Archivio | marzo, 2011

Vino e Porsche, che passione / Tafuri

21 Mar

Matteo Tafuri: cuore salernitano

Quando uno ha in ufficio due modellini di macchine, non una collezione, solo due. E uno di questi ce l’ha da quando era bambino e sognava di essere come uno di quei divi della Dolce Vita che girava in spider sulla costiera amalfitana, e a meno di 40 anni gli si presenta l’opportunità di comprare proprio quella macchina, secondo voi, può dire di no? Impossibile. È stato così che Matteo Tafuri, 42 anni, nato e cresciuto a Salerno, nel 2007 ha comprato la sua amatissima Carrera Cabriolet del 1994, da un medico che la teneva ferma in garage. Una macchina che gli corrisponde più di qualunque altra al mondo e che era sempre stata il suo sogno nel cassetto. Non è un caso che una persona come lui abbia perso il cuore per una macchina così particolare: Matteo ha l’anima del ricercatore, è un grande esperto dell’area vitivinicola campana e ha un impulso innato verso la scoperta dell’origine dei vini e del loro consumo. Che lo ha spinto a ricostruire e recuperare storie affascinanti come quella del vino rosso freddo che si beveva nelle ville di Pompei. “Su alcuni testi storici si parlava di vini che spegnevano l’arsura estiva”, spiega Matteo. “Mi sono chiesto come mai si parlasse di vino che rinfrescava, quando i frigoriferi non esistevano ancora. Durante una visita ad alcune ville pompeiane ho notato che sotto le bottaie, dove si svolgeva la lavorazione del vino, c’erano dei contenitori di terracotta, conici, molto grossi, con un diametro anche di 3 o 4 metri, che di solito si interravano e che venivano usati per conservare proprio olio e vino. La storia racconta che i Borboni facevano battute di caccia nell’attuale parco nazionale del Vesuvio, si soffermavano in queste case nobili del posto dove gli veniva offerta la cena, durante la quale la servitù andava sotto la bottaia e riempiva i contenitori direttamente da queste vasche, servendo così il vino rosso a una temperatura media di 9 gradi”.

Matteo Tafuri e la sua Porsche a Cetara, Costiera Amalfitana. Foto@A. Bianchi

Tafuri è dunque andato a recuperare questa tradizione campana, producendo da uve di Piedirosso all’80% il suo Rossofreddo (la sua prima esperienza da produttore), un vino aromatico, con aromi floreali, da servire freddo. Il Rossofreddo ha sull’etichetta un toro rosso, simbolo del lavoro della terra, riproduzione dell’opera di Antonio D’Acunto, maestro nella tradizionale lavorazione della ceramica di Vietri sul mare. Tutto campano doc. L’energia positiva che Matteo trasmette quando parla dei suoi vini e della sua Porsche fa venir voglia di provare gli uni e l’altra. Così ci siamo trasferiti sul primo tratto della Costiera amalfitana, per andare a fare qualche foto con i pescatori di Cetara, il paese famoso per la colatura di alici. Perché la creatività di Matteo gli ha fatto sviluppare un altro progetto interessante che si chiama Vini Campania. Una selezione di cinque vini che provengono da vigneti delle colline dell’Irpinia centro-orientale, coltivati in modo tradizionale, a ognuno dei quali è stato abbinato un tipo di pesce. Che è riprodotto sull’etichetta e su una ceramica di Vietri lavorata a mano, legata al collo della bottiglia, che il ristoratore dà al cliente in ricordo della cena. Usanza che Matteo ci spiega meglio. “Anni fa i clienti si portavano via la bottiglia dal ristorante, per far vedere che avevano bevuto il Lafite o il Brunello. Poi è venuto il periodo in cui il ristoratore staccava l’etichetta con un’apposita macchina, segnava sul retro il menu del giorno o la data, e la regalava al cliente. La mia idea è stata quella di regalare un segno del territorio, quindi i pesciolini, dietro ai quali scrivere la data e il nome del ristorante. Così da Chez Black a Positano non si porteranno più via i posacenere dai tavoli, ma il mio pesce”.

Gli abbinamenti vino-pesce comprendono tre vini bianchi, come la Falanghina del beneventano abbinata a un pesce semplice quale è il San Pietro, il Greco di Tufo, molto mutevole, con l’imprevedibile sarago, e il Fiano di Avellino con la triglia. E due abbinamenti considerati audaci, ma in realtà ben studiati, con due vini rossi della tradizione irpina: l’Aglianico, che ben si accosta a sapori forti come la zuppa di pesce, di cui lo scorfano è il pesce re; e il Taurasi, ottimo per accompagnare gustosi filetti di tonno.

