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Creative Minds: Fulvio De Simoni

5 Nov

: Il mio intento è quello di semplificare le barche, oggi troppo complesse e lunghe da costruire

Quando parla la voce dell’esperienza vale sempre la pena di ascoltare. Fulvio De Simoni rappresenta un’istituzione nel mondo nautico, con oltre 3500 barche disegnate in più di 40 anni di carriera. Nato a La Spezia, è a Milano che inizia la sua professione, prima presso lo studio di Alberto Mercati, poi fondando insieme a Massimo Gregori la Yankee Delta, nel 1977. Nel 1983 nasce Italprojects, con il quale la carriera fa un grande salto, anche grazie all’incontro con Tilli Antonelli, fondatore di Pershing e Wider, per il quale disegnerà le prime imbarcazioni identitarie dei marchi e con cui collabora ancora oggi (da poco è stato varato il Pershing GTX116 ndr.). Ma oltre a questi marchi, lo yacht designer (architetto di formazione) ha lavorato con numerosi cantieri italiani e internazionali: Antago, Mochi Craft, Giannetti, Raffaelli, Aicon, Evo Marine, per citarne solo alcuni. “Nel 2015 ho deciso di creare una nuova società insieme ai mie collaboratori più stretti (Enrico Lotti e Cristiano Tonarelli, ndr.), per trasmettere il valore del marchio”, spiega.

Nasce così la Fulvio De Simoni Yacht Design, che ha base nella sua città natale. La sottile ironia e l’understatement sono due caratteristiche di De Simoni, che sicuro del fatto suo rifiuta ogni tipo di omologazione: “Sono 30 anni che non vado a visitare la barca di un concorrente, perché ritengo che quello che si respira tutti i giorni sia sufficiente a capire dove va il mondo, senza guardare come un collega lo interpreti”, racconta. “Preferisco inventare una piccola cosa ogni tanto, che copiarne dieci da chi le ha già fatte”. Per questo il suo punto di vista è originale: “Quello che provo a fare è semplificare le barche, che oggi si stanno un po’ equivocando. Ogni innovazione che avviene su un’automobile, o in qualsiasi altro settore, la vediamo riproporre sulle barche. Ma non si può riportare la vita di terra esattamente com’è su una barca. Si progettano yacht sempre più complessi e costosi e, con la scarsità di manodopera disponibile oggi, i tempi di costruzione si allungano. A mio parere questo settore sta involvendo su se stesso e anche i progettisti sono chiamati ad adattarsi a queste esigenze”. Molto innovativo e certamente complesso è uno dei suoi ultimi progetti realizzato per Rossinavi, il Sea Cat 40, in costruzione.

Lungo 42,75 metri, il catamarano è pensato per fare il giro del mondo in maniera intelligente: ha una propulsione elettrica che si ricarica con l’ampia pannellatura solare che ne ricopre ogni superficie possibile e un sistema di intelligenza artificiale che ottimizza l’utilizzo delle batterie permettendogli di fare traversate atlantiche navigando per 20 giorni a 8 nodi in elettrico. “Le abbiamo voluto dare un aspetto da navetta spaziale, con la prua rovesciata e una linea a onda, ma senza che queste forme insolite interferissero con quella che era l’essenza della barca, cioè la capacità di portare un’enorme quantità di batterie nella parte centrale tra i due scafi, che di solito non viene sfruttata”.

Dal 2021 la vasta conoscenza in campo nautico di De Simoni si è sposata con la grande capacità di progettazione di Pininfarina, nome storico del design italiano noto in tutto il mondo, dalla cui collaborazione è nato un primo progetto di catamarano a motore di 56′ del quale sta iniziando la costruzione proprio in questi giorni. Ora stanno disegnando un explorer e al prossimo Yachting Festival di Cannes 2023 sarà svelato un catamarano di più ampie dimensioni, intorno ai 40 metri. “Circa 20 anni fa Piero Ferrari, a cui avevo appena fatto una barca, mi disse che avrebbe avuto piacere di portarmi in Pininfarina, che ai tempi collaborava con la Ferrari, perché sarebbe stato interessante fare qualcosa insieme. All’epoca non si concretizzò nulla, ma questa collaborazione la considero un discorso iniziato molti anni fa e finito oggi”.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

L’articolo è stato pubblicato su THE ONE – Yacht and Design n. 35 del 2023

Creative minds: Igor Lobanov

15 Ott

La carriera di Igor Lobanov inizia grazie alla sua passione per le automobili e il mondo dell’aviazione. Plurilaureato, in matematica prima, poi in car design a Torino e Coventry, seguiti da master in transport design, inizia a lavorare proprio nel campo automobilistico prima che l’incontro con il proprietario di un superyacht nel 2003 gli faccia cambiare traiettoria verso lo yacht design. Che non è il suo primo amore, considerato che essendo nato a Ufa, una popolosa città 1,350 km a est di Mosca e a 2000 km dal Mar Nero, la prima volta che ha visto il mare aveva due anni e la seconda era già un uomo, e di anni ne aveva 24. “Nel 1998 ho fatto il mio primo viaggio in Europa e ho capito che volevo ancora studiare. Ho scritto un’email a Bertone, Pininfarina e altre aziende leader del settore chiedendo dove potevo formarmi. Alla fine ho scelto lo Ied di Torino”, racconta il progettista. Che nel 2007 fonda lo studio Lobanov Design (dal 2016 a Barcellona, dove risiede) insieme a sua moglie Yulia, artista, che alimenta l’amore per il bello di Lobanov, il cui stile è particolarmente moderno e scultoreo. Anche grazie a questo background diversificato, che prende ispirazione dai trasporti, dall’arte, dall’interior e dall’architettura.

