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Hydro Tec, yacht by Sergio Cutolo

4 Ago

Vanta una laurea in Ingegneria navale e un’intensa carriera maturata in cantiere, soprattutto in Baglietto, dove è stato anche capo dell’ufficio tecnico (ma con una parentesi dal 1989 al 1991 in Rodriquez). A 11 anni dall’inizio della sua professione, però, Sergio Cutolo decise di fare il grande salto e aprire il proprio studio. Era il 1995 e così nasceva, a Varazze, Hydro Tec, una realtà poliedrica che può contare su vaste competenze, tanto quanto l’esperienza del suo fondatore. «Negli ultimi anni abbiamo progettato yacht in fibra di vetro, alluminio e legno; dislocanti, plananti e a vela. Insomma, qualsiasi oggetto galleggi», conferma Cutolo. Mentre nei primi anni Hydro Tec curava solo l’ingegneria navale, dal 2008 invece offre una progettazione completa (a esclusione dell’interior design), grazie a un team composto da sei persone, oltre a Cutolo, e a una schiera di collaboratori.

articolo intervista Sergio Cutolo
L’articolo pubblicato su Yacht Design del dicembre 2010.

Tra i suoi punti di forza lo studio ligure vanta la versatilità e la capacità di offrire una consulenza a 360 gradi, comprese anche le proposte commerciali dei fornitori. «Partendo dall’idea di base dello yacht, siamo in grado di seguire dal progetto dell’architettura navale ai file di taglio, fino ai disegni che si utilizzano in officina», spiega l’ingegnere. «Quindi i cantieri che non possono contare su un ufficio tecnico interno, o che ne hanno uno piccolo, ricevono tutta la documentazione necessaria per realizzare un’imbarcazione. Per questo motivo lavoriamo molto in Turchia e in Cina, dove non esiste un background “di cantiere” e dove quindi forniamo anche una quota di know-how. Un servizio simile lo stiamo attualmente offrendo anche ai Cantieri Palumbo di Napoli, con la realizzazione del nuovo Columbus 177’». Gli yacht progettati da Hydro Tec sono lunghi dai 16 ai 70 metri e variano molto di tipologia. «Il mio background professionale mi porta a essere orientato verso gli yacht veloci», precisa Cutolo, «anche se personalmente prediligo le barche a vela. Il punto di sintesi tra queste due mie anime è rappresentato dalla serie di explorer dei Cantieri Navali di Pesaro, a partire dal Naumachos del 2006 in avanti».

Tra lavori così diversi esiste comunque un minimo comun denominatore. «Cerchiamo sempre di realizzare un progetto che sia semplice », sottolinea Cutolo. «Il mio maestro, l’ingegnere Alcide Sculati di Baglietto, mi diceva che una struttura per funzionare deve essere bella. Io aggiungerei che deve essere anche facile da costruire». Con il tempo però cambiano anche le richieste dei committenti. «Oggi sono richiesti yacht performanti e spirito ecologico», spiega l’ingegnere. «Come far convivere queste due esigenze? Mettendo a punto una terza via. Stiamo per esempio progettando un’imbarcazione con il Cantiere delle Marche che abbini il motore ibrido a velocità più elevate. Abbiamo in opera progetti di 85, 100 e 115 piedi, in acciaio e alluminio, capaci di velocità di punta di 22-24 nodi con i motori diesel, ma che viaggiano a 7-8 nodi con quello elettrico».  Ma non sono queste le uniche nuove tendenze del mercato. Da un lato c’è anche chi vuole yacht molto grandi, destinati al charter. Dall’altro è in atto un downsizing della richiesta, che si articola in due sottoinsiemi: chi chiede un’imbarcazione più piccola e chi ne vuole una che duri di più. «Ora gli yacht tornano a essere concepiti come beni durevoli», continua Cutolo, «quindi hanno maggior successo i 30-35 metri, realizzati in acciaio e alluminio. Il problema è che i cantieri attrezzati per utilizzare questi due materiali sono specializzati in barche dai 50 metri in su, mentre i cantieri che costruiscono yacht da diporto usano ancora per lo più la fibra di vetro».

