispetto alle precedenti, la Divina è volutamente più fredda, quindi anche più contemporanea”.

Rispetto ai competitor internazionali, il suo interior design spicca per eleganza e originalità. “Esistono anche altri architetti italiani che lavorano per armatori stranieri, ma si adattano al 100 per 100 a un gusto più commerciale”, continua De Jorio. “La nostra proposta, invece, è coerente con quella che è l’immagine del brand MSC, il valore aggiunto di un armatore che produce un prodotto non solo europeo, ma italiano”.  Ecco dunque che l’interior diventa prodotto esso stesso: una grande attenzione è posta sulla ricerca del dettaglio e nell’uso proprio e coerente dei materiali, che significa che se si desidera una parete di marmo, la si fa in marmo, e non con materiali “finto-marmo”, come succede in altre realtà, con qualche eccezione nel caso del legno, per esempio, ma solo per esigenze di sicurezza. Rafaela Aponte, moglie dell’armatore, è stata come sempre un elemento cardine: “È il nostro referente fondamentale”, ha aggiunto De Jorio. “Sono sue le approvazioni di tutti i colori e i materiali che le sottoponiamo. E poi fa le sue scelte: una nave riflette sempre la proprietà”.

La novità di cui lo Studio è più orgoglioso è la Garden Pool, la piscina di poppa in stile “infinity”, in cui l’acqua si estende fino al bordo della nave ed è separata dallo spazio esterno da una vetrata. “Cattura perché è molto estroversa”, specifica l’architetto De Jorio. “È lineare, ha volumi molto bassi per stimolare l’interazione con l’esterno, cosa molto rara oggi”. L’atmosfera meditativa creata in quest’area Zen è coadiuvata dalla presenza di pavimenti trattati a finitura “erba” e da quattro sculture che sembrano dei grandi sassi, contenenti degli speaker che diffondono suoni naturali, new age, che fanno da sottofondo alla piscina. 

la piscina della nave da crociera Msc divina

La garden pool della MSC Divina

Anche se molti spazi sono uguali alle navi sorelle, gli architetti De Jorio (che oltre a Marco sono il padre Giuseppe, fondatore dello studio, e il fratello Vittorio) e il team di 12 persone che ha lavorato su questo progetto per oltre 1 anno, sono stati capaci di dare nuova personalità agli ambienti grazie alle innovazioni continue. Nei materiali innanzitutto: “Nelle palestre e spa, oltre ai marmi, utilizziamo sempre cementi con impasti nuovi. Per le piscine facciamo realizzare mosaici speciali. Nella Garden Pool, per esempio, ci sono mosaici di vetro e platino particolari, con elementi specchianti, che fanno da contrasto con il teak”. Un’altra grande novità è costituita dal ristorante-discoteca Galaxy, panoramico, che ricalca la tendenza delle località chic italiane, come Forte dei Marmi (La Capannina), dove il ristorante elegante ha la sua sala da ballo. “In Galaxy la scelta dei colori è raffinata, basata sul grigio e il nero, con elementi in rosso bordeaux, come i divani in velluto, che spiccano. L’illuminazione è l’elemento centrale: quella che è la luce naturale di giorno, proveniente dalla vetrata a tutta altezza, di notte diventa un gioco grafico generato da pannelli luminosi che disegnano sagome di lampade”. Un’infinità di particolari, insomma, in attesa di scoprire le novità che vedremo sulla Preziosa, la prossima nave MSC che dovrebbe essere in consegna a fine aprile 2013

Articolo scritto da: Samuela Urbini

Per vedere l’articolo sullo studio de Jorio di Genova pubblicato su CROCIERE n. 3 luglio 2012: http://www.playmediacompany.it/riviste_sfoglio/crociere/2012_3/index.html#/34/zoomed 