I primi progetti importanti si focalizzano sull’exterior design, anche se oggi abbracciano ogni aspetto. Tra i suoi yacht più famosi, certamente quelli realizzati con Oceanco, tutti di grandi dimensioni, il primo consegnato nel 2013 (l’85 metri St.Princess Olga) e il secondo nel 2017, Jubilee, 110 metri di charme, vincitore di numerosi premi che hanno portato Lobanov nel gotha degli yacht designer internazionali. “Mi piace giocare con la relatività delle sensazioni. Con Jubilee siamo riusciti a dare la percezione di 6 ponti, quando in realtà sono solo tre. Per far sembrare una barca di 110 metri come se fosse di 140 metri, da distante”. Lo stesso effetto ottico centrato anche per i nuovi Mangusta di Overmarine, di cui per la prima volta ha disegnato anche gli interni, le cui dimensioni più contenute sono paragonabili a quelle dell’ultimo progetto realizzato con Arcadia Yachts, l’A96, lungo oltre 29 metri con immensi volumi (oltre 400 mq) che abbraccia un nuovo concetto di benessere che passa attraverso un legame autentico con la natura, ottenuto grazie a vari stratagemmi, primo fra tutti le enormi pareti di vetro scorrevoli, grazie alle quali interni ed esterni diventano un tutt’uno.

“Entrambi i marchi hanno un proprio linguaggio molto forte. Per Mangusta è stato impegnativo dare una nuova vita ai vecchi progetti di questa leggenda italiana. Con Mangusta 165 siamo riusciti a dare uno spazio interno che nessuno si aspettava. Spero siamo riusciti ad arrivare allo stesso effetto anche con Arcadia, con cui ho sempre voluto lavorare. Dalla loro prima barca ho pensato che avessero trovato un concetto rivoluzionario, capace di dare il doppio dello spazio nelle stesse misure”. Nel lower deck dell’A96, per esempio, due delle quattro cabine twin diventano quasi delle vip grazie alla capacità di massimizzare ogni spazio disponibile, girando i letti verso l’enorme finestra.

“Abbiamo creato un interior un po’ più complicato per il cantiere da produrre, con forme ovali o ellittiche e materiali naturali, per dare la sensazione di una barca più ricca, ma in maniera diversa, di un lusso non volgare ma ricercato”. Linee curve che sono un tratto distintivo dei suoi progetti. “Fluidità e continuità sono una cosa naturale di ogni imbarcazione. Per me le barche devono essere simili agli animali che vivono nel mare, come le orche, che hanno linee tonde e naturali”. Uno yacht pensato per entrare in pianta stabile nel mercato fuori dal Mediterraneo, Stati Uniti in primis, che sarà presentato a Cannes 2023.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

L’articolo è stato pubblicato su THE ONE – Yacht and Design n. 33 del 2023

Creative minds: Luca Dini

5 Ott

Cambio di prospettiva. Dal mare alla terra e ritorno. Il nostro approccio rimane lo stesso, sempre più fuori dagli schemi.

Ogni imbarcazione progettata da Luca Dini sotto qualche aspetto rompe gli schemi a cui si era abituati. Perché è proprio questo l’intento dirompente con cui il designer e i collaboratori di Luca Dini Design & Architecture approcciano ogni progetto. Con sede nel cuore di Firenze, lo studio fondato nel 1996 dall’architetto fiorentino ha lasciato segni indelebili nel design nautico (si pensi a Tribù del 2007, o al Sea Force One del 2008), ma ha anche una divisione dedicata a progetti di design residenziale, di cui alcuni avveniristici nel Mar Rosso. “La decisione di quattro anni fa di dedicare una parte dello Studio al residenziale fu una scommessa, oggi, posso dire, ampiamente vinta”, spiega Dini. “Per quanto riguarda la nautica, nel mio studio si passa dalla linea Gentleman, barche retrò, a imbarcazioni tipo il Cetacean, futuristiche e all’avanguardia. È la curiosità che ci spinge verso un design sempre diverso che ci possa divertire, in modo tale da realizzare qualcosa di unico per i nostri clienti”.

Dini è una guida determinata ed eclettica che si circonda di collaboratori ben selezionati: “Abbiamo cercato professionisti, giovani e pieni di idee, che non avessero solo esperienza nautica, ma un po’ di tutte le estrazioni, proprio perché vogliamo avere sempre un’idea fuori dal coro”, continua. Ne è un esempio l’evoluzione del Cetacean: Widercat92, il catamarano attualmente in costruzione presso i cantieri Wider, lungo 28 metri, con un ponte principale di oltre 100 mq, di cui circa la metà dedicati alla cabina armatoriale: “L’idea è quella di un catamarano, che di per se è sempre stato appannaggio dei velisti, ma che adesso si spinge verso nuovi orizzonti e modi di navigare”, continua Dini. “Con una sovrastruttura sportiva ed elegante (con design ad angolo sottolineato dalla linea arancione tipica di Wider, n.d.r.) ma che di profilo sembrasse uno yacht contemporaneo, per cui siamo andati a stravolgere quelle che erano le linee comuni del catamarano con degli inserti, delle pieghe, delle linee più simili allo yachting. Abbiamo aggiunto le terrazze abbattibili a poppa, come vogliono le ultime tendenze e da richiesta degli armatori, per avere un contatto con l’acqua ancora più forte”.

