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Fincantieri Yachts

1 Mar

Non solo navi da crociera, offshore o militari. Forte dell’eccellenza tecnologica espressa in molti ambiti delle costruzioni navali, Fincantieri nel 2005 ha fondato una nuova business unit che si occupa specificamente della produzione di mega yacht dai 70 metri in su. Si chiama Fincantieri Yachts e ha l’obiettivo di affermarsi come leader tecnologico anche in questo segmento. “Fincantieri ha una storia molto importante di leadership tecnologica, presente in molte delle 7000 navi costruite, con un dna unico che combina eccellenza nella tecnologia, nell’ingegneria e nella capacità produttiva”, afferma Marco Francesco Mazzù, Head of Origination Strategies and Market Development di Fincantieri Yachts, che con passione ci fa entrare nel mondo di questi superyacht.

Il primo a essere costruito è stato Serene, lungo 134 metri e consegnato nel 2011: allora era il nono megayacht più grande del mondo e nel 2012 fu anche giudicato il migliore della sua categoria, vincendo il World Superyacht Award. Nel 2014 è stato varato il secondo, Ocean Victory, ancora più imponente, che con i suoi 140 metri è il più grande yacht mai costruito in Italia e, ad oggi, il nono più grande del mondo.

“Ci siamo posizionati da subito per competere con i migliori del segmento”, spiega Mazzù. “Per fare questo abbiamo messo insieme le competenze specifiche dello yachting, quelle tecnologiche e di gestione del luxury, facendo leva sulle migliori capacità presenti in azienda (per esempio i vari centri di eccellenza Fincantieri), e sul mercato”. La produzione dei MegaYacht avviene nella location storica di Muggiano, vicino a La Spezia, dove nascono tutti i prodotti a più alta complessità, come anche le navi militari più all’avanguardia: le fregate, i sottomarini, le portaerei.

La modalità principale con cui Fincantieri Yachts si propone sul mercato è di creare prodotti unici che rispondano a esigenze e richieste specifiche di armatori, che vogliono vedere realizzati i propri sogni.

A questa modalità, da qualche anno, Fincantieri Yachts ha affiancato uno scrupoloso processo di sviluppo di nuovi concept che fa sì che i megayacht che poi saranno proposti sul mercato non siano voli pindarici di puro design, ma yacht realizzabili, basati su tecnologia avanzata che serve per creare un luxury lifestyle unico e che consente di ottenere prodotti di bellezza assoluta, che vadano oltre la provocazione di design del momento.

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“Nella metodologia di product development, insieme al designer andiamo a immaginare lo stile di vita a bordo dei potenziali clienti. Una volta compreso questo, si sviluppa il concept: una combinazione di linee estetiche e di piano generale che riflette il lifestyle individuato. A questo uniamo un altro tassello fondamentale per noi, cioè gli elementi unici di tecnologia che fanno sempre parte dei nostri progetti”, continua Mazzù.

Il nuovissimo Sundance, per esempio, un 90 metri sviluppato da Steve Gresham (come Exterior Designer) e da Fiona Diamond (come Interior Designer), risponde all’esigenza di clienti che hanno un forte desiderio di vivere gli spazi all’aperto. Ecco dunque nascere una sorta di grande open, con un ampio sun deck all’interno del quale ci sono sia la piscina sia tutti gli altri elementi per dare il migliore livello di esperienza open air all’armatore.

Per clienti che invece amano spostarsi ed esplorare, Fc Swath 75, nato dalla matita di Andrea Vallicelli, è un concept di 75 metri di inizio 2015 ideato anche per chi soffre il mal di mare: ha una struttura tecnologica particolare che permette di avere lo yacht stabile anche in condizione di mare abbastanza mosso e può essere combinato con una propulsione con fuel cell, completamente green, tecnologia che Fincantieri utilizza già da 20 anni su alcuni sottomarini.

Nell’Ottantacinque, sviluppato con Pininfarina, il lifestyle è invece quello di un understated luxury, per persone che non hanno bisogno di dimostrare niente, perché già sono, con il desiderio di godersi la barca con famiglia e amici: ecco quindi la presenza di molti accessi al mare, una profusione di luce naturale e molta flessibilità nell’utilizzo degli spazi interni ed esterni.

