Archivio | agosto, 2011

Kung Fu Panda 2: ma guarda Po!

24 Ago
po kung fu panda 2

Il Panda Po nel saluto marziale.

Arriva oggi sui grandi schermi il panda più famoso del mondo: Po, il goffo protagonista di Kung Fu Panda. Il film d’animazione che sbancò i botteghini nel 2008, lasciando dietro di sé stuoli di bambini che chiesero ai genitori di poter praticare l’arte marziale del loro paffuto idolo, arriva oggi con il suo sequel, questa volta con tecnologia 3D. Le mosse di kung fu saranno quindi ancora più realistiche e spettacolari, ma anche la mitica pancia del simpatico panda, doppiato nella versione originale dall’attore comico Jack Black.

Il successo di questo capolavoro della Dreamworks si deve certamente alla bellezza delle immagini e degli effetti speciali, ma anche alle star che sono state chiamate a dar voce ai protagonisti. Accanto al panda Po, che lavora nel ristorante del padre Signor Ping (un’oca), ma sente il richiamo delle sue origini e sogna di diventare maestro di kung fu, troviamo infatti i Cinque Cicloni, veri esperti di arti marziali: Tigre (Angelina Jolie), Scimmia (la superstar delle arti marziali Jackie Chan), Mantide (Seth Rogen), Vipera (Lucy Liu) e Gru (David Cross). Animali che, nel kung fu tradizionale cinese, corrispondono ad altrettanti stili dell’arte marziale. Al mentore di Po, il maestro Shifu, dà voce invece Dustin Hoffman. E in Kung Fu Panda 2, tra l’altro, troviamo anche un altro nome noto agli appassionati di film di arti marziali: Jean Claude Van Damme, nei panni del Maestro Croc. Inoltre, mentre nel primo film il dipartimento d’animazione aveva lavorato ispirandosi a libri e film, questa volta è salito su un aereo ed è volato in Cina, per avere un’impressione visiva più vivida e realistica, che si percepisce nelle scene del film.

mantide tang lang

La Mantide, una dei Cicloni che aiutano Po.

In questo nuovo episodio viviamo l’evoluzione dell’eroe-Po: la sua figura di Guerriero Dragone viene offuscata dall’arrivo di un nuovo cattivo, Lord Shen, che cercherà di usare un’arma segreta per conquistare la Cina e distruggere definitivamente il Kung Fu. Po dovrà scoprire i segreti delle proprie origini e solo a quel punto sarà capace di sbloccare la forza che gli serve per vincere. A dirigere il film, per la prima volta nella storia dei film d’animazione hollywoodiani, una donna: Jennifer Yuh Nelson, di origini sudcoreane, già presente nel cast tecnico di Kung Fu Panda 1.

Fabio Volo, la voce italiana di Po

Fabio Volo, l’anima italiana di Po Se nella versione originale di Kung Fu Panda il protagonista Po ha la voce dello spassoso Jack Black, in quella italiana anche per Kung Fu Panda 2 viene riconfermato il doppiaggio di Fabio Volo, che ha saputo dare la giusta dose di verve e allo stesso tempo di dolcezza a questo personaggio.

kung fu panda 2 fabio volo doppiaVolo lo vedremo anche a breve nei panni del protagonista del film tratto dal suo libro Il giorno in più, diretto dal regista Massimo Venier, stretto collaboratore e autore del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo.

Articolo scritto da: Samuela Urbini
Per vedere l’approfondimento sul Kung Fu Panda 2 pubblicato su ON di agosto: ON agosto rubr Cinema

Hydro Tec, yacht by Sergio Cutolo

4 Ago

Vanta una laurea in Ingegneria navale e un’intensa carriera maturata in cantiere, soprattutto in Baglietto, dove è stato anche capo dell’ufficio tecnico (ma con una parentesi dal 1989 al 1991 in Rodriquez). A 11 anni dall’inizio della sua professione, però, Sergio Cutolo decise di fare il grande salto e aprire il proprio studio. Era il 1995 e così nasceva, a Varazze, Hydro Tec, una realtà poliedrica che può contare su vaste competenze, tanto quanto l’esperienza del suo fondatore. «Negli ultimi anni abbiamo progettato yacht in fibra di vetro, alluminio e legno; dislocanti, plananti e a vela. Insomma, qualsiasi oggetto galleggi», conferma Cutolo. Mentre nei primi anni Hydro Tec curava solo l’ingegneria navale, dal 2008 invece offre una progettazione completa (a esclusione dell’interior design), grazie a un team composto da sei persone, oltre a Cutolo, e a una schiera di collaboratori.

articolo intervista Sergio Cutolo
L’articolo pubblicato su Yacht Design del dicembre 2010.