L’ultimo lavoro firmato dallo studio ligure è il 54 metri O’ Rama, varato in Grecia e terzo della serie costruita dalla Golden Yachts, con linee esterne e arredi disegnati dall’architetto Giorgio Vafiadis, per il quale il team di Sergio Cutolo sta progettando un nuovo 39 metri in alluminio a tre motori e tre idrogetti. Nel frattempo prosegue il lavoro con realtà estere: è il caso dei due 70 metri in acciaio disegnati per il cantiere turco Proteksan e dei tre explorer, di 87, 116 e 148 piedi, progettati per il cinese Kingship e denominati Ocean Suv proprio per le loro caratteristiche di comfort e flessibilità funzionale. Ulteriori caratteristiche distintive dello stile Hydro Tec.

Articolo scritto da: Samuela Urbini
Per vedere l’articolo sul design di Sergio Cutolo pubblicato su Yacht Design n. 6 2010: YachtDesignDecember2010

Coop Himmelb(l)au

17 Giu
Il design variabile come le nuvole nel cielo blu

Copertina del libro Coop Himmelb(l)au, di Taschen

Il titolo può far pensare al supermercato, ma in realtà la Coop Himmelb(l)au è una cooperativa sì, ma di architetti, che ha sede principale a Vienna, ma ha seguaci in tutto il mondo. In cosa credono? In una modalità costruttiva fantasiosa e variabile come le nuvole. Himmelblau in tedesco significa infatti azzurro cielo, il colore. Mettendo la “l” tra parentesi, si legge Himmelbau, ovvero costruzioni che stanno nel cielo. Fondata negli anni 60 da Wolf D. Prix, Helmut Swiczinsky e Michael Holzer, oggi i loro uffici di Vienna e Los Angeles sono tra i più apprezzati e questo libro mostra e spiega la realizzazione di alcuni dei loro lavori più famosi, dall’Ufa Cinema Center di Dresda, al BMW Welt di Monaco di Baviera, dove si trova anche il museo storico BMW.

Taschen, di Michael Mönninger e Peter Gössel, 500 pagine, 150 $

 
Articolo scritto da: Samuela Urbini
Segnalazione pubblicata su Capital Living n. 2 di aprile 2011.
Il quartier generale BMW

BMW Welt di Monaco di Baviera, costruito dagli architetti Himmelb(l)au

New natural home

13 Giu
Interior design naturale

Il libro New Natural Home, di Thames and Hudson

Una guida da cui prendere ispirazione per vivere in una casa che minimizzi il suo impatto sulla terra, moderna e naturale, agendo sulla scelta dei materiali per arredarla, oltre che per costruirla. Le case fotografate da Richard Powers in questo libro dimostrano come una casa ecocompatibile sia anche una casa di stile, elegante. E contiene centinaia di idee e suggerimenti da mettere subito in pratica, non solo per chi  ha la fortuna di costruirsi una nuova abitazione da zero, ma anche per chi vuole implementare proprietà già esistenti.

Thames and Hudson, di Dominic Bradbury, 256 pagine, 386 illustrazioni, 24 €

 
Articolo scritto da: Samuela Urbini
Segnalazione pubblicata su Capital Living n. 2 di aprile 2011.
stanza con legno caldo

Il calore del legno nella stanza

Immaterial world, Transparency in Architecture

10 Giu
Il design delle trasparenze, a tutta luce

Copertina del libro Immaterial World Transparency in Architecture, di The Monacelli Press

Quando l’architettura è trasparente è come se scomparisse. Il mondo immateriale del titolo di questo bellissimo libro parla proprio di questo, delle architetture invisibili, dove il vetro è materiale principe, che riesce a ricomporre il conflitto tra il bisogno di privacy e l’istinto ad aprirsi verso il mondo. Un excursus tra i 25 edifici contemporanei più belli, fotografati in ogni angolo del mondo (tra cui anche un progetto di Renzo Piano), che sono stati progettati e costruiti appunto basandosi su un originale gioco di trasparenze e superfici opache.

