Creative minds: Luca Dini

5 Ott

Cambio di prospettiva. Dal mare alla terra e ritorno. Il nostro approccio rimane lo stesso, sempre più fuori dagli schemi.

Ogni imbarcazione progettata da Luca Dini sotto qualche aspetto rompe gli schemi a cui si era abituati. Perché è proprio questo l’intento dirompente con cui il designer e i collaboratori di Luca Dini Design & Architecture approcciano ogni progetto. Con sede nel cuore di Firenze, lo studio fondato nel 1996 dall’architetto fiorentino ha lasciato segni indelebili nel design nautico (si pensi a Tribù del 2007, o al Sea Force One del 2008), ma ha anche una divisione dedicata a progetti di design residenziale, di cui alcuni avveniristici nel Mar Rosso. “La decisione di quattro anni fa di dedicare una parte dello Studio al residenziale fu una scommessa, oggi, posso dire, ampiamente vinta”, spiega Dini. “Per quanto riguarda la nautica, nel mio studio si passa dalla linea Gentleman, barche retrò, a imbarcazioni tipo il Cetacean, futuristiche e all’avanguardia. È la curiosità che ci spinge verso un design sempre diverso che ci possa divertire, in modo tale da realizzare qualcosa di unico per i nostri clienti”.

Dini è una guida determinata ed eclettica che si circonda di collaboratori ben selezionati: “Abbiamo cercato professionisti, giovani e pieni di idee, che non avessero solo esperienza nautica, ma un po’ di tutte le estrazioni, proprio perché vogliamo avere sempre un’idea fuori dal coro”, continua. Ne è un esempio l’evoluzione del Cetacean: Widercat92, il catamarano attualmente in costruzione presso i cantieri Wider, lungo 28 metri, con un ponte principale di oltre 100 mq, di cui circa la metà dedicati alla cabina armatoriale: “L’idea è quella di un catamarano, che di per se è sempre stato appannaggio dei velisti, ma che adesso si spinge verso nuovi orizzonti e modi di navigare”, continua Dini. “Con una sovrastruttura sportiva ed elegante (con design ad angolo sottolineato dalla linea arancione tipica di Wider, n.d.r.) ma che di profilo sembrasse uno yacht contemporaneo, per cui siamo andati a stravolgere quelle che erano le linee comuni del catamarano con degli inserti, delle pieghe, delle linee più simili allo yachting. Abbiamo aggiunto le terrazze abbattibili a poppa, come vogliono le ultime tendenze e da richiesta degli armatori, per avere un contatto con l’acqua ancora più forte”.

All’interno appare come un loft dai grandi spazi aperti, con vetrate e illuminazione naturale a profusione e con dettagli in ebano lucido e teak. Il ponte inferiore prevede due cabine vip con accesso diretto alla beach club, più una terza cabina ospiti, mentre gli spazi per l’equipaggio si trovano a prua. Grazie alla propulsione ibrida, simbolo di sostenibilità, permette una navigazione silenziosa assai piacevole. Perché andare per mare è soprattutto una passione legata alla ricerca di tranquillità e pace, a differenza di quella per le auto, in cui il rombo del motore fa parte del piacere di guidare certi modelli sportivi. A quando un full-electric, dunque? “La sensazione più bella di viaggiare su un catamarano a propulsione elettrica sarà sicuramente la tranquillità. Ascoltare le onde del mare nel silenzio totale. In questo senso però sostengo che il mondo della nautica sia in ritardo. In Italia abbiamo problemi con le colonnine elettriche per le automobili, figuriamoci per le imbarcazioni. Credo che in futuro viaggeremo con mezzi meno inquinanti e più silenziosi, ma di sicuro c’è bisogno di un’attrezzatura e un supporto adeguato, che attualmente non ci sono”. E per il futuro, lo studio cerca non solo di seguire le tendenze dal punto di vista del design, ma di capire come gli armatori vogliono vivere: “Dopo due anni di pandemia il mondo è cambiato in tanti aspetti e noi cerchiamo di intercettare questa nuova filosofia adattandoci al continuo cambiamento”.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

L’articolo è stato pubblicato su THE ONE – Yacht and Design Kevlar issue del 2022

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