Il riuso in architettura: il caso Gemini Residence Frøsilos

29 Ago
il doppio silos convertito in residence di lusso

Il residence Gemini Frosilos di Copenhagen

Che cos’è la qualità in architettura? Fino a qualche tempo fa questo concetto rimandava a canoni di tipo estetico, di un edificio si valutavano soprattutto forme, materiali, colori, l’originalità e, in alcuni casi, la stravaganza del disegno architettonico. Il suo impatto visivo, principalmente. Non che in un edificio futurista anche se non strettamente utile ci sia qualcosa di male, anzi. Oggi però in un territorio come quello italiano ed europeo, già molto edificato e non sempre in maniera coordinata, per qualità dell’architettura si dovrebbe iniziare a intendere anche altro, primo fra tutto il suo rapporto con il paesaggio in cui è inserita. Come ha ben spiegato Pio Baldi, presidente della Fondazione Maxxi di Roma nell’introduzione del catalogo della mostra Re-cycle. Strategie per l’architettura, la città e il pianeta, la scorsa primavera in esposizione al Museo nazionale delle arti del XXI secolo della capitale. «Il paesaggio e l’architettura costituiscono insieme l’ambiente in cui viviamo, sono sostanza della stessa materia, sono l’habitat in cui si svolge la nostra vita. Il paesaggio e l’architettura sono la nostra casa. Il concetto di qualità dell’architettura e di qualità e tutela del paesaggio dunque si sommano e si mescolano, si tratta delle due facce della stessa medaglia».

Yacht Design cover

La copertina della rivista Yacht Design n. 4 2012, su cui è stato pubblicato l’articolo.

Una nuova frontiera per l’industria edilizia è quindi quella del recupero delle numerose zone che hanno bisogno di essere riconvertite, come le ex aree industriali, oppure migliorate con nuovi servizi, come nel caso di periferie fatiscenti o centri storici da ristrutturare. Questa riqualificazione avrebbe il pregio di dare slancio all’economia e, nello stesso tempo, migliorare il paesaggio e dunque la vita delle persone che vivono in un determinato territorio. Così come è successo in molti casi noti, per esempio con la nascita del parco lineare High Line a New York, ottenuto dal recupero della ex ferrovia sopraelevata risalente agli anni 30 e in disuso dagli anni 80 che, invece di essere demolita, è stata trasformata in una deliziosa area verde che taglia Manhattan a circa 10 metri dal suolo.

Tornando in Europa, un caso emblematico di recupero di un vecchio edificio in disuso, diventato una delle più grandi opere di architettura degli ultimi dieci anni, è il Gemini Residence (Frøsilos), la magistrale riconversione di due ex silos in una vecchia area portuale di Copenhagen, chiamata appunto Havnestad, la Città del Porto. In tutta Europa sono stati ristrutturati vecchi magazzini in aree portuali, con grande apprezzamento da parte della gente. Ma quello del Gemini Residence può essere considerato uno step ulteriore. Perché i silos, a differenza dei magazzini, sono una struttura nuda, incompleta, con molti limiti strutturali, ma proprio nel superamento di questi limiti sta la forza di questo progetto realizzato dallo studio olandese Mvrdv.

frosilos reuse copenhagen

L’apertura dell’articolo pubblicato su Yacht Design 4 2012 (PlayLifestyleMedia)

Quello che si sono trovati davanti i progettisti erano due cilindri di cemento costruiti nel 1963, alti 42 metri, con un diametro di 25 metri. Il brief iniziale suggeriva di sviluppare gli appartamenti all’interno delle strutture, ma tagliare delle aperture nel cemento sarebbe stato difficile e limitato dalla tenuta strutturale dei silos stessi, e in più gli appartamenti sarebbero diventati piccoli e ammassati. Così Mvrdv ha proposto di fare l’esatto contrario: creare gli appartamenti all’esterno dei silos, per ottenere la massima luce e quantità di spazi vivibili all’aria aperta, in stretto rapporto con il mare antistante. Il risultato è il Gemini Residence, la cui forma richiama un’onda, o il simbolo dell’infinito secondo alcuni, che comprende 84 appartamenti di lusso, distribuiti su 8 piani, con parcheggi sotterranei e un sistema automatico e pneumatico di raccolta dei rifiuti. I materiali usati nella costruzione sono principalmente travi d’acciaio, vetro e legno in doghe, che sulle terrazze richiamano chiaramente il ponte di una barca, oltre al cemento della struttura originaria, ancora visibile solo alla base del residence, in ricordo di com’era il bruco prima che si trasformasse in farfalla. All’interno dei silos si è invece costruito un sistema futuristico di scale e ascensori panoramici, illuminati dalla luce naturale proveniente dalla copertura trasparente delle due lobby.

frosilos copenhagen

Le terrazze degli appartamenti del Gemini Residence di Copenhagen.