The Monacelli Press, di Marc Kristal, 216 pagine, 45 $

Celeste Dell’Anna

27 Mag

Parola d’ordine: “consistency”. Ovvero, coerenza, la capacità che hanno gli elementi di un ambiente di stare bene insieme. È questo il concetto chiave che guida il gusto eclettico e senza frontiere di Celeste Dell’Anna, originario del lago Maggiore, milanese d’adozione e cittadino del mondo, con base a Londra – Chelsea Harbour, dove ha aperto il suo secondo studio di design e architettura, e a Milano, in via Montebello (dal 1983).

yacht design celeste dell'anna impaginato

L'articolo è stato pubblicato su Yacht Design n. 2 del 2011

Celeste Dell’Anna è una consolidata realtà internazionale nell’interior design di prestigio e in quasi 30 anni di attività ha firmato progetti per residenze private, alberghi, yacht e jet privati, fra i quali gli arredi per la residenza ufficiale del presidente dell’Uzbekistan, Islom Karimov, in occasione del Forum internazionale dell’economia di Davos. I suoi interni, tutti, hanno un impatto forte su chi li guarda, che ne nota la raffinata eleganza, la ricchezza degli elementi, l’opulenza di alcuni, ma allo stesso tempo il risultato armonioso, che non è mai ridondante. “È il segreto della consistency”, spiega Dell’Anna. “Parola di cui non trovo un preciso corrispettivo in italiano: identifica un approccio verso un ambiente nel quale niente deve prevaricare qualcos’altro. Amo i dettagli, la decorazione e l’arredo sono una parte dell’architettura, per questo la prima domanda che mi faccio in un progetto è se il valore architettonico dello spazio che andrò a decorare ha dimensioni e proporzioni adatte a poter sviluppare quel progetto. Molte volte questo non capita. È più facile per strutture di architettura classica, fino agli Anni 40 circa”.

Il dogma dell’approccio progettuale di Celeste Dell’Anna è sintonizzarsi sui desideri del cliente. “Ho grande rispetto del Client brief. Il mio lavoro consiste nel creare la scenografia, il teatro per la rappresentazione pubblica e privata della vita dei clienti. Lo stile delle mie case appartiene alle persone che le vivono: io traduco e interpreto le loro aspettative. Questo esclude dunque un approccio classico, o contemporaneo, o post contemporaneo, che per me sono etichette che per semplicità vengono adottate per identificare un certo tipo di design ma, in pratica, non vogliono dir niente. Credo in una storicità che deve avere ogni progetto, che costituisce il midollo spinale della vita del personaggio che poi dovrà vivere questo ambiente”.

Un’altra caratteristica dello Studio Dell’Anna, di cui sono molto orgogliosi, è il budget control. “C’è un detto: quando vedi l’architetto sai come inizi e non sai mai come finisci”, scherza il designer. “Con noi non succede. Anzi, aiutiamo il cliente a definire il budget compatibile con il risultato che desidera ottenere, lo monitoriamo con grande attenzione e forniamo periodicamente una serie di report dettagliati sull’avanzamento della spesa unitamente al dettaglio dei costi”.

Nella carriera di Dell’Anna non mancano gli yacht, che in qualche modo hanno segnato il suo successo e gli hanno fornito un’esperienza fondamentale portata anche nei progetti sulla terraferma. Tra i suoi progetti,

bagno dello yacht Be Mine - Lenora Lurssen yachts

Il bagno ricco di marmi del Be Mine

Be Mine (oggi Lenora, di Lürssen Yachts), il restyling di Shergar per l’Aga Kahn e la prestigiosa committenza legata al design degli interni di Fortuna, per parte del Patrimonio National di Spagna, in uso esclusivo alla Famiglia Reale Spagnola. “Dal Fortuna ho ricavato una grande esperienza sulla leggerezza. In studio avevamo il bilancino di precisione per i materiali, sapevamo i grammi che pesavano i singoli elementi. Nella nautica ogni centimetro quadrato ha una sua importanza e l’utilizzo dello spazio è fondamentale, mentre spesso nelle case lo spazio si spreca. Questo è stato un grande insegnamento. Ora sto per iniziare un nuovo ambizioso progetto per gli interni di un 57 metri a vela, un Germán Frers monoalbero”.