All’interno appare come un loft dai grandi spazi aperti, con vetrate e illuminazione naturale a profusione e con dettagli in ebano lucido e teak. Il ponte inferiore prevede due cabine vip con accesso diretto alla beach club, più una terza cabina ospiti, mentre gli spazi per l’equipaggio si trovano a prua. Grazie alla propulsione ibrida, simbolo di sostenibilità, permette una navigazione silenziosa assai piacevole. Perché andare per mare è soprattutto una passione legata alla ricerca di tranquillità e pace, a differenza di quella per le auto, in cui il rombo del motore fa parte del piacere di guidare certi modelli sportivi. A quando un full-electric, dunque? “La sensazione più bella di viaggiare su un catamarano a propulsione elettrica sarà sicuramente la tranquillità. Ascoltare le onde del mare nel silenzio totale. In questo senso però sostengo che il mondo della nautica sia in ritardo. In Italia abbiamo problemi con le colonnine elettriche per le automobili, figuriamoci per le imbarcazioni. Credo che in futuro viaggeremo con mezzi meno inquinanti e più silenziosi, ma di sicuro c’è bisogno di un’attrezzatura e un supporto adeguato, che attualmente non ci sono”. E per il futuro, lo studio cerca non solo di seguire le tendenze dal punto di vista del design, ma di capire come gli armatori vogliono vivere: “Dopo due anni di pandemia il mondo è cambiato in tanti aspetti e noi cerchiamo di intercettare questa nuova filosofia adattandoci al continuo cambiamento”.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

L’articolo è stato pubblicato su THE ONE – Yacht and Design Kevlar issue del 2022

Creative Minds: The Italian Sea Group

21 Mag

Profondamente legato alla maestria e al buon gusto Made in Italy, The Italian Sea Group in un decennio è riuscito a diventare il primo produttore in Italia di megayacht sopra i 50 metri, con un’ascesa che non accenna a fermarsi. Operatore globale della nautica di lusso, dal 2021 è anche quotato in borsa su Euronext Milan e la sua storia è puntellata di acquisizioni di importanti marchi della nautica italiana. Primo in ordine di tempo, Tecnomar nel 2009, seguito da Admiral nel 2011, rilevati da Giovanni Costantino, fondatore e Ceo del gruppo, che nel 2012 acquisisce ancheNuovi Cantieri Apuania di Marina di Carrara. Nel 2020 viene ufficialmente fondato The Italian Sea Group a cui, nel 2021, si sono aggiunti altri due grandi nomi: Perini Navi, leader nella produzione di yacht a vela di grandi dimensioni, e Picchiotti, un cantiere che per oltre quattro secoli ha segnato la storia della marineria militare, commerciale, da diporto e sportiva. Di cui Costantino va particolarmente orgoglioso: “Picchiotti è un brand nato nel 1575 con una storia che parte dai Medici di Firenze, che ha acceso il mio interesse, oltre al mio entusiasmo. Ho deciso di investire molto nella rinascita di questo meraviglioso nome, parallelamente a quello di Perini Navi”.

Il progetto di rilancio di Picchiotti prevede una flotta di quattro motoryacht da 24 a 55 metri denominata Gentleman, dal design elegante ispirato ai panfili americani degli anni ’60 realizzato insieme a Luca Dini Design & Architecture e con la partecipazione di Kurt Lehman e la sua Yacht Moments Consultant. Il cui principale mercato saranno le Americhe, come evidenziano anche alcuni dettagli estetici: “Abbiamo scelto di rivestire la tuga e l’interno delle falchette in mogano, materiale che nasce con la cultura americana”, spiega Costantino. “Le culle, le case, i bar in America sono in mogano. I dettagli di interior e di exterior, oltre alla linea dei nostri motoryacht, sono tutti Usa”. Un mercato fondamentale per lo sviluppo commerciale internazionale del brand, coerente anche con l’inaugurazione del primo flagship store statunitense a East Hampton, Long Island, avvenuta lo scorso 8 agosto.

Con questo progetto The Italian Sea Group entra per la prima volta nel campo della produzione in serie, pur mantenendo un posizionamento alto rispetto ai competitor: “Nella serialità, ciò che differenzia Gentleman Picchiotti dagli altri brand italiani è una produzione estremamente raffinata a livello di dettaglio qualitativo, sia interno che esterno, e la scelta dei materiali: noi non lavoriamo la vetroresina anche per una policy aziendale di sostenibilità, quindi anche il 24 metri sarà in alluminio”, specifica il Ceo. “Inoltre, non abbiamo una capacità produttiva infinita. Questo progetto punta, come tutto il resto, ad assoluta eccellenza. Potremo arrivare a 10 consegne l’anno, non di più. È, e resterà, un prodotto altissimo di gamma e di nicchia”.