La sua Porsche lo ha anche avvicinato al mondo Porsche Italia, da un incontro casuale al Vinitaly con il responsabile della comunicazione di Porsche Italia, Mauro Gentile, con cui si sono trovati a parlare davanti alla Porsche che era allo stand Primosic nel 2009. Di macchine e di vino. Da quel momento è iniziata una collaborazione con la Casa tedesca per gli appuntamenti di Tiro Rapido che si svolgono a Napoli, ma anche per altri eventi legati ai centri Porsche locali, come quello di Salerno di Del Priore, proprio a due passi dalla sede di Studiowine, l’ufficio-showroom e sala degustazione che è quartier generale di tutte le attività di Tafuri, compresi i corsi di degustazione che tiene personalmente. Il nonno materno, che aveva un negozio di commercio di vini di qualità, poi ereditato dai genitori di Tafuri, e per il quale lui da ragazzino faceva le consegne, sarebbe orgoglioso del nipote che, dopo una carriera da agente di rappresentanza in grosse multinazionali a Monza, a Firenze e in Heineken Italia, è tornato nella sua terra con l’intento di far conoscere meglio i vini di questo territorio così particolare.

Articolo scritto da: Samuela Urbini
L’articolo sugli appassionati di vino e Porsche è stato pubblicato su Autocar di maggio 2010: Autocar maggio 2010_Cover

Vino e Porsche, che passione / Primosic

15 Mar

Primosic: un raggio di sole nel nord est

Per chi si chiedesse cosa c’entrano una Porsche, un vino e l’imprenditore che lo produce, la risposta è pronta: sono tutti espressione di una autentica, grande passione. Il 42enne Marko Primosic (insieme al fratello Boris, che si occupa degli aspetti finanziari e della cantina) rappresenta la sesta generazione di una famiglia che, come la Ribolla Gialla, ha radici nel territorio di Oslavia da secoli. Suo padre Sylvester ha voluto testardamente rimanere fedele alla produzione di varietali di questa zona, tra i quali la Ribolla è la regina. E questa ostinazione-passione, che ne ha fatto la fortuna, è stata trasmessa ai figli. Così come il suo amore per i motori: un passato da gentleman driver su una Lancia Fulvia del 1971, che possiede ancora, ha educato l’orecchio di Marko al punto che, da bambino, appostato nel buio della notte in attesa dell’arrivo delle macchine dei rally, era in grado di riconoscere i boxer 6 cilindri delle Porsche (“che allora non si vedevano solo in pista nei Challenge”), dagli 8 cilindri delle Lancia. Ai tempi del grande Sandro Munari.

Marko Primosic seduto sulla sua Porsche - Foto@Alessandro Bianchi

Ecco dunque come dev’essere cresciuto, ben nascosto sotto una scorza di cultura slovena, il palpito vitale che si percepisce in Marko e che si esprime nel packaging giallo sole con cui ha vestito il fiore all’occhiello della sua produzione (Marko ha raccontato una barzelletta emblematica: dice che quando gli sloveni sono felici, ma proprio tanto, si siedono intorno a un tavolo con gli amici e cantano una canzone triste…).

Avete presente un faro in una notte buia, un diamante illuminato dal sole o l’impatto che ha un campo di girasoli sulla vostra retina? Lo stesso effetto lo fanno gli scatoloni di Ribolla Gialla e la Cayman S di Marko Primosic quando, lasciata Gorizia, si imbocca la strada che sale sulla collina dove si trova questa piccola frazione della città giuliana. Fai una curva e ti si apre un nuovo mondo: sembra che un pittore abbia dipinto filari e filari di viti, interrotti ogni tanto da qualche casa. Tutto è verde-marrone e solo il bianco delle abitazioni fa da contrasto. A parte il giallo-Primosic. Il colore che caratterizza l’azienda è il più allegro e vitale della tavolozza e non è altro che quello delle uve di Ribolla, dagli acini dorati e tondi, un vitigno autoctono per anni poco o niente considerato ma che oggi è il vino di tendenza, presente in tutti i ristoranti alla moda e nei locali che fanno stile . Ma come è avvenuta questa trasformazione?

“Molto si deve a Gino Veronelli”, racconta Marko Primosic “che negli anni 70 lavorava in Rai a Milano e parlava dei vini bianchi del Collio come della realtà enoica più importante di quegli anni. Questo ha lanciato a Milano una moda che ha  proiettato i vini della zona verso il riconoscimento internazionale ”. Allora Sylvester Primosic, che ha realizzato la sua prima bottiglia nel 1956, era uno dei pochi produttori di Ribolla Gialla, un vino bianco dal colore dorato che cresce alla perfezione sulla collina di Oslavia, che “è un microcosmo, geologicamente, climaticamente e per tradizioni culturali legato alla  Ribolla”, come spiega Paola Antonaci, ambasciatrice nel mondo della cultura dei Primosic e foriera del loro stesso trasporto quando racconta dei loro vini. “Cuei, brda, in den ecken”, nomi di una parte di territorio che fu confine politico tra due mondi e che ora si ritrova a essere il cuore dell’Europa. Una striscia di terra incastonata tra picchi nevosi che guardano al Mare Adriatico e che da sempre è rinomata per la coltivazione della vite. Dal sedicesimo secolo in avanti Re, Imperatori e Tsar sono stati i grandi estimatori dei vini di questa regione; oggi vitigni indigeni quali Ribolla Gialla, Friulano e Refosco portano nel mondo echi delle terre del Collio e delle sue genti.