Un progetto reso possibile dalle caratteristiche dello studio Mvrdv, fondato a Rotterdam (Paesi Bassi) nel 1993 da Winy Maas, Jacob van Rijs e Nathalie de Vries che, con il loro team di oltre 60 architetti e designer internazionali, si occupano di progetti e studi nel campo dell’architettura, dell’urbanistica e della progettazione del paesaggio. Con un occhio di riguardo nei confronti della sostenibilità. È forte convinzione di Mvrdv e di tutto il suo staff, infatti, che l’attuale generazione debba risolvere i problemi ecologici, invece di passarli alle generazioni future. Per loro, l’efficienza energetica e un approccio olistico e sostenibile sono essenziali per il futuro. Infatti ogni nuovo lavoro inizia con la raccolta di informazioni su ogni fattore che giochi un ruolo nella progettazione, dalle leggi locali, ai regolamenti edilizi, all’efficienza energetica, ai requisiti ambientali e tecnologici, fino ai desideri del cliente, alle condizioni climatiche e alla storia politica del sito. Questa procedura assicura fin dai primi stadi del progetto di adottare le migliori pratiche per uno sviluppo sostenibile, che poi è visibile nel risultato finale: vera sostenibilità a livello tecnologico, ma anche sociale e filosofico. Perché un’architettura di qualità si traduca in qualità di vita.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

Per vedere l’articolo sul Gemini Residence Frosilos pubblicato su YACHT DESIGN n. 4 2012: http://www.playmediacompany.it/edicola/edicola-01.asp?Id=3272

Il giardino nobile, Electa

20 Dic

La copertina del libro Electa

Sottotitolo: Italian Landscape Design. Infatti si parla di architettura dei giardini all’italiana, analizzando tredici esempi selezionati secondo il criterio del giardino classico formale. Architetture verdi che si distinguono per rigore e armonia di forme in cui, inserendo gli elementi naturali con precisi schemi geometrici, si ottiene un risultato di equilibrio generale. Ne sono un esempio i magnifici giardini di Villa Reale di Marlia (Lu), di Villa del Balbianello a Lemmo (Co), della Cervara a Santa Margherita Ligure (Ge) e il Giardino dei Giusti di Verona. Ogni giardino incarna inoltre la storia di famiglie aristocratiche che hanno tramandato la tradizione del verde nobile.

Electa, A cura di Lucia Valerio, con un testo di Paolo Pejrone, 192 pagine/120 illustrazioni, € 65

Articolo scritto da: Samuela Urbini
Segnalazione pubblicata su Capital Living n. 4 di settembre 2011

Lago di Como: Villa del Balbianello, Lemmo

30 Years of Polaroids

15 Dic

Un'immagine tratta dal libro 30 years of polaroids

Bruno Bisang è un fotografo ritrattista e di moda svizzero molto bravo. In questa opera raccoglie una selezione di polaroid scattate in 30 anni di carriera, che fanno venire nostalgia della fotografia analogica, con la sua imperfezione espressiva, la sua purezza e l’assenza di ritocco a cui invece il digitale ci ha abituati. Tra i vari soggetti ritratti, anche molte star, tra cui Naomi Campbell, Carla Bruni, Tyra Banks, Monica Bellucci, Claudia Schiffer, Michelle Hunziker e Victoria Beckham. Una collezione di foto che diventerà un cult.

TeNeues, di Bruno Bisang, 208 pagine/93 foto in bianco e nero, € 65

La copertina del libro

 
Articolo scritto da: Samuela Urbini
Segnalazione pubblicata su Capital Living n. 4 di settembre 2011.