“Sempre lo scorso settembre”, aggiunge Mazzù, “con lo studio H2 abbiamo realizzato il nostro entry point – Aura – un concept di 75 metri. L’idea alla base è semplice, ma difficile da realizzare. Dare all’interno di uno spazio limitato una serie di elementi che permettono una vivibilità tipica di barche di taglia superiore, da 80/90 metri. Molto ricca a livello di contenuti, ha un eliporto touch and go, terrazza e palestra panoramica, un’area dell’armatore molto ampia, sei cabine per ospiti, può portare un equipaggio di circa 20 persone e ha un tender garage che può ospitare un Aquariva, o piccoli sottomarini”. Tutti i concept delineano un’idea generale della struttura dello yacht, ma sono poi interamente personalizzabili dagli armatori, anche grazie alla capacità unica del team di ingegneria e dei partner di cui si avvale Fincantieri Yachts.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

L’articolo è stato pubblicato su THE ONE – Yacht and Design – Silver issue

 

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Creative Minds: Luca Dini

7 Feb

Un’icona può essere rinnovata

La firma di Luca Dini ha segnato lo stile di moltissimi yacht, avendo lavorato con i cantieri più famosi al mondo, come Benetti, Mondo Marine, Tecnomar, Admiral, Isa, Mariotti e Cantieri di Pisa. A 50 anni di età e dopo oltre 25 di attività in tutto il mondo, il designer fiorentino che lasciato il segno nel mondo nautico è ora alle prese con una sfida molto stimolante, ma di grande responsabilità: rinnovare la storica linea Akhir dei Cantieri di Pisa, che ha cambiato il corso della nautica da diporto. Inventata negli Anni 70 dal professore Pierluigi Spadolini, di cui Luca Dini è stato allievo, “è stata una barca rivoluzionaria, una specie di Stargate. Da quel momento in poi lo yacht design è diventato una vera realtà e ancora oggi vediamo molte cose riprese da essa”, dice Dini, emozionato nel ricordare quando, da ragazzino, appena entrato nello studio di Spadolini, la vide nascere. dini_pagina_1dini_pagina_2

Oggi che lo studio Luca Dini Design, nato a Firenze nel 1996, non si occupa più solo di progetti nautici, ma anche architettonici, ville residenziali e private, oltre che di aeroplani, lavorare su un’imbarcazione di questo tipo dà al designer un’ispirazione inedita, che sintetizza così: “Un’icona può essere rinnovata”. Perché qui non si tratta di disegnare qualcosa da zero, pensando a un’idea che sia unica, bensì di ridisegnare un modello che è già stato unico e ha segnato la storia del design nautico. Il che è decisamente più impegnativo.

Ma Dini ha una sensibilità particolare e un entusiasmo che lo contraddistinguono e la sua lunga esperienza in Italia e all’estero hanno reso questa impresa possibile. “La prima cosa che abbiamo fatto è stata mantenere gli stilemi che formano l’identità di questa linea, che però abbiamo aggiornato al 2020. La prova più importante che abbiamo centrato è che la barca fosse ancora riconoscibile da lontano, sua caratteristica peculiare. L’obiettivo era quello che hanno fatto la Mini, la 500, o la Porsche. Una Porsche degli Anni 70 o di oggi, è sempre una Porsche, tutti la riconoscono. Così abbiamo fatto noi: la linea esterna è quella su cui ci siamo maggiormente concentrati”.

Ma sul nuovo 42 metri dei Cantieri di Pisa sono state introdotte anche grandi novità: l’utilizzo dell’alluminio, in un cantiere che finora aveva lavorato solo con legno o vetroresina. Lo yacht è un semidislocante, non più planante, e per la prima volta il Cantiere avrà uno yacht con un secondo salone al ponte superiore e un ponte principale full beam a prua, dove è stata posizionata la cabina dell’armatore, con balconi ribaltabili, che quindi non si trova più sul lower deck, come in passato.