Oltre al megasailer, Celeste Dell’Anna sta terminando una gioielleria Chatila a Ginevra, in cui ha ripercorso stilemi Déco, resi più contemporanei con l’introduzione di elementi colorati che richiamano le pietre preziose. E la stratosferica Residenza privata Bolton, nel centro di Londra, su una superficie di 1600 mq. Uno dei progetti più prestigiosi che ha firmato di recente, infine, è quello del ristorante Acanto e delle quattro suite imperiali dell’Hotel Principe di Savoia di Milano, per il quale ha creato una soluzione contemporanea, con elementi di prestigio, pur mantenendo dei tratti di continuità con gli elementi della tradizione del grande albergo. Nel rispetto dei requisiti di sicurezza: “Nella suite volevo metter il camino”, ricorda Dell’Anna, “ma poteva essere pericoloso, perché se qualcuno lo avesse acceso senza fare attenzione, avrebbe potuto incendiare l’hotel. Quindi abbiamo dovuto rinunciare”.

Oltre che dai progetti di interior design, Celeste Dell’Anna è attratto anche dal design di singoli oggetti. La sua posizione è molto libera da schemi e la sua natura curiosa lo rendono una spugna, come lui stesso si definisce, che assorbe da qualsiasi esperienza e incontro elementi d’ispirazione per i suoi lavori. Come nel caso della sua ultima creazione, gli Occasional Table della collezione Turning the Table presentati al Salone del Mobile 2011, tavoli in ceramica con base in legno

tavolino Turning the table

Turning the table di Celeste Dell'Anna

pregiato, in edizione limitata, che ripropongono cinque diversi soggetti ispirati all’arte di propaganda del periodo della Rivoluzione d’Ottobre. Ispirandosi a questi artisti, che un suo cliente russo gli ha fatto conoscere, “ho fatto realizzare delle ceramiche a Vietri, dal bravissimo Enzo Sartoriello”, continua Dell’Anna. “Con la mia rielaborazione, simboli dell’arte di propaganda diventano simboli di eleganza, dimenticando i valori politici che quei disegni contenevano”. È possibile vedere altre collezioni firmate da Celeste Dell’Anna nel suo showroom di 350 metri quadri di viale Montegrappa 2, a Milano, aperto solo su appuntamento. Si tratta di uno spazio ricco di charme e ricercatezza, dove il senso estetico
e l’estro del designer si fondono in ambienti dalla sofisticata eleganza e dalla straordinaria contemporaneità. Oggetti d’arte e d’arredo, tessuti preziosi e pezzi unici creati da Celeste Dell’Anna sono i protagonisti indiscussi di uno stile dalla nobile essenza. Per arredare all’insegna del gusto e dell’originalità.

Articolo scritto da: Samuela Urbini
Per vedere l’articolo sul design di Celeste Dell’Anna pubblicato su Yacht Design n. 2 2011: Celeste Dell’Anna

Centro stile Mercedes-Benz Advanced Design Italia – Como

16 Gen

Mercedes-Benz Advanced Design Center di Como - Foto @ Alessandro Bianchi

Era il 1886 quando Karl Benz presentò quella che è considerata la prima automobile al mondo: un veicolo in realtà a tre ruote, ma con un motore a benzina quattro tempi le cui linee per la prima volta si distanziavano in maniera decisa dalle carrozze. Per questo, occuparsi di design in casa Mercedes-Benz significa guardare al futuro, ma senza poter ignorare questa lunga, importante e a volte anche ingombrante tradizione. Una Mercedes, insomma, deve sempre essere una Mercedes. Perche la sua è la storia più lunga tra le Case automobilistiche. E perché un cliente Mercedes se lo aspetta. Quindi, si può dire che finora l’evoluzione del suo design sia stata una concatenazione di piccoli passi, più che un diagramma con dei picchi che indicano grosse rivoluzioni stilistiche. Infatti nello stile di un suo modello rimane sempre riconoscibile il patrimonio genetico: linee nette e semplicità di forma, che via via si uniscono a nuovi elementi che ne migliorano costantemente l’aspetto, senza stravolgerlo.

