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Fincantieri Yachts

1 Mar

Non solo navi da crociera, offshore o militari. Forte dell’eccellenza tecnologica espressa in molti ambiti delle costruzioni navali, Fincantieri nel 2005 ha fondato una nuova business unit che si occupa specificamente della produzione di mega yacht dai 70 metri in su. Si chiama Fincantieri Yachts e ha l’obiettivo di affermarsi come leader tecnologico anche in questo segmento. “Fincantieri ha una storia molto importante di leadership tecnologica, presente in molte delle 7000 navi costruite, con un dna unico che combina eccellenza nella tecnologia, nell’ingegneria e nella capacità produttiva”, afferma Marco Francesco Mazzù, Head of Origination Strategies and Market Development di Fincantieri Yachts, che con passione ci fa entrare nel mondo di questi superyacht.

Il primo a essere costruito è stato Serene, lungo 134 metri e consegnato nel 2011: allora era il nono megayacht più grande del mondo e nel 2012 fu anche giudicato il migliore della sua categoria, vincendo il World Superyacht Award. Nel 2014 è stato varato il secondo, Ocean Victory, ancora più imponente, che con i suoi 140 metri è il più grande yacht mai costruito in Italia e, ad oggi, il nono più grande del mondo.

“Ci siamo posizionati da subito per competere con i migliori del segmento”, spiega Mazzù. “Per fare questo abbiamo messo insieme le competenze specifiche dello yachting, quelle tecnologiche e di gestione del luxury, facendo leva sulle migliori capacità presenti in azienda (per esempio i vari centri di eccellenza Fincantieri), e sul mercato”. La produzione dei MegaYacht avviene nella location storica di Muggiano, vicino a La Spezia, dove nascono tutti i prodotti a più alta complessità, come anche le navi militari più all’avanguardia: le fregate, i sottomarini, le portaerei.

La modalità principale con cui Fincantieri Yachts si propone sul mercato è di creare prodotti unici che rispondano a esigenze e richieste specifiche di armatori, che vogliono vedere realizzati i propri sogni.

A questa modalità, da qualche anno, Fincantieri Yachts ha affiancato uno scrupoloso processo di sviluppo di nuovi concept che fa sì che i megayacht che poi saranno proposti sul mercato non siano voli pindarici di puro design, ma yacht realizzabili, basati su tecnologia avanzata che serve per creare un luxury lifestyle unico e che consente di ottenere prodotti di bellezza assoluta, che vadano oltre la provocazione di design del momento.

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“Nella metodologia di product development, insieme al designer andiamo a immaginare lo stile di vita a bordo dei potenziali clienti. Una volta compreso questo, si sviluppa il concept: una combinazione di linee estetiche e di piano generale che riflette il lifestyle individuato. A questo uniamo un altro tassello fondamentale per noi, cioè gli elementi unici di tecnologia che fanno sempre parte dei nostri progetti”, continua Mazzù.

Il nuovissimo Sundance, per esempio, un 90 metri sviluppato da Steve Gresham (come Exterior Designer) e da Fiona Diamond (come Interior Designer), risponde all’esigenza di clienti che hanno un forte desiderio di vivere gli spazi all’aperto. Ecco dunque nascere una sorta di grande open, con un ampio sun deck all’interno del quale ci sono sia la piscina sia tutti gli altri elementi per dare il migliore livello di esperienza open air all’armatore.

Per clienti che invece amano spostarsi ed esplorare, Fc Swath 75, nato dalla matita di Andrea Vallicelli, è un concept di 75 metri di inizio 2015 ideato anche per chi soffre il mal di mare: ha una struttura tecnologica particolare che permette di avere lo yacht stabile anche in condizione di mare abbastanza mosso e può essere combinato con una propulsione con fuel cell, completamente green, tecnologia che Fincantieri utilizza già da 20 anni su alcuni sottomarini.

Nell’Ottantacinque, sviluppato con Pininfarina, il lifestyle è invece quello di un understated luxury, per persone che non hanno bisogno di dimostrare niente, perché già sono, con il desiderio di godersi la barca con famiglia e amici: ecco quindi la presenza di molti accessi al mare, una profusione di luce naturale e molta flessibilità nell’utilizzo degli spazi interni ed esterni.