pub-to7cover_sLo stile Luca Dini Design si riconosce dalla costante ricerca, dal perfezionismo e dal gusto sempre sorprendente ma ricercato che lo caratterizzano. Così anche negli interni del nuovo Akhir, che saranno interamente personalizzati dall’armatore, ha inserito un particolare degno di nota: in onore alla moglie di Spadolini, Gianna Fagnoni, che inventò il teak sabbiato per i Cantieri di Pisa, un must per decine e decine di modelli, ha mantenuto questo materiale storico, cambiandogli però mood: “Abbiamo pensato renderlo più contemporaneo scegliendo un disegno con ispirazione giapponese, molto asciutto e lineare, tipico delle architetture del Sol levante, Paese dove mi sono recato molte volte negli ultimi anni e da cui ho tratto una forte influenza, forse anche per il contrasto con l’opulenza del rinascimento fiorentino in cui sono costantemente immerso”, conclude Dini.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

L’articolo è stato pubblicato su THE ONE – Yacht and Design di luglio 2016.

Creative Minds: Tiziana Vercellesi

11 Lug

“Getting the excellence tailored on the Client’s wishes learning the ‘Eudaimonia’, the Aristoteles’s concept of happiness”.

 

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Gli interni che portano la firma di Tiziana Vercellesi sono preziose realizzazioni che, sotto un unico cappello concettuale, riuniscono pezzi d’eccellenza disegnati in modo esclusivo e creati sulla misura dei desideri del cliente. Ogni progetto è una sfida, uno sforzo che spinge l’architetto e tutto il team chiamato a lavorare con lei oltre i consueti confini, sfruttando al massimo le abilità di ciascuno. Con risultati sorprendenti. “La conoscenza dei materiali e il processo delle loro lavorazioni permette di estrarne l’anima, nella convinzione che questo sia visibile e sentito a opera conclusa.

Piemontese di origine, ha trascorso i primi 20 anni professionali tra Milano e Como dedicandosi ad abitazioni di lusso e ad alcuni yacht, amando particolarmente questi ultimi. Dal 2006, è in Toscana chiamata dal cantiere Sanlorenzo a Viareggio dove per 5 anni lavora come in-house architect, ideando gli interni di 19 barche alle quali in seguito si uniscono altre, dietro incarichi diretti di armatori. Oggi nell’ufficio a Marina di Carrara si dedica di nuovo ai due ambiti originari, gli yacht e le abitazioni private, spesso degli stessi clienti.

Nel lavoro, sono irrinunciabili in egual misura qualità, funzione ed estetica. Seleziono personalmente i materiali, tutto è disegnato su misura, collaboro al controllo delle costruzioni e aggiungo esclusività grazie all’esperienza e alla rete di abili artigiani e artisti capaci di realizzare pezzi speciali e unici. L’intento è quello di realizzare luoghi dove stare bene, sentirsi liberi, regalare un po’ di emozione ed essere felici”.

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Filosofia applicata alla perfezione a Scorpion, il 46 metri dislocante acciaio e alluminio varato nel 2015 da Sanlorenzo, frutto del lavoro a stretto contatto con l’armatore, dallo stile definito Fusion Art Deco, che indica la presenza di elementi contemporanei stilisticamente armonizzati con mobili Art Deco, con i motivi di William Morris e altri artisti dell’inizio del ventesimo secolo. Tutto l’arredo è realizzato in Italia ad esclusione dei mosaici di un artista moscovita. Se si osservano i dettagli, si notano “mobili complessi da realizzare, con curve e controcurve e impiallacciature preziose, materiali e finiture non comuni, inserti in metallo fatti da bronzisti esperti”.

Ogni ponte ruota intorno a temi voluti dall’armatore: sul lower deck troviamo le città Parigi, Londra, New York e Mosca, sul ponte principale, il verde della foresta e i soggetti della natura, sull’upper deck entriamo infine nel mondo marino, animato da pesci, tartarughe, meduse e da un vero acquario. Tutti esplicitati negli elementi decorativi: bassorilievi a foglia d’argento, foto artistiche retroilluminate, metalli tagliati a laser, madreperle, agate e ametiste si alternano e si fondono allo scopo. “Al centro della scala si staglia una scultura di vetro dall’elevata complessità realizzativa, desiderio dell’armatore che voleva come un grattacielo che dal basso verso l’alto portasse al mondo marino, posto in alto come sentimento di libertà. Ho imparato lavorando con lui l’aspetto aristotelico di Eudaimonia, di Felicità come purpose to achieve performing one’s function well.” Concetti che si ritroveranno anche nel progetto futuro dell’architetto: “uno yacht di 60 metri dove la personalizzazione di ogni elemento, anche se di stile diverso, sarà ugualmente forte e la ricerca della “Felicità” sottolineata dalla presenza di una zona benessere molto grande, con spa, palestra, attrezzature per il trattamento del corpo”.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

L’articolo è stato pubblicato su THE ONE – Yacht and Design di maggio 2016.