Garroni Design, l’armatore viene prima di tutto

3 Nov

Parla lo yacht designer Camillo Garroni: “Abbiamo rivoluzionato il layout dando all’armatore un accesso riservato alla sua cabina, innovazione che nessuno aveva mai realizzato prima su yacht tra i 15 e i 18 metri, e in alcuni casi anche oltre. E poi abbiamo eliminato visivamente i montanti posteriori che sorreggono il fly, creando un nastro vetrato continuo fra parabrezza e porta scorrevole di poppa. Così sui Prestige 500 e sui nuovissimi 550 S e F e 60 Sport Top abbiamo reso reale la vista panoramica a 360 gradi, caratteristica distintiva della gamma. Il 60’, presentato in una nuova versione con SportTop apribile ma anche abitabile, fa da capofila della gamma di livello superiore, i Prestige Yachts che condurranno il marchio del gruppo Jeanneau – Bénéteau oltre la soglia dei 20 metri. Sono circa 20 anni che, prima mio padre e ora io, realizziamo in esclusiva il design interno ed esterno dei Prestige, con notevoli approfondimenti anche nell’industrial engineering. Accantonate, per adesso e per i grandi impegni di lavoro, le barche a vela che ci hanno regalato tante soddisfazioni, per Jeanneau ci occupiamo anche delle gamme Leader (piccoli motoryacht sportivi) e NC (nuova linea di target alto e in rapida crescita, che propone piccoli motoryacht coupé di gran comfort per navigazioni relax).

L'apertura dell'articolo su Garroni Design, pubblicato su Yacht Design n. 4 del 2011

Attualmente, la sfida più stimolante è quella di riuscire a imporre sui mercati globalizzati un prodotto interamente made in Europe, qualitativamente al top ma anche molto competitivo nei prezzi. Si tratta di razionalizzare al massimo il prodotto, industrializzare le piattaforme comuni, mantenendole comunque flessibili, e ottimizzare la grande competenza produttiva delle nostre maestranze, francesi e italiane. Basta visitare uno dei numerosi siti produttivi per vedere con quanta serietà e professionalità sono costruiti tutti gli yacht Jeanneau: in cantiere si produce prevalentemente in linea, come per le automobili, in uno stato di pulizia e ordine maniacali, dove ogni vite è al suo posto e ogni addetto, conoscendoti per nome, ti suggerisce cosa poter migliorare ulteriormente. Le mani esperte di gente abituata a mari feroci non sono però più sufficienti a vincere la concorrenza globale: bisogna fare un salto di qualità anche nella raffinatezza delle finiture (quella che noi chiamiamo qualità percepita) a complemento della qualità intrinseca, sulla quale non abbiamo mai avuto dubbi; il tutto senza sforare i budget. Ci siamo riusciti lavorando sui materiali, razionalizzando layout e metodologie costruttive in modo da lasciare un po’ di spazio anche per quel pizzico di lusso che non guasta.

L’armatore è sempre al centro della nostra attenzione e nostro sforzo costante è quello di rendergli la vita, la vacanza e la navigazione il più gradevoli possibile. Abbiamo per esempio riservato alla cabina armatoriale un ingresso privilegiato, quasi a livello, in modo da offrire una suite autonoma, confortevole e di prestigio. Un’intuizione, questa, su cui io e mio padre (Vittorio Garroni, nome storico della nautica italiana e fondatore della prestigiosa Scuola di Progettazione per la Nautica di La Spezia, n.d.r.), insieme a Jean François de Premorel (Product Development Director del marchio Prestige), ci siamo confrontati a lungo e sulla quale abbiamo lavorato molto, fino ad arrivare a creare negli spazi una rivoluzione piccola ma di grande effetto, e contenuta entro il budget previsto. Anche il design esterno della nuova gamma Prestige, di cui il 500 è l’apripista, è stato radicalmente cambiato e tiene conto di un fattore su cui puntiamo molto: la razionalizzazione della costruzione. Infatti siamo riusciti a combinare su una sola base due yacht diversi: il Prestige 500 Fly e il 500 Sport Top (ma la stessa cosa vale per i 550), che differiscono solo nella parte superiore. Questo risultato è il frutto di uno studio difficile che ci ha portati a caratterizzare con un look elegante ma anche sportivo entrambi i modelli, senza dover fare interventi sugli stampi, cosa che avrebbe vanificato gli sforzi per l’industrializzazione della costruzione. Nella stessa ottica, abbiamo scelto di realizzare paratie quasi tutte ortogonali, per semplificare la costruzione eliminando i tagli obliqui e le curve. Ciò ha contribuito anche a dare un layout più moderno e razionale alle nostre imbarcazioni, guadagnando spazio per una maggiore vivibilità.