“Sempre lo scorso settembre”, aggiunge Mazzù, “con lo studio H2 abbiamo realizzato il nostro entry point – Aura – un concept di 75 metri. L’idea alla base è semplice, ma difficile da realizzare. Dare all’interno di uno spazio limitato una serie di elementi che permettono una vivibilità tipica di barche di taglia superiore, da 80/90 metri. Molto ricca a livello di contenuti, ha un eliporto touch and go, terrazza e palestra panoramica, un’area dell’armatore molto ampia, sei cabine per ospiti, può portare un equipaggio di circa 20 persone e ha un tender garage che può ospitare un Aquariva, o piccoli sottomarini”. Tutti i concept delineano un’idea generale della struttura dello yacht, ma sono poi interamente personalizzabili dagli armatori, anche grazie alla capacità unica del team di ingegneria e dei partner di cui si avvale Fincantieri Yachts.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

L’articolo è stato pubblicato su THE ONE – Yacht and Design – Silver issue

 

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Creative Minds: Luca Dini

7 Feb

Un’icona può essere rinnovata

La firma di Luca Dini ha segnato lo stile di moltissimi yacht, avendo lavorato con i cantieri più famosi al mondo, come Benetti, Mondo Marine, Tecnomar, Admiral, Isa, Mariotti e Cantieri di Pisa. A 50 anni di età e dopo oltre 25 di attività in tutto il mondo, il designer fiorentino che lasciato il segno nel mondo nautico è ora alle prese con una sfida molto stimolante, ma di grande responsabilità: rinnovare la storica linea Akhir dei Cantieri di Pisa, che ha cambiato il corso della nautica da diporto. Inventata negli Anni 70 dal professore Pierluigi Spadolini, di cui Luca Dini è stato allievo, “è stata una barca rivoluzionaria, una specie di Stargate. Da quel momento in poi lo yacht design è diventato una vera realtà e ancora oggi vediamo molte cose riprese da essa”, dice Dini, emozionato nel ricordare quando, da ragazzino, appena entrato nello studio di Spadolini, la vide nascere. dini_pagina_1dini_pagina_2

Oggi che lo studio Luca Dini Design, nato a Firenze nel 1996, non si occupa più solo di progetti nautici, ma anche architettonici, ville residenziali e private, oltre che di aeroplani, lavorare su un’imbarcazione di questo tipo dà al designer un’ispirazione inedita, che sintetizza così: “Un’icona può essere rinnovata”. Perché qui non si tratta di disegnare qualcosa da zero, pensando a un’idea che sia unica, bensì di ridisegnare un modello che è già stato unico e ha segnato la storia del design nautico. Il che è decisamente più impegnativo.

Ma Dini ha una sensibilità particolare e un entusiasmo che lo contraddistinguono e la sua lunga esperienza in Italia e all’estero hanno reso questa impresa possibile. “La prima cosa che abbiamo fatto è stata mantenere gli stilemi che formano l’identità di questa linea, che però abbiamo aggiornato al 2020. La prova più importante che abbiamo centrato è che la barca fosse ancora riconoscibile da lontano, sua caratteristica peculiare. L’obiettivo era quello che hanno fatto la Mini, la 500, o la Porsche. Una Porsche degli Anni 70 o di oggi, è sempre una Porsche, tutti la riconoscono. Così abbiamo fatto noi: la linea esterna è quella su cui ci siamo maggiormente concentrati”.

Ma sul nuovo 42 metri dei Cantieri di Pisa sono state introdotte anche grandi novità: l’utilizzo dell’alluminio, in un cantiere che finora aveva lavorato solo con legno o vetroresina. Lo yacht è un semidislocante, non più planante, e per la prima volta il Cantiere avrà uno yacht con un secondo salone al ponte superiore e un ponte principale full beam a prua, dove è stata posizionata la cabina dell’armatore, con balconi ribaltabili, che quindi non si trova più sul lower deck, come in passato.

pub-to7cover_sLo stile Luca Dini Design si riconosce dalla costante ricerca, dal perfezionismo e dal gusto sempre sorprendente ma ricercato che lo caratterizzano. Così anche negli interni del nuovo Akhir, che saranno interamente personalizzati dall’armatore, ha inserito un particolare degno di nota: in onore alla moglie di Spadolini, Gianna Fagnoni, che inventò il teak sabbiato per i Cantieri di Pisa, un must per decine e decine di modelli, ha mantenuto questo materiale storico, cambiandogli però mood: “Abbiamo pensato renderlo più contemporaneo scegliendo un disegno con ispirazione giapponese, molto asciutto e lineare, tipico delle architetture del Sol levante, Paese dove mi sono recato molte volte negli ultimi anni e da cui ho tratto una forte influenza, forse anche per il contrasto con l’opulenza del rinascimento fiorentino in cui sono costantemente immerso”, conclude Dini.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

L’articolo è stato pubblicato su THE ONE – Yacht and Design di luglio 2016.