Creative minds: Enrico Gobbi, leader di Team For Design

21 Giu

Ciò che rende un progetto vincente è il raggiungimento di una armonia complessiva di tutte le forme, la perfetta proporzione. Solo partendo da una matita e un foglio bianco si può conseguire questo obiettivo.”

Enrico Gobbi è la mente creativa di Team for Design e ogni sua creazione nasce con un tratto di matita sul foglio bianco: “Non vogliamo che l’aspetto informatico, fondamentale per la stesura finale del progetto, sovrasti quella che è la creatività massima di un disegno fatto a mano, che vince sempre”, ci racconta con grande decisione e verve. Nato a Venezia, dove l’acqua e la bellezza fanno parte del panorama, cresce respirando aria di mare ed è da subito attratto dalle imbarcazioni, anche se inizialmente è l’architettura civile a interessarlo di più. “A metà del corso all’Università di Venezia, ho cominciato a documentarmi sul mercato nautico, finché alla fine degli studi mi sono ritrovato totalmente innamorato di questo mondo. Non a caso mi sono laureato con una tesi su una nave e da lì è cominciato tutto”. Si trasferisce negli Stati Uniti, dove lo yacht design era già una realtà più matura, e si perfeziona con un corso di specializzazione, che lo porta subito alla collaborazione con lo studio Nuvolari Lenard, dove resta cinque anni, imparando moltissimo. Per poi mettersi in proprio con Team For Design, fondato nel 2005, dove oggi lavorano 9 progettisti internazionali. Il suo studio ha disegnato yacht di lusso esclusivi per cantieri navali rinomati e importanti clienti in tutto il mondo e la cifra stilistica del suo design sono le finestrature a taglio geometrico nello scafo: “inizialmente non erano capite. Nel 2005 tutti sceglievano forme curve, che abbiamo fatto anche noi per altri cantieri, ma queste erano le finestre che a me piacevano: pulite, minimaliste, senza tempo”.

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Elemento che torna anche in uno degli ultimi progetti dell’architetto, l’Aston 66 di Rossinavi. “La mission era creare un megayacht con tanti spazi interni, però veloce e dinamico. Se ne guardiamo il sideview, questo 66 metri ready-to-build sfugge dal foglio, sembra che stia già correndo. Le linee dritte, ma in tensione, e le finestrature lunghe e continue, non troppo alte, ma che danno grande visuale verso l’esterno, danno l’idea che questo sia uno yacht già in movimento”.

Proporzioni sportive che si notano anche “nell’upper deck, molto appoppato e basso in modo da lasciare ampio spazio alla prua, che ricorda il cofano pronunciato di una lussuosa coupé sportiva. Pur rimanendo una grande villa sul mare, con grandi spazi interni e tantissima luce”. Dotata di un tocco esclusivo per l’armatore, cui è riservata un’area di circa 70 mq, con cabina full beam a prua del ponte principale e due terrazze che sporgono su entrambi i lati, come se fossero le alette di una macchina sportiva. “All’esterno, l’effetto scenico lo troviamo a poppa, oggi considerata il biglietto da visita di un megayacht: nella piscina, una cascata passa tra due vetri e appare come se corresse nella lingua nera che arriva al ponte. E una speciale illuminazione fa sì che, a portellone aperto, una serie di barre a led della stessa lunghezza crei una cattedrale di ponti fino all’albero, gioco di luci ripreso dalle scalinate e dalle griglie d’aerazione sul main deck”.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

L’articolo è stato pubblicato su THE ONE – Yacht & Design di marzo 2016.