Nel rispetto di questo Dna, comunque, la Casa di Stoccarda si dimostra molto dinamica e ha piazzato in giro per il mondo ben tre centri di Advanced design, che si aggiungono al centro stile della casa madre, che si trova a Sindelfingen, e al quinto in costruzione a Pechino, Cina. Delle antenne che studiano dove andrà il design nei prossimi anni, cercando di captare in ogni settore le tendenze in atto e quelle prevedibili. I tre studi di advanced design attuali si trovano ai tre angoli del mondo: uno in California, a Carlsbad, uno a Yokohama, in Giappone, e il terzo proprio in Italia, nel pieno centro di Como. In una villa di fine Settecento, Villa Salazar, a due passi da Villa Olmo, con vista sul lago, palme in giardino e soffitti affrescati. L’eleganza del passato che si sposa con la verve dell’attività proiettata nel futuro che vi si svolge all’interno.

pubblicata su Autocar luglio/agosto 2010 - foto @Alessandro Bianchi

Autocar è stato accolto da Michele Jauch-Paganetti, General Manager del Mercedes-Benz Advanced Design Italia, nato a Locarno, dieci anni passati in Volkswagen e altrettanti in Mercedes. Non male per un 42enne che parla correntemente cinque lingue (almeno tante sono quelle che abbiamo sentito parlare durante l’intervista, n.d.r.): italiano, francese, inglese, tedesco e spagnolo. E che si presenta sorridente e in maniche di camicia, vista la stagione. Il che autorizza anche gli altri del gruppo a sentirsi liberi di esprimersi come meglio credono, variando da camicia e pantaloni lunghi a maglietta, bermuda e infradito. A seconda dell’età e della nazionalità.

I 17 dipendenti più la decina di collaboratori, ben distribuiti tra uomini e donne, hanno mediamente 30 anni, anche se la stagista più giovane, una ragazza tedesca, ne ha soli 21.

Michele Jauch Paganetti - Foto @ Alessandro Bianchi

Di cosa vi occupate qui, esattamente?

M.J-P: Siamo l’unico studio satellite a occuparci esclusivamente degli interni, fin dal 1998, l’anno della nostra fondazione. Questo motiva anche la scelta di questa location, vicina alle industrie del mobile e della moda del Nord Italia, ma anche alla cultura del bello che trova espressione nell’arte e nell’architettura italiane, che sono per noi grandi fonti d’ispirazione.

Seguite solo i progetti delle auto in produzione, oppure anche dei concept? Compatibilmente con gli impegni dello studio, cerchiamo di dare un apporto creativo per ognuno dei nuovi modelli che Stoccarda ha in programma. Parallelamente però sviluppiamo anche progetti più complessi sulle show car, sempre e solo per quanto riguarda gli interni, che durano anche un anno.

Quali sono le fasi di progettazione per un modello in produzione e come avvengono i rapporti con la Casa madre? Da Stoccarda arriva la comunicazione delle auto in fase di restyling. Il nostro studio decide di dare il suo contributo presentando un progetto nel giro di due mesi. Noi siamo gli unici tra i centri satellite nel mondo a occuparci degli interni, ma siamo in concorrenza con Stoccarda stessa, il che ci dà più stimoli per fare del nostro meglio. Se la nostra idea viene accettata, il progetto viene finanziato e poi viene deciso il kick off, ovvero il momento in cui si incontrano varie figure, dai designer agli ingegneri, dagli uomini del marketing ai vertici aziendali, per far emergere tutte le idee possibili immaginabili intorno a quel progetto.

