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Shutter Island

16 Gen

Pubblicato su ON di ottobre 2010

Scorsese racconta che è stata la prima lettura della sceneggiatura di Shutter Island ad averlo convinto. “Non sapevo nulla della storia e ho cominciato a leggerla alle 10.30 di sera. Avevo deciso di non andare a letto tardi perché l’indomani dovevo svegliarmi piuttosto presto, ma non riuscivo a smettere di leggere, perché ero costantemente sorpreso dai diversi livelli della storia”. E prosegue: “è il genere di film che mi piace vedere come spettatore, il genere di storia che mi piace leggere. La cosa più interessante per me è la maniera in cui la storia cambia in continuazione, e anche la realtà di quello che accade continua a cambiare, fino all’ultima scena; il cuore del film è la maniera in cui viene percepita la verità.

Ma più che il modo di raccontare la storia o l’ambientazione, la cosa che mi interessa è quello che succede al personaggio di Teddy, che a mio avviso è molto commovente. è questo il mio collegamento emotivo”. Parlando poi del protagonista della vicenda, Leonardo DiCaprio, suo attore feticcio, Scorsese commenta “Avendo lavorato con Leo per Gangs of New York, The Aviator e The Departed, ho pensato subito che doveva essere lui il protagonista di questo film. Ormai abbiamo messo a punto un metodo di lavoro e io ho piena fiducia in lui come artista, perché sapevo che sarebbe stato in grado di interpretare i diversi stati emotivi e psicologici di Teddy, e di trasformarsi lungo la strada. Se lo avevo mai visto fare una cosa simile prima d’ora? Non a questi livelli, credo. A mano a mano che cresce va sempre più in profondità”.

La scenografia

I realizzatori hanno trovato un manicomio abbandonato, perfetto per i loro scopi: il Medfield State Hospital di Medfield, Massachusetts, chiuso negli anni 60. Sono stati ridisegnati tutti gli interni ed è stato creato un prato lussureggiante all’interno del complesso, con aiuole fiorite. Il direttore della fotografia è Robert Richardson,
lo scenografo Dante Ferretti.

Mark Ruffalo

Ruffalo si sta imponendo tra gli attori più interessanti e versatili del momento. Negli anni ha spaziato da film quali Conta su di me di Kenneth Lonergan, a Se mi lasci ti cancello di Michel Gondry, passando per Collateral di Michael Mann. “Quando lavori con Mark sai di poter disporre di una vasta gamma di emozioni”, dice di lui Martin Scorsese.

Articolo scritto da: Samuela Urbini
Per vedere l’approfondimento sul film di Martin Scorsese Shutter Island pubblicato su ON di ottobre: ott_Closeup

Intervista a Sofia Milos

16 Gen

La star di CSI: Miami, The Border e I Sopranos

Sofia Milos è nota soprattutto al pubblico maschile, che ama le storie poliziesche e quelle che parlano di malavita in generale.

pubblicata su ON di ottobre 2010

Deve avere il phisique du rôle del tutore dell’ordine, perché da anni la vediamo in Csi: Miami, ne I Sopranos e ora anche in The Border, la serie per la tv che racconta le vicende di una sezione speciale della polizia che lavora al confine tra Canada e Stati Uniti. E fuori dal set? Guardiamola un po’ più da vicino in questa intervista in esclusiva rilasciata a ON.

Parli sei lingue, sei nata in Svizzera, hai abitato a lungo in Italia, dove vive ancora la tua famiglia, ma anche in molti altri luoghi del mondo… Dove ti senti a casa? Mi sento assolutamente italiana. Certo, avendo vissuto per 18 anni in America, certe influenze hanno sicuramente rimodellato le mie abitudini. Ma i miei valori e i miei gusti sono italiani e il mio cuore batte per l’Italia.

Poliziotta israeliana nel film The Order, killer di professione nella fiction Thieves, assassina ne
I tre moschettieri, detective in CSI: Miami, agente federale in The Border, detective nell’ultimo telefilm girato, Tatort… Tutti ruoli da donna forte. Tu però hai dichiarato di essere molto orgogliosa del film Passionada, in cui interpreti una cantante di fado sensuale e romantica. In quale ruolo ti senti più a tuo agio e quale ruolo vorresti interpretare in futuro? In generale mi piace interpretare il ruolo di una donna forte perché so che le donne sono forti. Magari piangiamo quando ci arrabbiamo come espressione ulteriore, ma non per debolezza. Le donne hanno tante sfumature e bellezze per cui dimostrare la forza che una donna ha, attraverso i miei ruoli, diventa naturale. Per me è stata anche una scelta personale, mentre scoprivo chi ero e di cosa sono capace.
L’arte imita la vita e la vita imita l’arte, non per niente. Così in questo tragitto e nella bellissima avventura che il
mio lavoro mi offre ho imparato molto di me stessa. Oggi mi farebbe piacere anche interpretare di nuovo dei ruoli
comici, fare una commedia romantica. Ma in fondo, comico o drammatico, è il bel ruolo che mi affascina e mi attira.

