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Creative minds: Brunello Acampora

25 Ott

Il nostro lavoro è quello di inventare il futuro. E lo facciamo attraverso quello che definisco “total design”

Eclettico, brioso, colto e appassionato. Brunello Acampora, fondatore di Victory Design, è cresciuto circondato dallo stile e dalla bellezza, che lo hanno condizionato a ricercare sempre nuove forme di eleganza, declinate in campo nautico. Entrambi i genitori si sono formati nel mondo dell’alta moda pronta italiana, sulla scia del prêt-à-porter francese. Gli amici di famiglia erano Walter Albini, il primo a essere definito “stilista”, Gianni Versace, Giorgio Armani e Mariuccia Mandelli di Krizia. “Erano persone molto attente al lato estetico e formale, non solo nel vestire”, racconta il designer. “Avevano anche case meravigliose e facevamo viaggi bellissimi. E in questo contesto c’erano anche delle belle barche, di cui mi innamorai definitivamente quando mio padre acquistò il Drago dell’Italcraft grazie al quale ho scoperto il suo progettista, Renato “Sonny” Levi, considerato il papà della motonautica, che per me è stato un mentore. A 19 anni ho lasciato Napoli per venire a studiare Yacht and Boat Design a South Hampton principalmente perché era vicina alla casa di Levi, sull’Isola di Wight. Si creò una simpatia per questo giovane napoletano che aveva letto tutti i suoi libri e conosceva tutte le sue barche. Una domenica al mese mi invitavano a pranzo per passare qualche ora con lui”.

Con le idee ben chiare, nel 1989 a soli 23 anni fonda Victory Design, che allora aveva sede a Torino, mentre oggi ha i suoi uffici a Napoli e Londra, città tra cui Acampora divide il suo tempo. Quasi 35 anni di carriera con incarichi prestigiosi per il Gruppo Rodriguez (o Rodriquez?), Azimut e Ferretti Group, per molti suoi marchi tra i quali Pershing, Bertram, Riva, Ferretti Yacht e CRN. “Non ho mai accettato di confinare Victory Design a una determinata tipologia di imbarcazioni”, spiega Acampora. Che è orgoglioso in particolare di quelle barche che hanno segnato il riposizionamento di un marchio, per esempio la prima lobster boat all’italiana per Mochi Craft (dopo che il brand fu acquisito dal Gruppo Ferretti) con il modello Mochi Dolphin, ancora oggi molto ambito nel mercato dell’usato. O di quelle progettate per Solaris, da quando ha deciso di entrare nel mondo del motore.

Come ottiene questi risultati? “Ho imparato a disegnare in maniera tradizionale, ma non sono un nostalgico. Per questo ho sempre cercato di avere accesso al massimo della tecnologia disponibile. Perché credo che il nostro lavoro sia quello di inventare il futuro. Ma tutto questo dev’essere bilanciato da una dote importantissima: l’intuito. La tecnologia è solo uno strumento di verifica. Il total design è il mio metodo: non puoi mettere insieme il lavoro di tanti specialisti se non hai la visione d’insieme. La barca dev’essere bella sempre, quando naviga e quando è alla fonda, avere una bella scia. Questo coincide con una carena efficiente, ben progettata. Estetica e funzionalità sono due facce della stessa medaglia. E tra queste funzionalità inserisco anche quella di rendere felice l’armatore”. Ed è dedicata agli armatori che amano l’emozione della velocità la nuova gamma inaugurata con Bolide 80 (24,90 m), attualmente in costruzione in house, e in espansione con Bolide 170 (50 m), presentato allo scorso salone di Monaco. Una gamma in numero limitato, custom, che nel design esterno è caratterizzata da curve lunghe, da poppa a prua, in omaggio alle grandi carrozzerie italiane. “Bolide vuole essere il motoscafo più veloce del mondo”, sintetizza il designer. L’80 piedi può infatti viaggiare in sicurezza fino a 55 nodi di crociera, 75 nodi con sprint speed. “Ma il consumo al miglio sarà più basso di qualunque barca da crociera planante da 80 piedi. Perché è leggerissima, ha una carena super efficiente tutta in carbonio, ed è espressione del made in Italy in ogni aspetto, dalla tecnica all’interior design, per cui ci siamo rivolti a Stefano Faggioni”, nome di prestigio nell’ambito delle barche d’epoca. Una fusione tra high tech e aspetti marinareschi e del lusso delle barche classiche destinata a far parlare di sé.  

Articolo scritto da: Samuela Urbini

L’articolo è stato pubblicato su THE ONE – Yacht and Design n. 33 del 2023