Tra i suoi punti di forza lo studio ligure vanta la versatilità e la capacità di offrire una consulenza a 360 gradi, comprese anche le proposte commerciali dei fornitori. «Partendo dall’idea di base dello yacht, siamo in grado di seguire dal progetto dell’architettura navale ai file di taglio, fino ai disegni che si utilizzano in officina», spiega l’ingegnere. «Quindi i cantieri che non possono contare su un ufficio tecnico interno, o che ne hanno uno piccolo, ricevono tutta la documentazione necessaria per realizzare un’imbarcazione. Per questo motivo lavoriamo molto in Turchia e in Cina, dove non esiste un background “di cantiere” e dove quindi forniamo anche una quota di know-how. Un servizio simile lo stiamo attualmente offrendo anche ai Cantieri Palumbo di Napoli, con la realizzazione del nuovo Columbus 177’». Gli yacht progettati da Hydro Tec sono lunghi dai 16 ai 70 metri e variano molto di tipologia. «Il mio background professionale mi porta a essere orientato verso gli yacht veloci», precisa Cutolo, «anche se personalmente prediligo le barche a vela. Il punto di sintesi tra queste due mie anime è rappresentato dalla serie di explorer dei Cantieri Navali di Pesaro, a partire dal Naumachos del 2006 in avanti».

Tra lavori così diversi esiste comunque un minimo comun denominatore. «Cerchiamo sempre di realizzare un progetto che sia semplice », sottolinea Cutolo. «Il mio maestro, l’ingegnere Alcide Sculati di Baglietto, mi diceva che una struttura per funzionare deve essere bella. Io aggiungerei che deve essere anche facile da costruire». Con il tempo però cambiano anche le richieste dei committenti. «Oggi sono richiesti yacht performanti e spirito ecologico», spiega l’ingegnere. «Come far convivere queste due esigenze? Mettendo a punto una terza via. Stiamo per esempio progettando un’imbarcazione con il Cantiere delle Marche che abbini il motore ibrido a velocità più elevate. Abbiamo in opera progetti di 85, 100 e 115 piedi, in acciaio e alluminio, capaci di velocità di punta di 22-24 nodi con i motori diesel, ma che viaggiano a 7-8 nodi con quello elettrico».  Ma non sono queste le uniche nuove tendenze del mercato. Da un lato c’è anche chi vuole yacht molto grandi, destinati al charter. Dall’altro è in atto un downsizing della richiesta, che si articola in due sottoinsiemi: chi chiede un’imbarcazione più piccola e chi ne vuole una che duri di più. «Ora gli yacht tornano a essere concepiti come beni durevoli», continua Cutolo, «quindi hanno maggior successo i 30-35 metri, realizzati in acciaio e alluminio. Il problema è che i cantieri attrezzati per utilizzare questi due materiali sono specializzati in barche dai 50 metri in su, mentre i cantieri che costruiscono yacht da diporto usano ancora per lo più la fibra di vetro».

L’ultimo lavoro firmato dallo studio ligure è il 54 metri O’ Rama, varato in Grecia e terzo della serie costruita dalla Golden Yachts, con linee esterne e arredi disegnati dall’architetto Giorgio Vafiadis, per il quale il team di Sergio Cutolo sta progettando un nuovo 39 metri in alluminio a tre motori e tre idrogetti. Nel frattempo prosegue il lavoro con realtà estere: è il caso dei due 70 metri in acciaio disegnati per il cantiere turco Proteksan e dei tre explorer, di 87, 116 e 148 piedi, progettati per il cinese Kingship e denominati Ocean Suv proprio per le loro caratteristiche di comfort e flessibilità funzionale. Ulteriori caratteristiche distintive dello stile Hydro Tec.

Articolo scritto da: Samuela Urbini
Per vedere l’articolo sul design di Sergio Cutolo pubblicato su Yacht Design n. 6 2010: YachtDesignDecember2010
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