Un’apertura alla produzione in serie che coinvolge anche il marchio Admiral con il progetto Panorama, nato in collaborazione con lo studio Piredda & Partners: un superyacht di 50 metri in acciaio con sovrastruttura in alluminio, ricercato anche nei materiali degli interni, naturali e pregiati, come il legno chiaro, le pietre e i metalli ruvidi, e con una cabina armatoriale panoramica posta a prua dell’upperdeck, con affaccio sul ponte privato. “La produzione seriale ci consentirà di ampliare le vendite evitando il coinvolgimento della capacità progettuale del gruppo impegnata verso i grandi yacht custom made”, che rappresentano sempre il core business aziendale.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

L’articolo è stato pubblicato su THE ONE – Yacht and Design Titanium issue del 2022

Creative minds: Pininfarina (Nautical)

16 Feb

Ci sono nomi che sono diventati simbolo di quello stile per cui l’Italia è famosa nel mondo, sinonimo di bellezza, eleganza e savoir faire. E Pininfarina è certamente uno di questi. La sua storia, lunga oltre 90 anni, ha visto uno sviluppo da impresa artigiana a gruppo internazionale: nata nel 1930, ha creato le carrozzerie di alcune delle automobili più belle del mondo, che hanno fatto la storia del design. Oggi ha oltre 500 dipendenti nelle sue sedi in Italia, Germania, Cina e Stati Uniti, ed è una casa del design a 360 gradi che opera in ogni settore, dall’automotive, a ogni tipo di mezzo di trasporto, dall’architettura, all’industrial design, in una miriade di progetti eterogenei accomunati dai tre capisaldi del suo design: eleganza, purezza e innovazione.  

Se Pininfarina è un brand che non ha bisogno di presentazioni, un approfondimento merita la sua divisione nautica, che getta le sue radici negli anni 80 del secolo scorso ed è oggi ricca di progetti in collaborazione con i maggiori cantieri internazionali, con yacht bespoke come Fincantieri Ottantacinque, Rossinavi Aurea, Super Sport 50 e 65, Tango Wallycento, e restyling di intere linee come avvenuto con Princess. Rappresentando un settore strategico, la divisione dispone di un team dedicato di otto designer, con a capo Daniele Mazzon, Chief Transportation and Yacht Designer. “Il team viene ampliato a seconda del progetto, attingendo al team architettura se dobbiamo disegnare interni, o automotive se si tratta di una barca sportiva. La direzione stilistica è nel nostro headquarter di Torino, ma lavora in interconnessione con gli altri designer del gruppo, in tutte le sedi: Torino, Miami, Shanghai. Ma non solo: la cross-fertilization avviene anche con i gruppi di lavoro che si occupano di verniciatura, virtual reality, rendering, augmented reality, modellazione 3D”.

Nel processo creativo “a  volte si parte da disegni digitali, altre volte da disegni a mano libera. Ma questo poco importa: sono solo mezzi che ci servono per stimolare i cantieri a realizzare qualcosa che non sia convenzionale”. Rompe decisamente gli schemi Oceanco Kairos, il progetto presentato all’ultimo Monaco Yacht Show, un 90 metri rivolto a clienti che vivono la barca in maniera statica, come una villa in mezzo al mare. Strabiliante quella che viene chiamata la piazza al centro della barca, aperta sul mare e connessa al cielo attraverso un foro passante con vetrate calpestabili, che lasciano entrare la luce grazie al design delle sovrastrutture, non puro esercizio di stile, ma funzionale a questa connessione tra cielo, mare e ambiente. “Oceanco voleva un nuovo Alfa Nero, un progetto disruptive, per armatori che arrivano in barca con l’elicottero o con il tender, entrando direttamente nella piazza, la parte più importante dello yacht, su cui affacciano tutte le cabine”. Continua Mazzon. “La collaborazione con gli architetti navali di Lateral Naval Architects è stata fondamentale: la sala macchine è stata spostata sotto il livello dell’acqua per permettere l’apertura laterale della piazza”.

Di tutt’altro stile, ipersportivo, il progetto Persico F70, realizzato in collaborazione con Carkeek design e Persico Marine, il cantiere che realizza le barche “volanti” della moderna America’s Cup. Il team nautico Pininfarina ha realizzato interni ed esterni di questo 70 piedi full foil: “abbiamo sfruttato la galleria del vento Pininfarina in un connubio di studi tra idrodinamica e aerodinamica, per arrivare a uno scafo che ha questa forma. È un’imbarcazione molto esclusiva, non solo per il costo. È come un’auto da corsa che si utilizza in pista. Rivolta a una ristretta schiera di clienti, che però esiste”, conclude Mazzon. Sportività che rimane nel dna Pininfarina anche nell’ultimissimo progetto E6, nella E Line, top di gamma delle barche sportive Elan, presentato al Salone nautico di Düsseldorf 2022.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

L’articolo è stato pubblicato su THE ONE – Yacht and Design Carbon issue del 2021

Fincantieri Yachts

1 Mar

Non solo navi da crociera, offshore o militari. Forte dell’eccellenza tecnologica espressa in molti ambiti delle costruzioni navali, Fincantieri nel 2005 ha fondato una nuova business unit che si occupa specificamente della produzione di mega yacht dai 70 metri in su. Si chiama Fincantieri Yachts e ha l’obiettivo di affermarsi come leader tecnologico anche in questo segmento. “Fincantieri ha una storia molto importante di leadership tecnologica, presente in molte delle 7000 navi costruite, con un dna unico che combina eccellenza nella tecnologia, nell’ingegneria e nella capacità produttiva”, afferma Marco Francesco Mazzù, Head of Origination Strategies and Market Development di Fincantieri Yachts, che con passione ci fa entrare nel mondo di questi superyacht.

Il primo a essere costruito è stato Serene, lungo 134 metri e consegnato nel 2011: allora era il nono megayacht più grande del mondo e nel 2012 fu anche giudicato il migliore della sua categoria, vincendo il World Superyacht Award. Nel 2014 è stato varato il secondo, Ocean Victory, ancora più imponente, che con i suoi 140 metri è il più grande yacht mai costruito in Italia e, ad oggi, il nono più grande del mondo.

