Louis Vuitton e il teatro in miniatura

20 Giu

Sono rimasti pochissimi gli artisti che conoscono il Bian Lan, l’”arte di cambiare volto” che va in scena all’Opera di Sichuan, in Cina. In costume tradizionale e con il volto coperto da maschere di seta coloratissima, la performance consiste nel cambiare anche venti maschere nell’arco di in una frazione di secondo, con un gesto del capo, della mano o con un rapido movimento del ventaglio. Una conoscenza che passa di generazione in generazione e che esprime il carattere mutevole di pensieri ed emozioni e, allargando il concetto, anche l’inesorabile passare del tempo. Al Bian Lian si ispira il Tambour Opera Automata (con cassa in oro rosa da 46,8 mm), ultima espressione di alta orologeria di Louis Vuitton combinata con l’arte delle animazioni, che diventa così un teatro in miniatura. “Abbiamo fatto sì che il Tambour Opera Automata riflettesse la spettacolare armonia e i movimenti espressivi del Bian Lian”, ha spiegato Michel Navas, maestro orologiaio de La Fabrique du Temps, creatore del movimento dell’orologio insieme a Enrico Barbasini. “Quest’arte molto difficoltosa resta un segreto, esattamente come i meccanismi degli automi che richiedono una perfetta conoscenza delle fini competenze tradizionali dell’orologeria”. E come gli automi realizzati per battere le ore sulle campane delle chiese, chiamati jacquemart, anche l’animazione del calibro LV 525 a carica manuale ha sia la funzione di mostrare l’ora, sia una più strettamente decorativa. L’ora si può leggere infatti solo premendo il pulsante raffigurante il drago inciso a mano a ore 2, che attiva l’animazione di 16 secondi con cui la testa del drago si muove e mostra le ore saltanti impresse sulla fronte della maschera in smalto cloisonnée mentre la sua coda con un’oscillazione indica i minuti retrogradi sul ventaglio, la cui profondità si deve alla tecnica di smalto champlevé, ottenuta tramite l’asportazione di materiale. E mentre l’animazione mostra l’ora, la maschera cambia espressione: l’occhio sinistro abbassa la palpebra, il destro si trasforma nel fiore Monogram simbolo del marchio e la bocca si apre e si chiude. Un meccanismo molto complicato, titolare di diversi brevetti e con una riserva di carica di 100 ore, che ha richiesto oltre due anni per essere sviluppato. Frutto di una matematica progettazione che si trasforma in qualcosa di straordinariamente artistico grazie alle decorazioni affidate alle mani più esperte in ogni campo: Anita Porchet, maestra smaltatrice della maschera, del ventaglio, oltre che del quadrante e della corona; e Dick Steenman, maestro incisore svizzero che ha creato il drago in oro rosa, squama per squama incisa e sabbiata, con il suo occhio di rubino, e la zucca calabash che protegge dagli spiriti maligni. Entrambi sempre correndo il rischio che un singolo errore facesse ricominciare tutto da capo.

Articolo scritto da: Samuela Urbini

L’articolo è stato pubblicato sul Corriere della Sera – Dorso Orologi di giugno 2023

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