Oltre a collaborare con Jeanneau, che assorbe la maggior parte delle energie dello staff, lavoriamo anche per Zodiac, per il quale stiamo rinnovando buona parte della gamma dei gommoni, con scelte innovative sul layout. Proseguiamo inoltre la nostra ventennale collaborazione con il gigante dell’armamento commerciale, il giapponese Nyk, per il quale abbiamo sviluppato il concept per un mega portacontainer futuribile, il SuperEcoShip 2030, lungo quasi 400 metri, con soluzioni innovative dal punto di vista propulsivo e della gestione del carico, con il massimo rispetto per l’ambiente. Questa nave costituisce il nostro punto di ricerca più estremo, perché insieme alla finlandese Elomatic e al giapponese Monohakobi Technology Institute, stiamo studiando possibilità applicative circa la superconduttività che potrebbe portare a diverse collocazioni dell’apparato propulsivo, anch’esso soggetto ad analisi tipologiche: fuel cell, complementi di propulsione eolica, apporti energetici con pannelli solari all’avanguardia ecc. Sono le sfide di domani, di fronte a cui vogliamo essere pronti.

In un futuro più prossimo, invece, vedrete sui megayacht tra i 30 e i 70 metri altre soluzioni più ludiche che stiamo mettendo a punto in questo momento. Lo scopo è sempre quella di dare all’armatore l’importanza che merita.
Vogliamo realizzare tutti i suoi sogni, perché oggi è comunque costretto a ricorrere a un tender quando, per esempio, vuole godersi un bel bagno in un mare cristallino e non nel blu profondo dove lo costringe la taglia della sua imbarcazione. Quindi abbiamo voluto restituirgli il privilegio di fare un bagno esclusivo nell’acqua più azzurra, ma
in continuità con la sua isola privilegiata. E ci siamo riusciti. A breve vi sveleremo come.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

Per vedere l’articolo sul design di Garroni Design pubblicato su Yacht Design n. 4 2011: Yacht Design 4 – 2011 – Garroni design

Hydro Tec, yacht by Sergio Cutolo

4 Ago

Vanta una laurea in Ingegneria navale e un’intensa carriera maturata in cantiere, soprattutto in Baglietto, dove è stato anche capo dell’ufficio tecnico (ma con una parentesi dal 1989 al 1991 in Rodriquez). A 11 anni dall’inizio della sua professione, però, Sergio Cutolo decise di fare il grande salto e aprire il proprio studio. Era il 1995 e così nasceva, a Varazze, Hydro Tec, una realtà poliedrica che può contare su vaste competenze, tanto quanto l’esperienza del suo fondatore. «Negli ultimi anni abbiamo progettato yacht in fibra di vetro, alluminio e legno; dislocanti, plananti e a vela. Insomma, qualsiasi oggetto galleggi», conferma Cutolo. Mentre nei primi anni Hydro Tec curava solo l’ingegneria navale, dal 2008 invece offre una progettazione completa (a esclusione dell’interior design), grazie a un team composto da sei persone, oltre a Cutolo, e a una schiera di collaboratori.

articolo intervista Sergio Cutolo
L’articolo pubblicato su Yacht Design del dicembre 2010.

Tra i suoi punti di forza lo studio ligure vanta la versatilità e la capacità di offrire una consulenza a 360 gradi, comprese anche le proposte commerciali dei fornitori. «Partendo dall’idea di base dello yacht, siamo in grado di seguire dal progetto dell’architettura navale ai file di taglio, fino ai disegni che si utilizzano in officina», spiega l’ingegnere. «Quindi i cantieri che non possono contare su un ufficio tecnico interno, o che ne hanno uno piccolo, ricevono tutta la documentazione necessaria per realizzare un’imbarcazione. Per questo motivo lavoriamo molto in Turchia e in Cina, dove non esiste un background “di cantiere” e dove quindi forniamo anche una quota di know-how. Un servizio simile lo stiamo attualmente offrendo anche ai Cantieri Palumbo di Napoli, con la realizzazione del nuovo Columbus 177’». Gli yacht progettati da Hydro Tec sono lunghi dai 16 ai 70 metri e variano molto di tipologia. «Il mio background professionale mi porta a essere orientato verso gli yacht veloci», precisa Cutolo, «anche se personalmente prediligo le barche a vela. Il punto di sintesi tra queste due mie anime è rappresentato dalla serie di explorer dei Cantieri Navali di Pesaro, a partire dal Naumachos del 2006 in avanti».