“Ci siamo posizionati da subito per competere con i migliori del segmento”, spiega Mazzù. “Per fare questo abbiamo messo insieme le competenze specifiche dello yachting, quelle tecnologiche e di gestione del luxury, facendo leva sulle migliori capacità presenti in azienda (per esempio i vari centri di eccellenza Fincantieri), e sul mercato”. La produzione dei MegaYacht avviene nella location storica di Muggiano, vicino a La Spezia, dove nascono tutti i prodotti a più alta complessità, come anche le navi militari più all’avanguardia: le fregate, i sottomarini, le portaerei.

La modalità principale con cui Fincantieri Yachts si propone sul mercato è di creare prodotti unici che rispondano a esigenze e richieste specifiche di armatori, che vogliono vedere realizzati i propri sogni.

A questa modalità, da qualche anno, Fincantieri Yachts ha affiancato uno scrupoloso processo di sviluppo di nuovi concept che fa sì che i megayacht che poi saranno proposti sul mercato non siano voli pindarici di puro design, ma yacht realizzabili, basati su tecnologia avanzata che serve per creare un luxury lifestyle unico e che consente di ottenere prodotti di bellezza assoluta, che vadano oltre la provocazione di design del momento.

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“Nella metodologia di product development, insieme al designer andiamo a immaginare lo stile di vita a bordo dei potenziali clienti. Una volta compreso questo, si sviluppa il concept: una combinazione di linee estetiche e di piano generale che riflette il lifestyle individuato. A questo uniamo un altro tassello fondamentale per noi, cioè gli elementi unici di tecnologia che fanno sempre parte dei nostri progetti”, continua Mazzù.

Il nuovissimo Sundance, per esempio, un 90 metri sviluppato da Steve Gresham (come Exterior Designer) e da Fiona Diamond (come Interior Designer), risponde all’esigenza di clienti che hanno un forte desiderio di vivere gli spazi all’aperto. Ecco dunque nascere una sorta di grande open, con un ampio sun deck all’interno del quale ci sono sia la piscina sia tutti gli altri elementi per dare il migliore livello di esperienza open air all’armatore.

Per clienti che invece amano spostarsi ed esplorare, Fc Swath 75, nato dalla matita di Andrea Vallicelli, è un concept di 75 metri di inizio 2015 ideato anche per chi soffre il mal di mare: ha una struttura tecnologica particolare che permette di avere lo yacht stabile anche in condizione di mare abbastanza mosso e può essere combinato con una propulsione con fuel cell, completamente green, tecnologia che Fincantieri utilizza già da 20 anni su alcuni sottomarini.

Nell’Ottantacinque, sviluppato con Pininfarina, il lifestyle è invece quello di un understated luxury, per persone che non hanno bisogno di dimostrare niente, perché già sono, con il desiderio di godersi la barca con famiglia e amici: ecco quindi la presenza di molti accessi al mare, una profusione di luce naturale e molta flessibilità nell’utilizzo degli spazi interni ed esterni.

“Sempre lo scorso settembre”, aggiunge Mazzù, “con lo studio H2 abbiamo realizzato il nostro entry point – Aura – un concept di 75 metri. L’idea alla base è semplice, ma difficile da realizzare. Dare all’interno di uno spazio limitato una serie di elementi che permettono una vivibilità tipica di barche di taglia superiore, da 80/90 metri. Molto ricca a livello di contenuti, ha un eliporto touch and go, terrazza e palestra panoramica, un’area dell’armatore molto ampia, sei cabine per ospiti, può portare un equipaggio di circa 20 persone e ha un tender garage che può ospitare un Aquariva, o piccoli sottomarini”. Tutti i concept delineano un’idea generale della struttura dello yacht, ma sono poi interamente personalizzabili dagli armatori, anche grazie alla capacità unica del team di ingegneria e dei partner di cui si avvale Fincantieri Yachts.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

L’articolo è stato pubblicato su THE ONE – Yacht and Design – Silver issue

 

Creative Minds: Luca Dini

7 Feb

Un’icona può essere rinnovata

La firma di Luca Dini ha segnato lo stile di moltissimi yacht, avendo lavorato con i cantieri più famosi al mondo, come Benetti, Mondo Marine, Tecnomar, Admiral, Isa, Mariotti e Cantieri di Pisa. A 50 anni di età e dopo oltre 25 di attività in tutto il mondo, il designer fiorentino che lasciato il segno nel mondo nautico è ora alle prese con una sfida molto stimolante, ma di grande responsabilità: rinnovare la storica linea Akhir dei Cantieri di Pisa, che ha cambiato il corso della nautica da diporto. Inventata negli Anni 70 dal professore Pierluigi Spadolini, di cui Luca Dini è stato allievo, “è stata una barca rivoluzionaria, una specie di Stargate. Da quel momento in poi lo yacht design è diventato una vera realtà e ancora oggi vediamo molte cose riprese da essa”, dice Dini, emozionato nel ricordare quando, da ragazzino, appena entrato nello studio di Spadolini, la vide nascere. dini_pagina_1dini_pagina_2

Oggi che lo studio Luca Dini Design, nato a Firenze nel 1996, non si occupa più solo di progetti nautici, ma anche architettonici, ville residenziali e private, oltre che di aeroplani, lavorare su un’imbarcazione di questo tipo dà al designer un’ispirazione inedita, che sintetizza così: “Un’icona può essere rinnovata”. Perché qui non si tratta di disegnare qualcosa da zero, pensando a un’idea che sia unica, bensì di ridisegnare un modello che è già stato unico e ha segnato la storia del design nautico. Il che è decisamente più impegnativo.