Cosa ricordi del periodo in cui interpretavi l’agente speciale Bianca La Garda in The Border? Questo dramma poliziesco di produzione canadese per la CBC mi è stato proposto all’aeroporto di Toronto mentre facevo scalo per venire in Italia. Vennero i produttori e il regista alla vip lounge, come il mio agente di Los Angeles aveva organizzato, e per due ore parlammo della serie e del mio futuro ruolo di Agente speciale Bianca La Garda, una italo-cubana immigrata in America e oggi donna forte e di potere. Accettai il ruolo una settimana dopo e un mese più tardi iniziai a girare e a vivere a Toronto 6 mesi l’anno, pur avendo casa a Los Angeles. Ho fatto due anni e i primi episodi della terza stagione in Canada e poi sono tornata a Los Angeles a girare qualche puntata della serie Csi: Miami, sempre nei panni di Det Yelina Salas, ruolo che interpreto da sette anni oramai. E torno sul set di Csi Miami proprio questo ottobre.

Anche durante le riprese di The Border avevate ritmi americani, da 16 ore al giorno? Peggio! Anche 18 ore. Spesso si iniziava la settimana di lavoro alle 5 di mattina, quindi sveglia alle 4, cosa che ritengo estremamente scioccante per il mio metabolismo, per poi terminare le settimane con uno start a mezzogiorno e la fine delle riprese alle 5 di mattina. Ora che ti struccavi e andavi a letto era l’alba. Per poi ricominciare il lunedì mattina di nuovo alle 5. Follie che si fanno. Insomma, non mi stupisco che tuttora spesso io sostenga orari pazzeschi: fa parte del mio lavoro e il mio lavoro lo amo per tutte le soddisfazioni che mi porta.

Dicono che tu sia una donna, oltre che bellissima, spiritosa e intelligente. Ma avrai anche tu qualche difetto… Certo! Sarei noiosa se non fosse così. Faccio mille cose al giorno, tante ma anche bene, e in modo preciso e veloce. Mi piace essere professionale. Non lascio mai nulla a metà. E questo sicuramente ha innervosito alcuni, sul mio cammino, che magari non fanno come me. O cosi velocemente come me, o in modo altrettanto preciso. Non siamo tutti uguali. Ma meno male che nell’umorismo ci si ritrova sempre. Ridere è il solvente di tutti i mali. E poi, mi dice il mio fidanzato, fin quando rompo le scatole ogni giorno un pochetto, il paradiso non mi vuole, quindi per campare a lungo dovrò continuare a rompere le scatole, in maniera buona (ride, n.d.r).

Quando non lavori, ti alleni. Che sport pratichi, o come ti tieni in forma (splendida)? Intanto grazie per il complimento. Amo allenarmi perche mi dà energia, quindi pratico attività fisica regolarmente credo da quando avevo 17 anni. Amo lo sport in generale, forse oggi preferisco però Pilates, power walking (camminate veloci) sul lungo mare di Santa Monica, bicicletta e un po’ di jogging. Mi piace anche lavorare sul power plate, a casa o in qualsiasi hotel mi trovi quando sto girando. Se ti piace lo sport, trovi sempre qualcosa da fare.

Cosa ti piace al cinema? Quando vado al cinema è più per divertirmi che per piangere, o urlare. Quindi commedie, o film d’azione, o thriller. Ammiro molto Sergio Castellitto, i film di Gabriele Salvatores, o Bernardo Bertolucci. Tra i registi americani, invece, Martin Scorsese, Woody Allen, Quentin Tarantino, per citarne alcuni. Con loro farei qualsiasi genere di film.

Hai una fede, o segui qualche maestro spirituale? Sono cresciuta cattolica e sono una donna spirituale. Amo tutto ciò che ci rende più forti, abili, consapevoli e, soprattutto, capaci di aiutare gli altri.

La poesia di Vincenzo Cardarelli che hai pubblicato sul tuo sito è legata a qualche ricordo particolare? Il testo è questo: Non so dove i gabbiani abbiano il nido,/Dove trovino pace./Io son come loro,/in perpetuo volo./
La vita la sfioro/com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo./E come forse anch’essi amo la quiete, la grande quiete marina, ma il mio destino è vivere/balenando in burrasca. Mi è stata inviata da un fan e mi è molto piaciuta, perché mi sono identificata in essa, da cittadina del mondo, gitana di cuore. Anche se ho sempre desiderato una famiglia e una dimora fissa, ciò ha tardato un po’ nella mia vita. Ma arriverà.