Tra lavori così diversi esiste comunque un minimo comun denominatore. «Cerchiamo sempre di realizzare un progetto che sia semplice », sottolinea Cutolo. «Il mio maestro, l’ingegnere Alcide Sculati di Baglietto, mi diceva che una struttura per funzionare deve essere bella. Io aggiungerei che deve essere anche facile da costruire». Con il tempo però cambiano anche le richieste dei committenti. «Oggi sono richiesti yacht performanti e spirito ecologico», spiega l’ingegnere. «Come far convivere queste due esigenze? Mettendo a punto una terza via. Stiamo per esempio progettando un’imbarcazione con il Cantiere delle Marche che abbini il motore ibrido a velocità più elevate. Abbiamo in opera progetti di 85, 100 e 115 piedi, in acciaio e alluminio, capaci di velocità di punta di 22-24 nodi con i motori diesel, ma che viaggiano a 7-8 nodi con quello elettrico».  Ma non sono queste le uniche nuove tendenze del mercato. Da un lato c’è anche chi vuole yacht molto grandi, destinati al charter. Dall’altro è in atto un downsizing della richiesta, che si articola in due sottoinsiemi: chi chiede un’imbarcazione più piccola e chi ne vuole una che duri di più. «Ora gli yacht tornano a essere concepiti come beni durevoli», continua Cutolo, «quindi hanno maggior successo i 30-35 metri, realizzati in acciaio e alluminio. Il problema è che i cantieri attrezzati per utilizzare questi due materiali sono specializzati in barche dai 50 metri in su, mentre i cantieri che costruiscono yacht da diporto usano ancora per lo più la fibra di vetro».

L’ultimo lavoro firmato dallo studio ligure è il 54 metri O’ Rama, varato in Grecia e terzo della serie costruita dalla Golden Yachts, con linee esterne e arredi disegnati dall’architetto Giorgio Vafiadis, per il quale il team di Sergio Cutolo sta progettando un nuovo 39 metri in alluminio a tre motori e tre idrogetti. Nel frattempo prosegue il lavoro con realtà estere: è il caso dei due 70 metri in acciaio disegnati per il cantiere turco Proteksan e dei tre explorer, di 87, 116 e 148 piedi, progettati per il cinese Kingship e denominati Ocean Suv proprio per le loro caratteristiche di comfort e flessibilità funzionale. Ulteriori caratteristiche distintive dello stile Hydro Tec.

Articolo scritto da: Samuela Urbini
Per vedere l’articolo sul design di Sergio Cutolo pubblicato su Yacht Design n. 6 2010: YachtDesignDecember2010

Coop Himmelb(l)au

17 Giu
Il design variabile come le nuvole nel cielo blu

Copertina del libro Coop Himmelb(l)au, di Taschen

Il titolo può far pensare al supermercato, ma in realtà la Coop Himmelb(l)au è una cooperativa sì, ma di architetti, che ha sede principale a Vienna, ma ha seguaci in tutto il mondo. In cosa credono? In una modalità costruttiva fantasiosa e variabile come le nuvole. Himmelblau in tedesco significa infatti azzurro cielo, il colore. Mettendo la “l” tra parentesi, si legge Himmelbau, ovvero costruzioni che stanno nel cielo. Fondata negli anni 60 da Wolf D. Prix, Helmut Swiczinsky e Michael Holzer, oggi i loro uffici di Vienna e Los Angeles sono tra i più apprezzati e questo libro mostra e spiega la realizzazione di alcuni dei loro lavori più famosi, dall’Ufa Cinema Center di Dresda, al BMW Welt di Monaco di Baviera, dove si trova anche il museo storico BMW.

Taschen, di Michael Mönninger e Peter Gössel, 500 pagine, 150 $

 
Articolo scritto da: Samuela Urbini
Segnalazione pubblicata su Capital Living n. 2 di aprile 2011.
Il quartier generale BMW

BMW Welt di Monaco di Baviera, costruito dagli architetti Himmelb(l)au

New natural home

13 Giu
Interior design naturale

Il libro New Natural Home, di Thames and Hudson

Una guida da cui prendere ispirazione per vivere in una casa che minimizzi il suo impatto sulla terra, moderna e naturale, agendo sulla scelta dei materiali per arredarla, oltre che per costruirla. Le case fotografate da Richard Powers in questo libro dimostrano come una casa ecocompatibile sia anche una casa di stile, elegante. E contiene centinaia di idee e suggerimenti da mettere subito in pratica, non solo per chi  ha la fortuna di costruirsi una nuova abitazione da zero, ma anche per chi vuole implementare proprietà già esistenti.