Ma Dini ha una sensibilità particolare e un entusiasmo che lo contraddistinguono e la sua lunga esperienza in Italia e all’estero hanno reso questa impresa possibile. “La prima cosa che abbiamo fatto è stata mantenere gli stilemi che formano l’identità di questa linea, che però abbiamo aggiornato al 2020. La prova più importante che abbiamo centrato è che la barca fosse ancora riconoscibile da lontano, sua caratteristica peculiare. L’obiettivo era quello che hanno fatto la Mini, la 500, o la Porsche. Una Porsche degli Anni 70 o di oggi, è sempre una Porsche, tutti la riconoscono. Così abbiamo fatto noi: la linea esterna è quella su cui ci siamo maggiormente concentrati”.

Ma sul nuovo 42 metri dei Cantieri di Pisa sono state introdotte anche grandi novità: l’utilizzo dell’alluminio, in un cantiere che finora aveva lavorato solo con legno o vetroresina. Lo yacht è un semidislocante, non più planante, e per la prima volta il Cantiere avrà uno yacht con un secondo salone al ponte superiore e un ponte principale full beam a prua, dove è stata posizionata la cabina dell’armatore, con balconi ribaltabili, che quindi non si trova più sul lower deck, come in passato.

pub-to7cover_sLo stile Luca Dini Design si riconosce dalla costante ricerca, dal perfezionismo e dal gusto sempre sorprendente ma ricercato che lo caratterizzano. Così anche negli interni del nuovo Akhir, che saranno interamente personalizzati dall’armatore, ha inserito un particolare degno di nota: in onore alla moglie di Spadolini, Gianna Fagnoni, che inventò il teak sabbiato per i Cantieri di Pisa, un must per decine e decine di modelli, ha mantenuto questo materiale storico, cambiandogli però mood: “Abbiamo pensato renderlo più contemporaneo scegliendo un disegno con ispirazione giapponese, molto asciutto e lineare, tipico delle architetture del Sol levante, Paese dove mi sono recato molte volte negli ultimi anni e da cui ho tratto una forte influenza, forse anche per il contrasto con l’opulenza del rinascimento fiorentino in cui sono costantemente immerso”, conclude Dini.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

L’articolo è stato pubblicato su THE ONE – Yacht and Design di luglio 2016.

Creative Minds: Tiziana Vercellesi

11 Lug

“Getting the excellence tailored on the Client’s wishes learning the ‘Eudaimonia’, the Aristoteles’s concept of happiness”.

 

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Gli interni che portano la firma di Tiziana Vercellesi sono preziose realizzazioni che, sotto un unico cappello concettuale, riuniscono pezzi d’eccellenza disegnati in modo esclusivo e creati sulla misura dei desideri del cliente. Ogni progetto è una sfida, uno sforzo che spinge l’architetto e tutto il team chiamato a lavorare con lei oltre i consueti confini, sfruttando al massimo le abilità di ciascuno. Con risultati sorprendenti. “La conoscenza dei materiali e il processo delle loro lavorazioni permette di estrarne l’anima, nella convinzione che questo sia visibile e sentito a opera conclusa.

Piemontese di origine, ha trascorso i primi 20 anni professionali tra Milano e Como dedicandosi ad abitazioni di lusso e ad alcuni yacht, amando particolarmente questi ultimi. Dal 2006, è in Toscana chiamata dal cantiere Sanlorenzo a Viareggio dove per 5 anni lavora come in-house architect, ideando gli interni di 19 barche alle quali in seguito si uniscono altre, dietro incarichi diretti di armatori. Oggi nell’ufficio a Marina di Carrara si dedica di nuovo ai due ambiti originari, gli yacht e le abitazioni private, spesso degli stessi clienti.

Nel lavoro, sono irrinunciabili in egual misura qualità, funzione ed estetica. Seleziono personalmente i materiali, tutto è disegnato su misura, collaboro al controllo delle costruzioni e aggiungo esclusività grazie all’esperienza e alla rete di abili artigiani e artisti capaci di realizzare pezzi speciali e unici. L’intento è quello di realizzare luoghi dove stare bene, sentirsi liberi, regalare un po’ di emozione ed essere felici”.

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Filosofia applicata alla perfezione a Scorpion, il 46 metri dislocante acciaio e alluminio varato nel 2015 da Sanlorenzo, frutto del lavoro a stretto contatto con l’armatore, dallo stile definito Fusion Art Deco, che indica la presenza di elementi contemporanei stilisticamente armonizzati con mobili Art Deco, con i motivi di William Morris e altri artisti dell’inizio del ventesimo secolo. Tutto l’arredo è realizzato in Italia ad esclusione dei mosaici di un artista moscovita. Se si osservano i dettagli, si notano “mobili complessi da realizzare, con curve e controcurve e impiallacciature preziose, materiali e finiture non comuni, inserti in metallo fatti da bronzisti esperti”.