Sei innamorata? Sono innamorata della vita, di mia mamma, dei miei amici e di un Gitano che mi ha rubato il cuore. Ma non ne faccio un atto pubblico.

Quante volte all’anno vieni in Italia, di solito? Vengo spesso e volentieri, l’Italia rimarrà sempre la
mia seconda casa. È l’ossigeno di cui ho bisogno. C’è chi scappa dall’Italia proprio per trovare “aria fresca”. Io
invece vengo a fare il pieno qui.

Articolo scritto da: Samuela Urbini
Per vedere l’intervista a Sofia Milos pubblicata su ON di ottobre: ON ott_Milos

Intervista a Michela Cescon

16 Gen

“Se tornassi indietro, rifarei l’incidente”.

Architetto Michela Cescon. Doveva esserci scritto questo sul suo biglietto da visita. Invece, una notte di tanti anni fa, quando lei di anni non ne aveva neanche venti, un ubriaco investe lei e un suo amico in Vespa, lei si frantuma un femore e rimane ferma per mesi. Il giorno dopo avrebbe dovuto dare il suo primo esame alla Facoltà di architettura.
Invece questo evento le fece trovare il coraggio di dire alla sua bella famiglia trevigiana doc che la sua strada non era a Treviso, come da generazioni tutti in casa Cescon avevano fatto. Ma a teatro.

Pubblicata su ON di settembre 2010

E dopo due anni era sul palco, come protagonista in uno spettacolo di Luca Ronconi. Segno del destino? Dopo il successo al teatro è passata al cinema e ora
porta avanti entrambe le carriere. Ma ecco per esteso il suo racconto.

Lei ha debuttato al cinema nel 2004 con Matteo Garrone, nel film Primo Amore: un’interpretazione impegnativa, in cui è dovuta dimagrire da 60 a 45 kg in quattro mesi. Come è avvenuto l’incontro col regista? Avevo 28 anni, venivo da dieci anni di palcoscenico e stavo recitando un testo “off off”, Bedbound, in un teatrino romano, per il quale ho vinto il premio Ubu e il premio Eleonora Duse. Facevo la parte di una ragazza poliomelitica grave, ero tutta storta, il corpo molto segnato. Venne a vedermi Matteo Garrone, al quale piacque lo spettacolo, tanto che venne in camerino per conoscermi. Per combinazione io avevo visto due dei suoi primi film, Estate romana e Terre di mezzo. Ci fu un scambio di stima reciproca. Dopo un anno e mezzo mi chiamò chiedendomi “quanto pesi”? Risposi: circa 60 kg. E lui: “ah no, la mia protagonista è molto magra”. Tre giorni dopo mi richiamò: “Ci ho pensato: ti va di fare un film dove devi dimagrire un bel po’? E io dissi “ci sto”. Fu per me un’esperienza unica.

Qui conobbe anche Vitaliano Trevisan, scrittore e attore vicentino, che ha ritrovato sul set diretto da Alex Infascelli, Nel nome del male. Come si è preparata per questo ruolo che parla di satanismo? Nel film sono la madre di questo personaggio che sparisce. Quando ho letto la prima volta la sceneggiatura ci rimasi male, perché non capivo come mai la madre non potesse fare come il padre, partire alla ricerca di questo figlio scomparso. Col tempo, anche con la mia maternità, ho capito che la cosa più difficile ai nostri giorni è quella di fermarsi un attimo e osservare i nostri figli, per come sono. E questa è una madre che non si ferma a osservare.

Come è iniziata la sua carriera a teatro? Alle superiori ho frequentato dei corsi di teatro che mi piacevano tantissimo, ma non avrei mai pensato di farne una professione. Dopo l’incidente che ebbi al primo anno di università, e nei mesi che ci sono voluti per rimettermi in piedi, l’anima, o l’inconscio, chiamatela come volete, credo che abbia lavorato tanto. Sentendomi una sopravvissuta, ho detto ai miei genitori che volevo fare teatro. Dopo due anni e mezzo sono salita sul palco come protagonista in uno spettacolo di Ronconi. Nella vita spesso non ti accorgi di essere seduto. I lutti, o gli incidenti, ti aprono gli occhi. E se tornassi indietro, rifarei l’incidente: è stato lo choc che mi
ha dato il coraggio di cambiare.

Quando è arrivato il successo, quale regalo si è fatta? La mia prima entrata maggiore è stata per Primo Amore.
Con quei soldi mi sono prodotta Giulietta (degli Spiriti), l’ultimo spettacolo che ho fatto con Valter Malosti, che per me ha significato un grande punto di svolta. Ancora oggi, comunque, molto di quello che guadagno va a finanziare gli spettacoli a teatro.

Articolo scritto da: Samuela Urbini
Per vedere l’intervista a Michela Cescon pubblicata su ON, il magazine della FastwebTv: ON_sett_CESCON