 

Il riuso in architettura: il caso Gemini Residence Frøsilos

29 Ago
il doppio silos convertito in residence di lusso

Il residence Gemini Frosilos di Copenhagen

Che cos’è la qualità in architettura? Fino a qualche tempo fa questo concetto rimandava a canoni di tipo estetico, di un edificio si valutavano soprattutto forme, materiali, colori, l’originalità e, in alcuni casi, la stravaganza del disegno architettonico. Il suo impatto visivo, principalmente. Non che in un edificio futurista anche se non strettamente utile ci sia qualcosa di male, anzi. Oggi però in un territorio come quello italiano ed europeo, già molto edificato e non sempre in maniera coordinata, per qualità dell’architettura si dovrebbe iniziare a intendere anche altro, primo fra tutto il suo rapporto con il paesaggio in cui è inserita. Come ha ben spiegato Pio Baldi, presidente della Fondazione Maxxi di Roma nell’introduzione del catalogo della mostra Re-cycle. Strategie per l’architettura, la città e il pianeta, la scorsa primavera in esposizione al Museo nazionale delle arti del XXI secolo della capitale. «Il paesaggio e l’architettura costituiscono insieme l’ambiente in cui viviamo, sono sostanza della stessa materia, sono l’habitat in cui si svolge la nostra vita. Il paesaggio e l’architettura sono la nostra casa. Il concetto di qualità dell’architettura e di qualità e tutela del paesaggio dunque si sommano e si mescolano, si tratta delle due facce della stessa medaglia».

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La copertina della rivista Yacht Design n. 4 2012, su cui è stato pubblicato l’articolo.

Una nuova frontiera per l’industria edilizia è quindi quella del recupero delle numerose zone che hanno bisogno di essere riconvertite, come le ex aree industriali, oppure migliorate con nuovi servizi, come nel caso di periferie fatiscenti o centri storici da ristrutturare. Questa riqualificazione avrebbe il pregio di dare slancio all’economia e, nello stesso tempo, migliorare il paesaggio e dunque la vita delle persone che vivono in un determinato territorio. Così come è successo in molti casi noti, per esempio con la nascita del parco lineare High Line a New York, ottenuto dal recupero della ex ferrovia sopraelevata risalente agli anni 30 e in disuso dagli anni 80 che, invece di essere demolita, è stata trasformata in una deliziosa area verde che taglia Manhattan a circa 10 metri dal suolo.

Tornando in Europa, un caso emblematico di recupero di un vecchio edificio in disuso, diventato una delle più grandi opere di architettura degli ultimi dieci anni, è il Gemini Residence (Frøsilos), la magistrale riconversione di due ex silos in una vecchia area portuale di Copenhagen, chiamata appunto Havnestad, la Città del Porto. In tutta Europa sono stati ristrutturati vecchi magazzini in aree portuali, con grande apprezzamento da parte della gente. Ma quello del Gemini Residence può essere considerato uno step ulteriore. Perché i silos, a differenza dei magazzini, sono una struttura nuda, incompleta, con molti limiti strutturali, ma proprio nel superamento di questi limiti sta la forza di questo progetto realizzato dallo studio olandese Mvrdv.

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L’apertura dell’articolo pubblicato su Yacht Design 4 2012 (PlayLifestyleMedia)

Quello che si sono trovati davanti i progettisti erano due cilindri di cemento costruiti nel 1963, alti 42 metri, con un diametro di 25 metri. Il brief iniziale suggeriva di sviluppare gli appartamenti all’interno delle strutture, ma tagliare delle aperture nel cemento sarebbe stato difficile e limitato dalla tenuta strutturale dei silos stessi, e in più gli appartamenti sarebbero diventati piccoli e ammassati. Così Mvrdv ha proposto di fare l’esatto contrario: creare gli appartamenti all’esterno dei silos, per ottenere la massima luce e quantità di spazi vivibili all’aria aperta, in stretto rapporto con il mare antistante. Il risultato è il Gemini Residence, la cui forma richiama un’onda, o il simbolo dell’infinito secondo alcuni, che comprende 84 appartamenti di lusso, distribuiti su 8 piani, con parcheggi sotterranei e un sistema automatico e pneumatico di raccolta dei rifiuti. I materiali usati nella costruzione sono principalmente travi d’acciaio, vetro e legno in doghe, che sulle terrazze richiamano chiaramente il ponte di una barca, oltre al cemento della struttura originaria, ancora visibile solo alla base del residence, in ricordo di com’era il bruco prima che si trasformasse in farfalla. All’interno dei silos si è invece costruito un sistema futuristico di scale e ascensori panoramici, illuminati dalla luce naturale proveniente dalla copertura trasparente delle due lobby.