Ogni ponte ruota intorno a temi voluti dall’armatore: sul lower deck troviamo le città Parigi, Londra, New York e Mosca, sul ponte principale, il verde della foresta e i soggetti della natura, sull’upper deck entriamo infine nel mondo marino, animato da pesci, tartarughe, meduse e da un vero acquario. Tutti esplicitati negli elementi decorativi: bassorilievi a foglia d’argento, foto artistiche retroilluminate, metalli tagliati a laser, madreperle, agate e ametiste si alternano e si fondono allo scopo. “Al centro della scala si staglia una scultura di vetro dall’elevata complessità realizzativa, desiderio dell’armatore che voleva come un grattacielo che dal basso verso l’alto portasse al mondo marino, posto in alto come sentimento di libertà. Ho imparato lavorando con lui l’aspetto aristotelico di Eudaimonia, di Felicità come purpose to achieve performing one’s function well.” Concetti che si ritroveranno anche nel progetto futuro dell’architetto: “uno yacht di 60 metri dove la personalizzazione di ogni elemento, anche se di stile diverso, sarà ugualmente forte e la ricerca della “Felicità” sottolineata dalla presenza di una zona benessere molto grande, con spa, palestra, attrezzature per il trattamento del corpo”.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

L’articolo è stato pubblicato su THE ONE – Yacht and Design di maggio 2016.

Creative minds: Enrico Gobbi, leader di Team For Design

21 Giu

Ciò che rende un progetto vincente è il raggiungimento di una armonia complessiva di tutte le forme, la perfetta proporzione. Solo partendo da una matita e un foglio bianco si può conseguire questo obiettivo.”

Enrico Gobbi è la mente creativa di Team for Design e ogni sua creazione nasce con un tratto di matita sul foglio bianco: “Non vogliamo che l’aspetto informatico, fondamentale per la stesura finale del progetto, sovrasti quella che è la creatività massima di un disegno fatto a mano, che vince sempre”, ci racconta con grande decisione e verve. Nato a Venezia, dove l’acqua e la bellezza fanno parte del panorama, cresce respirando aria di mare ed è da subito attratto dalle imbarcazioni, anche se inizialmente è l’architettura civile a interessarlo di più. “A metà del corso all’Università di Venezia, ho cominciato a documentarmi sul mercato nautico, finché alla fine degli studi mi sono ritrovato totalmente innamorato di questo mondo. Non a caso mi sono laureato con una tesi su una nave e da lì è cominciato tutto”. Si trasferisce negli Stati Uniti, dove lo yacht design era già una realtà più matura, e si perfeziona con un corso di specializzazione, che lo porta subito alla collaborazione con lo studio Nuvolari Lenard, dove resta cinque anni, imparando moltissimo. Per poi mettersi in proprio con Team For Design, fondato nel 2005, dove oggi lavorano 9 progettisti internazionali. Il suo studio ha disegnato yacht di lusso esclusivi per cantieri navali rinomati e importanti clienti in tutto il mondo e la cifra stilistica del suo design sono le finestrature a taglio geometrico nello scafo: “inizialmente non erano capite. Nel 2005 tutti sceglievano forme curve, che abbiamo fatto anche noi per altri cantieri, ma queste erano le finestre che a me piacevano: pulite, minimaliste, senza tempo”.

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Elemento che torna anche in uno degli ultimi progetti dell’architetto, l’Aston 66 di Rossinavi. “La mission era creare un megayacht con tanti spazi interni, però veloce e dinamico. Se ne guardiamo il sideview, questo 66 metri ready-to-build sfugge dal foglio, sembra che stia già correndo. Le linee dritte, ma in tensione, e le finestrature lunghe e continue, non troppo alte, ma che danno grande visuale verso l’esterno, danno l’idea che questo sia uno yacht già in movimento”.

Proporzioni sportive che si notano anche “nell’upper deck, molto appoppato e basso in modo da lasciare ampio spazio alla prua, che ricorda il cofano pronunciato di una lussuosa coupé sportiva. Pur rimanendo una grande villa sul mare, con grandi spazi interni e tantissima luce”. Dotata di un tocco esclusivo per l’armatore, cui è riservata un’area di circa 70 mq, con cabina full beam a prua del ponte principale e due terrazze che sporgono su entrambi i lati, come se fossero le alette di una macchina sportiva. “All’esterno, l’effetto scenico lo troviamo a poppa, oggi considerata il biglietto da visita di un megayacht: nella piscina, una cascata passa tra due vetri e appare come se corresse nella lingua nera che arriva al ponte. E una speciale illuminazione fa sì che, a portellone aperto, una serie di barre a led della stessa lunghezza crei una cattedrale di ponti fino all’albero, gioco di luci ripreso dalle scalinate e dalle griglie d’aerazione sul main deck”.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

L’articolo è stato pubblicato su THE ONE – Yacht & Design di marzo 2016.

 

Il riuso in architettura: il caso Gemini Residence Frøsilos

29 Ago

il doppio silos convertito in residence di lusso

Il residence Gemini Frosilos di Copenhagen

Che cos’è la qualità in architettura? Fino a qualche tempo fa questo concetto rimandava a canoni di tipo estetico, di un edificio si valutavano soprattutto forme, materiali, colori, l’originalità e, in alcuni casi, la stravaganza del disegno architettonico. Il suo impatto visivo, principalmente. Non che in un edificio futurista anche se non strettamente utile ci sia qualcosa di male, anzi. Oggi però in un territorio come quello italiano ed europeo, già molto edificato e non sempre in maniera coordinata, per qualità dell’architettura si dovrebbe iniziare a intendere anche altro, primo fra tutto il suo rapporto con il paesaggio in cui è inserita. Come ha ben spiegato Pio Baldi, presidente della Fondazione Maxxi di Roma nell’introduzione del catalogo della mostra Re-cycle. Strategie per l’architettura, la città e il pianeta, la scorsa primavera in esposizione al Museo nazionale delle arti del XXI secolo della capitale. «Il paesaggio e l’architettura costituiscono insieme l’ambiente in cui viviamo, sono sostanza della stessa materia, sono l’habitat in cui si svolge la nostra vita. Il paesaggio e l’architettura sono la nostra casa. Il concetto di qualità dell’architettura e di qualità e tutela del paesaggio dunque si sommano e si mescolano, si tratta delle due facce della stessa medaglia».