Per le show car invece come avviene il processo? Mentre per le auto di serie non si possono fare rivoluzioni, ma solo evoluzioni, nelle show car possiamo spingerci un po’ oltre, per cercare di ispirare i nostri colleghi in Germania su quelle che potrebbero essere le nuove idee da introdurre nel futuro. Ci sono periodi in cui lo stile predilige linee rigide, dure, tese, poi a cicli si passa al morbido, alle linee curve. Il segreto del successo è arrivare con la proposta giusta al momento giusto. Questo avviene grazie all’esperienza maturata negli anni e rimanendo sempre in contatto con Stoccarda, per stare al passo con le loro esigenze.

Con la F800 Style avete stupito per la carica innovativa, infatti. La F800 rappresenta il presente attualissimo: così com’è, non può essere messa in produzione domani. Però contiene tante idee che la Casa è seriamente intenzionata a portare in produzione. Forse è arrivato il momento per fare un passo leggermente più lungo di quelli fatti finora. Forse perché finora avevamo fatto solo dei passettini.

Quanto c’è ancora di manuale nel vostro lavoro e quanto si realizza invece sul computer? Si inizia sempre prima a disegnare a mano. Ci piace sempre la manualità del lavoro: il digitale è bello, ma bisogna saperlo utilizzare e introdurlo quando è il momento giusto. Una volta che i disegni sono fatti, si passa alla creazione dei rendering, che consentono di definire tutti i dettagli del modello da realizzare, per far sì che chi decide, in Germania, abbia un’idea chiara di come verrà il risultato finale. Una volta scelto il modello in due dimensioni, viene realizzato quello in 3 D, in scala 1:1: lavoriamo molto con il clay, la plastilina, e i sedili dei nostri progetti sono come quelli veri, schiumati e sellati da professionisti, perché il modo migliore per capire se un sedile è comodo, è sedendocisi sopra.

Lo scorso mese di maggio è nato un nuovo marchio: Mercedes-Benz Style. Ci spiega di cosa si tratta? Pensiamo di poter offrire il nostro know how in materia di design anche al di fuori del settore automotive. Però non intendiamo rubare il lavoro ai bravi architetti e designer nostri concorrenti: noi veniamo dal mondo dell’automobile e il nostro scopo è quello di esportare il know how automotive, che nel mondo del design è il più avanzato, in altri settori, ma sempre legati principalmente ai trasporti. D’altronde, forse non tutti sanno che il primo motore che Daimler aveva costruito è stato montato su una barca, non su un’automobile. E che la stella a tre punte del marchio Mercedes significa cielo, mare e terra, i tre settori per cui inizialmente l’azienda costruiva motori.

Quindi stiamo entrando nel mondo dell’aeronautica, come già abbiamo fatto con l’elicottero Eurocopter Ec 145, e della nautica. Ma anche del mobile, anche se su questo tema non posso specificare nulla perché si tratta di progetti ancora in fase di definizione.

Dove andrà il design Mercedes dei prossimi anni? Per i progetti in serie è molto importante seguire le indicazioni del marketing. Per esempio, una cosa che viene spesso richiesta è quella di abbassare l’età media dei nostri clienti, perché chi compra Mercedes ha generalmente una certa età e un certo prestigio sociale raggiunto. Noi come designer, insieme a tutto il nostro dipartimento, cerchiamo di intuire quali sono i trend e dobbiamo capire se possono avere un futuro, oppure se saranno solo mode passeggere. La nostra filosofia progettuale nasce dal sapere prevedere quale strada prenderà il design e nel saper sfruttare tutti gli input che provengono dal mondo esterno nella maniera migliore, sempre tenendo presente che il marchio ha i suoi valori.

Articolo scritto da: Samuela Urbini
Per vedere l’articolo sul Centro di Advanced Design Mercedes di Como pubblicato su Autocar di luglio/agosto 2010: Autocar lugAgo 2010_centro stile Mercedes