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Creative minds: Igor Lobanov

15 Ott

La carriera di Igor Lobanov inizia grazie alla sua passione per le automobili e il mondo dell’aviazione. Plurilaureato, in matematica prima, poi in car design a Torino e Coventry, seguiti da master in transport design, inizia a lavorare proprio nel campo automobilistico prima che l’incontro con il proprietario di un superyacht nel 2003 gli faccia cambiare traiettoria verso lo yacht design. Che non è il suo primo amore, considerato che essendo nato a Ufa, una popolosa città 1,350 km a est di Mosca e a 2000 km dal Mar Nero, la prima volta che ha visto il mare aveva due anni e la seconda era già un uomo, e di anni ne aveva 24. “Nel 1998 ho fatto il mio primo viaggio in Europa e ho capito che volevo ancora studiare. Ho scritto un’email a Bertone, Pininfarina e altre aziende leader del settore chiedendo dove potevo formarmi. Alla fine ho scelto lo Ied di Torino”, racconta il progettista. Che nel 2007 fonda lo studio Lobanov Design (dal 2016 a Barcellona, dove risiede) insieme a sua moglie Yulia, artista, che alimenta l’amore per il bello di Lobanov, il cui stile è particolarmente moderno e scultoreo. Anche grazie a questo background diversificato, che prende ispirazione dai trasporti, dall’arte, dall’interior e dall’architettura.

I primi progetti importanti si focalizzano sull’exterior design, anche se oggi abbracciano ogni aspetto. Tra i suoi yacht più famosi, certamente quelli realizzati con Oceanco, tutti di grandi dimensioni, il primo consegnato nel 2013 (l’85 metri St.Princess Olga) e il secondo nel 2017, Jubilee, 110 metri di charme, vincitore di numerosi premi che hanno portato Lobanov nel gotha degli yacht designer internazionali. “Mi piace giocare con la relatività delle sensazioni. Con Jubilee siamo riusciti a dare la percezione di 6 ponti, quando in realtà sono solo tre. Per far sembrare una barca di 110 metri come se fosse di 140 metri, da distante”. Lo stesso effetto ottico centrato anche per i nuovi Mangusta di Overmarine, di cui per la prima volta ha disegnato anche gli interni, le cui dimensioni più contenute sono paragonabili a quelle dell’ultimo progetto realizzato con Arcadia Yachts, l’A96, lungo oltre 29 metri con immensi volumi (oltre 400 mq) che abbraccia un nuovo concetto di benessere che passa attraverso un legame autentico con la natura, ottenuto grazie a vari stratagemmi, primo fra tutti le enormi pareti di vetro scorrevoli, grazie alle quali interni ed esterni diventano un tutt’uno.

“Entrambi i marchi hanno un proprio linguaggio molto forte. Per Mangusta è stato impegnativo dare una nuova vita ai vecchi progetti di questa leggenda italiana. Con Mangusta 165 siamo riusciti a dare uno spazio interno che nessuno si aspettava. Spero siamo riusciti ad arrivare allo stesso effetto anche con Arcadia, con cui ho sempre voluto lavorare. Dalla loro prima barca ho pensato che avessero trovato un concetto rivoluzionario, capace di dare il doppio dello spazio nelle stesse misure”. Nel lower deck dell’A96, per esempio, due delle quattro cabine twin diventano quasi delle vip grazie alla capacità di massimizzare ogni spazio disponibile, girando i letti verso l’enorme finestra.

“Abbiamo creato un interior un po’ più complicato per il cantiere da produrre, con forme ovali o ellittiche e materiali naturali, per dare la sensazione di una barca più ricca, ma in maniera diversa, di un lusso non volgare ma ricercato”. Linee curve che sono un tratto distintivo dei suoi progetti. “Fluidità e continuità sono una cosa naturale di ogni imbarcazione. Per me le barche devono essere simili agli animali che vivono nel mare, come le orche, che hanno linee tonde e naturali”. Uno yacht pensato per entrare in pianta stabile nel mercato fuori dal Mediterraneo, Stati Uniti in primis, che sarà presentato a Cannes 2023.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

L’articolo è stato pubblicato su THE ONE – Yacht and Design n. 33 del 2023