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La copertina della rivista Yacht Design n. 4 2012, su cui è stato pubblicato l’articolo.

Una nuova frontiera per l’industria edilizia è quindi quella del recupero delle numerose zone che hanno bisogno di essere riconvertite, come le ex aree industriali, oppure migliorate con nuovi servizi, come nel caso di periferie fatiscenti o centri storici da ristrutturare. Questa riqualificazione avrebbe il pregio di dare slancio all’economia e, nello stesso tempo, migliorare il paesaggio e dunque la vita delle persone che vivono in un determinato territorio. Così come è successo in molti casi noti, per esempio con la nascita del parco lineare High Line a New York, ottenuto dal recupero della ex ferrovia sopraelevata risalente agli anni 30 e in disuso dagli anni 80 che, invece di essere demolita, è stata trasformata in una deliziosa area verde che taglia Manhattan a circa 10 metri dal suolo.

Tornando in Europa, un caso emblematico di recupero di un vecchio edificio in disuso, diventato una delle più grandi opere di architettura degli ultimi dieci anni, è il Gemini Residence (Frøsilos), la magistrale riconversione di due ex silos in una vecchia area portuale di Copenhagen, chiamata appunto Havnestad, la Città del Porto. In tutta Europa sono stati ristrutturati vecchi magazzini in aree portuali, con grande apprezzamento da parte della gente. Ma quello del Gemini Residence può essere considerato uno step ulteriore. Perché i silos, a differenza dei magazzini, sono una struttura nuda, incompleta, con molti limiti strutturali, ma proprio nel superamento di questi limiti sta la forza di questo progetto realizzato dallo studio olandese Mvrdv.

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L’apertura dell’articolo pubblicato su Yacht Design 4 2012 (PlayLifestyleMedia)

Quello che si sono trovati davanti i progettisti erano due cilindri di cemento costruiti nel 1963, alti 42 metri, con un diametro di 25 metri. Il brief iniziale suggeriva di sviluppare gli appartamenti all’interno delle strutture, ma tagliare delle aperture nel cemento sarebbe stato difficile e limitato dalla tenuta strutturale dei silos stessi, e in più gli appartamenti sarebbero diventati piccoli e ammassati. Così Mvrdv ha proposto di fare l’esatto contrario: creare gli appartamenti all’esterno dei silos, per ottenere la massima luce e quantità di spazi vivibili all’aria aperta, in stretto rapporto con il mare antistante. Il risultato è il Gemini Residence, la cui forma richiama un’onda, o il simbolo dell’infinito secondo alcuni, che comprende 84 appartamenti di lusso, distribuiti su 8 piani, con parcheggi sotterranei e un sistema automatico e pneumatico di raccolta dei rifiuti. I materiali usati nella costruzione sono principalmente travi d’acciaio, vetro e legno in doghe, che sulle terrazze richiamano chiaramente il ponte di una barca, oltre al cemento della struttura originaria, ancora visibile solo alla base del residence, in ricordo di com’era il bruco prima che si trasformasse in farfalla. All’interno dei silos si è invece costruito un sistema futuristico di scale e ascensori panoramici, illuminati dalla luce naturale proveniente dalla copertura trasparente delle due lobby.

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Le terrazze degli appartamenti del Gemini Residence di Copenhagen.

Un progetto reso possibile dalle caratteristiche dello studio Mvrdv, fondato a Rotterdam (Paesi Bassi) nel 1993 da Winy Maas, Jacob van Rijs e Nathalie de Vries che, con il loro team di oltre 60 architetti e designer internazionali, si occupano di progetti e studi nel campo dell’architettura, dell’urbanistica e della progettazione del paesaggio. Con un occhio di riguardo nei confronti della sostenibilità. È forte convinzione di Mvrdv e di tutto il suo staff, infatti, che l’attuale generazione debba risolvere i problemi ecologici, invece di passarli alle generazioni future. Per loro, l’efficienza energetica e un approccio olistico e sostenibile sono essenziali per il futuro. Infatti ogni nuovo lavoro inizia con la raccolta di informazioni su ogni fattore che giochi un ruolo nella progettazione, dalle leggi locali, ai regolamenti edilizi, all’efficienza energetica, ai requisiti ambientali e tecnologici, fino ai desideri del cliente, alle condizioni climatiche e alla storia politica del sito. Questa procedura assicura fin dai primi stadi del progetto di adottare le migliori pratiche per uno sviluppo sostenibile, che poi è visibile nel risultato finale: vera sostenibilità a livello tecnologico, ma anche sociale e filosofico. Perché un’architettura di qualità si traduca in qualità di vita.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

Per vedere l’articolo sul Gemini Residence Frosilos pubblicato su YACHT DESIGN n. 4 2012: http://www.playmediacompany.it/edicola/edicola-01.asp?Id=3272