Thames and Hudson, di Dominic Bradbury, 256 pagine, 386 illustrazioni, 24 €

 
Articolo scritto da: Samuela Urbini
Segnalazione pubblicata su Capital Living n. 2 di aprile 2011.
stanza con legno caldo

Il calore del legno nella stanza

Immaterial world, Transparency in Architecture

10 Giu
Il design delle trasparenze, a tutta luce

Copertina del libro Immaterial World Transparency in Architecture, di The Monacelli Press

Quando l’architettura è trasparente è come se scomparisse. Il mondo immateriale del titolo di questo bellissimo libro parla proprio di questo, delle architetture invisibili, dove il vetro è materiale principe, che riesce a ricomporre il conflitto tra il bisogno di privacy e l’istinto ad aprirsi verso il mondo. Un excursus tra i 25 edifici contemporanei più belli, fotografati in ogni angolo del mondo (tra cui anche un progetto di Renzo Piano), che sono stati progettati e costruiti appunto basandosi su un originale gioco di trasparenze e superfici opache.

The Monacelli Press, di Marc Kristal, 216 pagine, 45 $

Celeste Dell’Anna

27 Mag

Parola d’ordine: “consistency”. Ovvero, coerenza, la capacità che hanno gli elementi di un ambiente di stare bene insieme. È questo il concetto chiave che guida il gusto eclettico e senza frontiere di Celeste Dell’Anna, originario del lago Maggiore, milanese d’adozione e cittadino del mondo, con base a Londra – Chelsea Harbour, dove ha aperto il suo secondo studio di design e architettura, e a Milano, in via Montebello (dal 1983).

yacht design celeste dell'anna impaginato

L'articolo è stato pubblicato su Yacht Design n. 2 del 2011

Celeste Dell’Anna è una consolidata realtà internazionale nell’interior design di prestigio e in quasi 30 anni di attività ha firmato progetti per residenze private, alberghi, yacht e jet privati, fra i quali gli arredi per la residenza ufficiale del presidente dell’Uzbekistan, Islom Karimov, in occasione del Forum internazionale dell’economia di Davos. I suoi interni, tutti, hanno un impatto forte su chi li guarda, che ne nota la raffinata eleganza, la ricchezza degli elementi, l’opulenza di alcuni, ma allo stesso tempo il risultato armonioso, che non è mai ridondante. “È il segreto della consistency”, spiega Dell’Anna. “Parola di cui non trovo un preciso corrispettivo in italiano: identifica un approccio verso un ambiente nel quale niente deve prevaricare qualcos’altro. Amo i dettagli, la decorazione e l’arredo sono una parte dell’architettura, per questo la prima domanda che mi faccio in un progetto è se il valore architettonico dello spazio che andrò a decorare ha dimensioni e proporzioni adatte a poter sviluppare quel progetto. Molte volte questo non capita. È più facile per strutture di architettura classica, fino agli Anni 40 circa”.

Il dogma dell’approccio progettuale di Celeste Dell’Anna è sintonizzarsi sui desideri del cliente. “Ho grande rispetto del Client brief. Il mio lavoro consiste nel creare la scenografia, il teatro per la rappresentazione pubblica e privata della vita dei clienti. Lo stile delle mie case appartiene alle persone che le vivono: io traduco e interpreto le loro aspettative. Questo esclude dunque un approccio classico, o contemporaneo, o post contemporaneo, che per me sono etichette che per semplicità vengono adottate per identificare un certo tipo di design ma, in pratica, non vogliono dir niente. Credo in una storicità che deve avere ogni progetto, che costituisce il midollo spinale della vita del personaggio che poi dovrà vivere questo ambiente”.

Un’altra caratteristica dello Studio Dell’Anna, di cui sono molto orgogliosi, è il budget control. “C’è un detto: quando vedi l’architetto sai come inizi e non sai mai come finisci”, scherza il designer. “Con noi non succede. Anzi, aiutiamo il cliente a definire il budget compatibile con il risultato che desidera ottenere, lo monitoriamo con grande attenzione e forniamo periodicamente una serie di report dettagliati sull’avanzamento della spesa unitamente al dettaglio dei costi”.