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Le terrazze degli appartamenti del Gemini Residence di Copenhagen.

Un progetto reso possibile dalle caratteristiche dello studio Mvrdv, fondato a Rotterdam (Paesi Bassi) nel 1993 da Winy Maas, Jacob van Rijs e Nathalie de Vries che, con il loro team di oltre 60 architetti e designer internazionali, si occupano di progetti e studi nel campo dell’architettura, dell’urbanistica e della progettazione del paesaggio. Con un occhio di riguardo nei confronti della sostenibilità. È forte convinzione di Mvrdv e di tutto il suo staff, infatti, che l’attuale generazione debba risolvere i problemi ecologici, invece di passarli alle generazioni future. Per loro, l’efficienza energetica e un approccio olistico e sostenibile sono essenziali per il futuro. Infatti ogni nuovo lavoro inizia con la raccolta di informazioni su ogni fattore che giochi un ruolo nella progettazione, dalle leggi locali, ai regolamenti edilizi, all’efficienza energetica, ai requisiti ambientali e tecnologici, fino ai desideri del cliente, alle condizioni climatiche e alla storia politica del sito. Questa procedura assicura fin dai primi stadi del progetto di adottare le migliori pratiche per uno sviluppo sostenibile, che poi è visibile nel risultato finale: vera sostenibilità a livello tecnologico, ma anche sociale e filosofico. Perché un’architettura di qualità si traduca in qualità di vita.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

Per vedere l’articolo sul Gemini Residence Frosilos pubblicato su YACHT DESIGN n. 4 2012: http://www.playmediacompany.it/edicola/edicola-01.asp?Id=3272

Garroni Design, l’armatore viene prima di tutto

3 Nov

Parla lo yacht designer Camillo Garroni: “Abbiamo rivoluzionato il layout dando all’armatore un accesso riservato alla sua cabina, innovazione che nessuno aveva mai realizzato prima su yacht tra i 15 e i 18 metri, e in alcuni casi anche oltre. E poi abbiamo eliminato visivamente i montanti posteriori che sorreggono il fly, creando un nastro vetrato continuo fra parabrezza e porta scorrevole di poppa. Così sui Prestige 500 e sui nuovissimi 550 S e F e 60 Sport Top abbiamo reso reale la vista panoramica a 360 gradi, caratteristica distintiva della gamma. Il 60’, presentato in una nuova versione con SportTop apribile ma anche abitabile, fa da capofila della gamma di livello superiore, i Prestige Yachts che condurranno il marchio del gruppo Jeanneau – Bénéteau oltre la soglia dei 20 metri. Sono circa 20 anni che, prima mio padre e ora io, realizziamo in esclusiva il design interno ed esterno dei Prestige, con notevoli approfondimenti anche nell’industrial engineering. Accantonate, per adesso e per i grandi impegni di lavoro, le barche a vela che ci hanno regalato tante soddisfazioni, per Jeanneau ci occupiamo anche delle gamme Leader (piccoli motoryacht sportivi) e NC (nuova linea di target alto e in rapida crescita, che propone piccoli motoryacht coupé di gran comfort per navigazioni relax).

L'apertura dell'articolo su Garroni Design, pubblicato su Yacht Design n. 4 del 2011

Attualmente, la sfida più stimolante è quella di riuscire a imporre sui mercati globalizzati un prodotto interamente made in Europe, qualitativamente al top ma anche molto competitivo nei prezzi. Si tratta di razionalizzare al massimo il prodotto, industrializzare le piattaforme comuni, mantenendole comunque flessibili, e ottimizzare la grande competenza produttiva delle nostre maestranze, francesi e italiane. Basta visitare uno dei numerosi siti produttivi per vedere con quanta serietà e professionalità sono costruiti tutti gli yacht Jeanneau: in cantiere si produce prevalentemente in linea, come per le automobili, in uno stato di pulizia e ordine maniacali, dove ogni vite è al suo posto e ogni addetto, conoscendoti per nome, ti suggerisce cosa poter migliorare ulteriormente. Le mani esperte di gente abituata a mari feroci non sono però più sufficienti a vincere la concorrenza globale: bisogna fare un salto di qualità anche nella raffinatezza delle finiture (quella che noi chiamiamo qualità percepita) a complemento della qualità intrinseca, sulla quale non abbiamo mai avuto dubbi; il tutto senza sforare i budget. Ci siamo riusciti lavorando sui materiali, razionalizzando layout e metodologie costruttive in modo da lasciare un po’ di spazio anche per quel pizzico di lusso che non guasta.

