Intervista a Luca Zingaretti

16 Gen

pubblicata su ON - dicembre 2010

E’ uno dei volti più amati dal pubblico televisivo e apprezzati da quello cinematografico, che lo ricorda per esempio nel ruolo del prete antimafia in Alla luce del sole e dello spacciatore disabile in La nostra vita. Di lui i fan, e le accanite fan, sanno tutto. In questa intervista, però, lo scopriremo molto ironico, profondo d’animo e… giardiniere.
In questo momento è sul set? Sto lavorando a molte cose insieme. Ma mi sono preso un semestre di riflessione dopo tanti anni pienissimi in cui avevo poco tempo per me. Credo sia bene per un attore fermarsi ogni tanto e ascoltare quello che gli succede intorno. Una citazione che le torna spesso in mente? “Le aquile volano sole, i corvi volano in schiera”. È una battuta che Visconti fa dire a Helmut Berger dal professor Burt Lancaster. Mi piace perché è un invito a non massificarsi, a non cercare a tutti i costi di conformarsi alla maggioranza, e a riflettere sulle proprie scelte, costi quel che costi, anche la solitudine.

Cosa ricorda di Perlasca. Un eroe italiano? La storia di Perlasca era così straordinaria da sembrare non vera e la sceneggiatura era scritta da Rulli e Petraglia, due talenti unici. Incontrare le persone che erano state salvate da Perlasca, parlare con chi lo aveva intimamente conosciuto, è stata un’esperienza umana e professionale incredibile.
Qualche anno fa dichiarò “Mi piacciono valori come la patria, la bandiera, l’inno”. Pensa che oggi siano in declino? Credo di sì. Quando vado all’estero mi fa rabbia sentire come gli stranieri siano orgogliosi delle loro origini, della loro appartenenza a una nazione. Noi invece… Anche quelli che si riempiono e si riempivano la bocca con
queste parole si sono poi dimostrati i meno attenti ai valori fondamentali a cui si richiamavano. Ma anche per questo
Patria, bandiera, inno, e parole come identità e appartenenza, mi piacciono di più: non bisogna credere alle cose
perché sono di “moda”, ma pensare con la propria testa e affermare le idee in cui si crede anche se non tutti sono d’accordo.

Nel suo ultimo film, Noi Credevamo di Mario Martone (uscito il 12 novembre scorso), interpreta lo statista Francesco Crispi. Cosa ha scoperto di lui? Mi sono dovuto documentare su un periodo storico che conoscevo appena. A scuola il Risorgimento viene affrontato sempre male. Studiando, ne ho scoperto l’importanza per interpretare il presente: molti dei mali e dei problemi che ci affliggono oggi originano da questioni che, non risolte allora, ci portiamo ancora dietro. Anche Crispi è un prototipo del politico italiano: ambiguo, invischiato in vicende poco chiare, trasformista e spregiudicato. Ho cercato di rendere questo aspetto di “liquidità” del personaggio.
Digitando su You Tube “Luca Zingaretti”, dei primi quattro video che compaiono, tre riguardano lei come sex symbol. Cosa ne pensa? Che è una ficata! Ma non è una questione di vanità, è che mi piace pensare che questo significhi aver conquistato il pubblico femminile. C’è poco da fare: le donne sono più intelligenti e sensibili. Loro
prima di vedere e ascoltare,“sentono” le cose e le persone. Non le puoi fregare! Il pubblico femminile è molto più attento, esigente, competente e si fa conquistare con molta più difficoltà. Una volta però che lo hai preso, non ti tradisce. Se non lo tradisci tu, ti resta vicino.

Di quale regista/i non perde un film? Sono molto contento di come stia andando il cinema italiano. All’estero, morto Kubrick, il più grande di tutti, il migliore per me resta Milos Forman.

copertina di ON - dicembre 2010

Dove comprerebbe casa domani? A Parigi, città meravigliosa, e Barcellona, perché è altrettanto meravigliosa con in più il mare.

In molte interviste si definisce un tipo istintivo, a volte collerico. Come trova, invece, il relax? Sono una persona normalissima, solo che ogni tanto mi inc… Mi piacciono tante cose: andare a vela, giocare a pallone, leggere, scrivere, provare a disegnare, conoscere la gente. Ultimamente ho scoperto una cosa che mi dà una pace interiore incredibile: occuparmi delle piante. L’avevo sempre considerato una perdita di tempo, poi ho provato a Pantelleria a potare dei piccoli ulivi che avevo piantato qualche anno prima: è stata una grande scoperta.
Il più bel complimento? Se fatti con sincerità, fanno tutti piacere. Per me i più significativi, però, sono quelli che vengono dalle persone delle troupe. È gente che passa la vita sui set e ne vede di tutti i colori. Mi ricordo quello di un assistente ai fuochi (è la persona che fa sì che le cose filmate restino a fuoco). A un certo punto il regista dette lo stop perché il mio volto in primo piano appariva sfocato. Si voltò a guardare l’assistente ai fuochi e lui di rimando: “Ahò, e che ve devo dì, me so distratto! Me so messo a sentì che stava a dì!”.

Articolo scritto da: Samuela Urbini
Clicca qui per vedere l’intervista a Luca Zingaretti pubblicata su ON di dicembre 2010: ON dicembre_Zingaretti

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