Nella carriera di Dell’Anna non mancano gli yacht, che in qualche modo hanno segnato il suo successo e gli hanno fornito un’esperienza fondamentale portata anche nei progetti sulla terraferma. Tra i suoi progetti,

bagno dello yacht Be Mine - Lenora Lurssen yachts

Il bagno ricco di marmi del Be Mine

Be Mine (oggi Lenora, di Lürssen Yachts), il restyling di Shergar per l’Aga Kahn e la prestigiosa committenza legata al design degli interni di Fortuna, per parte del Patrimonio National di Spagna, in uso esclusivo alla Famiglia Reale Spagnola. “Dal Fortuna ho ricavato una grande esperienza sulla leggerezza. In studio avevamo il bilancino di precisione per i materiali, sapevamo i grammi che pesavano i singoli elementi. Nella nautica ogni centimetro quadrato ha una sua importanza e l’utilizzo dello spazio è fondamentale, mentre spesso nelle case lo spazio si spreca. Questo è stato un grande insegnamento. Ora sto per iniziare un nuovo ambizioso progetto per gli interni di un 57 metri a vela, un Germán Frers monoalbero”.

Oltre al megasailer, Celeste Dell’Anna sta terminando una gioielleria Chatila a Ginevra, in cui ha ripercorso stilemi Déco, resi più contemporanei con l’introduzione di elementi colorati che richiamano le pietre preziose. E la stratosferica Residenza privata Bolton, nel centro di Londra, su una superficie di 1600 mq. Uno dei progetti più prestigiosi che ha firmato di recente, infine, è quello del ristorante Acanto e delle quattro suite imperiali dell’Hotel Principe di Savoia di Milano, per il quale ha creato una soluzione contemporanea, con elementi di prestigio, pur mantenendo dei tratti di continuità con gli elementi della tradizione del grande albergo. Nel rispetto dei requisiti di sicurezza: “Nella suite volevo metter il camino”, ricorda Dell’Anna, “ma poteva essere pericoloso, perché se qualcuno lo avesse acceso senza fare attenzione, avrebbe potuto incendiare l’hotel. Quindi abbiamo dovuto rinunciare”.

Oltre che dai progetti di interior design, Celeste Dell’Anna è attratto anche dal design di singoli oggetti. La sua posizione è molto libera da schemi e la sua natura curiosa lo rendono una spugna, come lui stesso si definisce, che assorbe da qualsiasi esperienza e incontro elementi d’ispirazione per i suoi lavori. Come nel caso della sua ultima creazione, gli Occasional Table della collezione Turning the Table presentati al Salone del Mobile 2011, tavoli in ceramica con base in legno

tavolino Turning the table

Turning the table di Celeste Dell'Anna

pregiato, in edizione limitata, che ripropongono cinque diversi soggetti ispirati all’arte di propaganda del periodo della Rivoluzione d’Ottobre. Ispirandosi a questi artisti, che un suo cliente russo gli ha fatto conoscere, “ho fatto realizzare delle ceramiche a Vietri, dal bravissimo Enzo Sartoriello”, continua Dell’Anna. “Con la mia rielaborazione, simboli dell’arte di propaganda diventano simboli di eleganza, dimenticando i valori politici che quei disegni contenevano”. È possibile vedere altre collezioni firmate da Celeste Dell’Anna nel suo showroom di 350 metri quadri di viale Montegrappa 2, a Milano, aperto solo su appuntamento. Si tratta di uno spazio ricco di charme e ricercatezza, dove il senso estetico
e l’estro del designer si fondono in ambienti dalla sofisticata eleganza e dalla straordinaria contemporaneità. Oggetti d’arte e d’arredo, tessuti preziosi e pezzi unici creati da Celeste Dell’Anna sono i protagonisti indiscussi di uno stile dalla nobile essenza. Per arredare all’insegna del gusto e dell’originalità.

Articolo scritto da: Samuela Urbini
Per vedere l’articolo sul design di Celeste Dell’Anna pubblicato su Yacht Design n. 2 2011: Celeste Dell’Anna
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