L’incontro con Porsche Italia è arrivato al Vinitaly del 2005, un incontro di “giallo”, quello dell’evento Tiro Rapido, concorso per aspiranti scrittori di racconti polizieschi, e quello del vino Primosic. “Una grande soddisfazione”, continua Marko “perché per la prima volta il mio lavoro e la mia passione si ritrovavano nel marchio dei miei sogni di bambino”. Nel 2008 Primosic realizza finalmente la sua idea di bollicine con Ribollanoir e nel 2009 Tiro Rapido si apre anche ai racconti noir creando così nuove opportunità di abbinamento tra  l’azienda vitivinicola e la manifestazione di Porsche Italia. Una viticoltura nata come una sfida, che abbraccia un’altra sfida, quella del mecenatismo di Porsche per questi aspiranti scrittori di ogni età. Che Primosic affrontata senza paura, solo come sa fare gente forte, come dev’essere quella che resiste alle sferzate del vento di Bora, una costante su queste colline, a giudicare dai sassi appoggiati sui coppi di tutti i tetti per non farli volare via.

Articolo scritto da: Samuela Urbini
L’articolo sugli appassionati di vino e Porsche è stato pubblicato su Autocar di maggio 2010: Autocar maggio 2010

L’arte dell’eros

9 Mar

Scolpire, dipingere o fotografare un corpo nudo. Un arte in cui si sono esercitati centinaia di artisti di tutti i tempi, fin dall’antichità. Ma qui non si parla di pornografia, bensì di quando il corpo nudo diventa artistico, elegante, sensuale,
provocante, ma mai volgare. La quintessenza della bellezza, di fronte alla quale nessuno rimane indifferente. Ogni anno
in giro per il mondo si organizzano mostre che esprimono bene questo concetto e, ultimamente, sono più frequenti quelle di grandi fotografi e fumettisti. Ma non vanno perse di vista anche le collezioni permanenti che un amante del genere non può perdere. Per esempio, quelle del Leopold Museum di Vienna e della Österreichische Galerie Belvedere, con una raccolta completa delle opere di due grandissimi artisti: Gustav Klimt ed Egon Schiele.

Copertina di ON marzo 2011

Il primo che ha dato massima espressione del nudo soprattutto nei disegni, mentre il secondo, allievo di Klimt, più volte censurato e contrastato per la sua arte provocatoria, dipingeva soggetti senza vestiti come metafora del mettere a nudo la loro anima (l’influenza della psicoanalisi è nell’aria, soprattutto nella Vienna di inizio 900).

Se amate i fumetti, invece, non perdete Erotica – Les Dessous de la Femme, inserita nella più importante mostra del fumetto italiana Cartoomics, dall’11 al 13 marzo alla FieraMilanocity del capoluogo lombardo. Vietata ai minori, quest’anno è dedicata al mondo della lingerie femminile, ovvero al “cosa c’è sotto il vestito delle donne”. In esposizione, un centinaio di tavole dei massimi artisti italiani del fumetto, tra cui Guido Crepax, Leone Frollo, Roberto Baldazzini, Giuseppe Manunta, Giovanna Casotto e Nik Guerra. A settembre torna a Siena, nel Complesso museale Santa Maria della Scala, uno dei maggiori fumettisti italiani, assai conosciuto anche all’estero: Milo Manara. Un evento per celebrare la sua più che trentennale carriera (Banchi di Sotto 34, Siena, tel 0577 226406, www.verniceprogetti.it).
Spostandoci a Berlino, invece, val sempre la pena di vedere una retrospettiva su Robert Mapplethorpe, famoso per le sue foto che scolpiscono i corpi nudi, spesso maschili e muscolosi, e per le sue sperimentazioni sessuali. Fino al 27 marzo al C/O Berlin – Postfuhramt (Oranienburger Strasse 35/35, aperta dalle 11 alle 20, http://www.co-berlin.info), 187

Marge Simpson sulla copertina di Playboy

fotografie ripercorrono la carriera del fotografo newyorkese, dalle prime polaroid agli ultimi ritratti di Andy Warhol,

Grace Jones e Patti Smith.

Il Museo del sesso di New York invece, ospita Comic Stripped, che ripercorre la storia americana dell’erotismo a fumetti. Con disegni originali, libri illustrati, fumetti, riviste e video che riproducono per esempio anche grandi classici della cultura americana, come i personaggi Disney (per opera di Tijuana Bibles) o Superman (disegnato Joe Shuster), in atteggiamenti ai quali non siamo decisamente abituati. O Marge Simpson, che ha guadagnato l’onore di una copertina.

Articolo scritto da: Samuela Urbini
Clicca qui per vedere l’articolo pubblicato su ON di marzo 2011: ON marzo_arte dell’eros
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