L’armatore è sempre al centro della nostra attenzione e nostro sforzo costante è quello di rendergli la vita, la vacanza e la navigazione il più gradevoli possibile. Abbiamo per esempio riservato alla cabina armatoriale un ingresso privilegiato, quasi a livello, in modo da offrire una suite autonoma, confortevole e di prestigio. Un’intuizione, questa, su cui io e mio padre (Vittorio Garroni, nome storico della nautica italiana e fondatore della prestigiosa Scuola di Progettazione per la Nautica di La Spezia, n.d.r.), insieme a Jean François de Premorel (Product Development Director del marchio Prestige), ci siamo confrontati a lungo e sulla quale abbiamo lavorato molto, fino ad arrivare a creare negli spazi una rivoluzione piccola ma di grande effetto, e contenuta entro il budget previsto. Anche il design esterno della nuova gamma Prestige, di cui il 500 è l’apripista, è stato radicalmente cambiato e tiene conto di un fattore su cui puntiamo molto: la razionalizzazione della costruzione. Infatti siamo riusciti a combinare su una sola base due yacht diversi: il Prestige 500 Fly e il 500 Sport Top (ma la stessa cosa vale per i 550), che differiscono solo nella parte superiore. Questo risultato è il frutto di uno studio difficile che ci ha portati a caratterizzare con un look elegante ma anche sportivo entrambi i modelli, senza dover fare interventi sugli stampi, cosa che avrebbe vanificato gli sforzi per l’industrializzazione della costruzione. Nella stessa ottica, abbiamo scelto di realizzare paratie quasi tutte ortogonali, per semplificare la costruzione eliminando i tagli obliqui e le curve. Ciò ha contribuito anche a dare un layout più moderno e razionale alle nostre imbarcazioni, guadagnando spazio per una maggiore vivibilità.

Oltre a collaborare con Jeanneau, che assorbe la maggior parte delle energie dello staff, lavoriamo anche per Zodiac, per il quale stiamo rinnovando buona parte della gamma dei gommoni, con scelte innovative sul layout. Proseguiamo inoltre la nostra ventennale collaborazione con il gigante dell’armamento commerciale, il giapponese Nyk, per il quale abbiamo sviluppato il concept per un mega portacontainer futuribile, il SuperEcoShip 2030, lungo quasi 400 metri, con soluzioni innovative dal punto di vista propulsivo e della gestione del carico, con il massimo rispetto per l’ambiente. Questa nave costituisce il nostro punto di ricerca più estremo, perché insieme alla finlandese Elomatic e al giapponese Monohakobi Technology Institute, stiamo studiando possibilità applicative circa la superconduttività che potrebbe portare a diverse collocazioni dell’apparato propulsivo, anch’esso soggetto ad analisi tipologiche: fuel cell, complementi di propulsione eolica, apporti energetici con pannelli solari all’avanguardia ecc. Sono le sfide di domani, di fronte a cui vogliamo essere pronti.

In un futuro più prossimo, invece, vedrete sui megayacht tra i 30 e i 70 metri altre soluzioni più ludiche che stiamo mettendo a punto in questo momento. Lo scopo è sempre quella di dare all’armatore l’importanza che merita.
Vogliamo realizzare tutti i suoi sogni, perché oggi è comunque costretto a ricorrere a un tender quando, per esempio, vuole godersi un bel bagno in un mare cristallino e non nel blu profondo dove lo costringe la taglia della sua imbarcazione. Quindi abbiamo voluto restituirgli il privilegio di fare un bagno esclusivo nell’acqua più azzurra, ma
in continuità con la sua isola privilegiata. E ci siamo riusciti. A breve vi sveleremo come.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

Per vedere l’articolo sul design di Garroni Design pubblicato su Yacht Design n. 4 2011: Yacht Design 4 – 2011 – Garroni design
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