Creative Minds: Tiziana Vercellesi

11 Lug

“Getting the excellence tailored on the Client’s wishes learning the ‘Eudaimonia’, the Aristoteles’s concept of happiness”.

 

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Gli interni che portano la firma di Tiziana Vercellesi sono preziose realizzazioni che, sotto un unico cappello concettuale, riuniscono pezzi d’eccellenza disegnati in modo esclusivo e creati sulla misura dei desideri del cliente. Ogni progetto è una sfida, uno sforzo che spinge l’architetto e tutto il team chiamato a lavorare con lei oltre i consueti confini, sfruttando al massimo le abilità di ciascuno. Con risultati sorprendenti. “La conoscenza dei materiali e il processo delle loro lavorazioni permette di estrarne l’anima, nella convinzione che questo sia visibile e sentito a opera conclusa.

Piemontese di origine, ha trascorso i primi 20 anni professionali tra Milano e Como dedicandosi ad abitazioni di lusso e ad alcuni yacht, amando particolarmente questi ultimi. Dal 2006, è in Toscana chiamata dal cantiere Sanlorenzo a Viareggio dove per 5 anni lavora come in-house architect, ideando gli interni di 19 barche alle quali in seguito si uniscono altre, dietro incarichi diretti di armatori. Oggi nell’ufficio a Marina di Carrara si dedica di nuovo ai due ambiti originari, gli yacht e le abitazioni private, spesso degli stessi clienti.

Nel lavoro, sono irrinunciabili in egual misura qualità, funzione ed estetica. Seleziono personalmente i materiali, tutto è disegnato su misura, collaboro al controllo delle costruzioni e aggiungo esclusività grazie all’esperienza e alla rete di abili artigiani e artisti capaci di realizzare pezzi speciali e unici. L’intento è quello di realizzare luoghi dove stare bene, sentirsi liberi, regalare un po’ di emozione ed essere felici”.

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Filosofia applicata alla perfezione a Scorpion, il 46 metri dislocante acciaio e alluminio varato nel 2015 da Sanlorenzo, frutto del lavoro a stretto contatto con l’armatore, dallo stile definito Fusion Art Deco, che indica la presenza di elementi contemporanei stilisticamente armonizzati con mobili Art Deco, con i motivi di William Morris e altri artisti dell’inizio del ventesimo secolo. Tutto l’arredo è realizzato in Italia ad esclusione dei mosaici di un artista moscovita. Se si osservano i dettagli, si notano “mobili complessi da realizzare, con curve e controcurve e impiallacciature preziose, materiali e finiture non comuni, inserti in metallo fatti da bronzisti esperti”.

Ogni ponte ruota intorno a temi voluti dall’armatore: sul lower deck troviamo le città Parigi, Londra, New York e Mosca, sul ponte principale, il verde della foresta e i soggetti della natura, sull’upper deck entriamo infine nel mondo marino, animato da pesci, tartarughe, meduse e da un vero acquario. Tutti esplicitati negli elementi decorativi: bassorilievi a foglia d’argento, foto artistiche retroilluminate, metalli tagliati a laser, madreperle, agate e ametiste si alternano e si fondono allo scopo. “Al centro della scala si staglia una scultura di vetro dall’elevata complessità realizzativa, desiderio dell’armatore che voleva come un grattacielo che dal basso verso l’alto portasse al mondo marino, posto in alto come sentimento di libertà. Ho imparato lavorando con lui l’aspetto aristotelico di Eudaimonia, di Felicità come purpose to achieve performing one’s function well.” Concetti che si ritroveranno anche nel progetto futuro dell’architetto: “uno yacht di 60 metri dove la personalizzazione di ogni elemento, anche se di stile diverso, sarà ugualmente forte e la ricerca della “Felicità” sottolineata dalla presenza di una zona benessere molto grande, con spa, palestra, attrezzature per il trattamento del corpo”.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

L’articolo è stato pubblicato su THE ONE – Yacht and Design di maggio 2016.

Marie Claire Maison – Guida Design 2016

16 Feb

Tutti i testi della Guida Design 2016 di Marie Claire Maison

MCM - Guida Design - Cover OK

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