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Summer Jamboree

16 gen

A Senigallia, il più grande raduno di cultura americana anni 40 e 50

pubblicato su Autocar settembre 2010 - Le bellissime foto sono di @Alessandro Bianchi

Chevrolet Bel Air, Cadillac con le fiamme sulle portiere, Buick varie e una Ford Mustang bianca del 1964. Brillantina, scarpe bicolore e camicie hawaiane. Cucina cajun originale della Louisiana. Rock’n’Roll, Swing, Rockabilly, Jive e Boogie come colonna sonora e base per balli sfrenati. Benvenuti nell’America anni 40 e 50. Intorno però non c’è la sabbia del deserto degli Stati Uniti del sud dove è nata questa musica, ma la sabbia fine della spiaggia di Senigallia. Comandante Kirk a Enterprise: riportateci a casa!

Niente paura, non è un varco spazio-temporale. Questo è il Summer Jamboree, un angolo di America del dopoguerra trapiantato nelle Marche. Più che un evento, un vero e proprio fenomeno culturale che ha portato in città oltre 150mila persone, da tutto il mondo. Il suo nome ufficiale è più formale: Festival Internazionale di Musica e Cultura dell’America anni 40 e 50, e quest’anno per nove giorni ha trascinato tutti a ritmo di rock and roll, rockabilly, hillbilly, western swing, jive, boogie cantato, suonato, ballato, vissuto dalla mattina a notte fonda in ogni angolo della spiaggia di velluto marchigiana.

Oltre ai concerti, gratuiti al 90%, ciò che compone il mosaico di questa manifestazione sono i balli, con una approfondita ricerca che porta qui maestri da tutto il mondo, la cucina, tipica degli Stati Uniti del sud, il mercatino di memorabilia e gli stand dove ci si può far pettinare e si possono acquistare abiti in stile anni 40 e 50, per immergersi corpo e anima in quest’atmosfera unica. Il livello di autenticità del tutto e la qualità artistica dei musicisti sono assolutamente elevati, tanto da avere conquistato anche Renzo Arbore. Come lui stesso ha confermato agli inviati di Autocar: “Gli anni scorsi non ero riuscito a partecipare, perché le date del festival coincidevano con quelle dei miei concerti. Quest’anno invece ho un intervallo che mi permette di tornare a vivere l’atmosfera elettrizzante del Jamboree e di omaggiare gli amici Angelo, Alessandro, Andrea, ideatori e organizzatori del festival, e la cricca di Senigallia”.

Concerti unici al mondo

Basti pensare che il “concertone” di quest’anno, uno dei pochi appuntamenti a pagamento, ha visto sul main stage del Foro Annonario (il 6 agosto) nientemeno che The King and The Queen del rock’n’roll: l’86enne Chuck Berry, “Mr Johnny B. Goode”, in esclusiva europea, che ha suonato per più di un’ora, da dio, nella sua scintillante camicia di paillettes rosse; e la regina del Rockabilly, la luminosa Wanda Jackson, una musa per tante cantanti di oggi, a partire da Amy Winehouse. Il Summer Jamboree 2010 è stato inaugurato il 31 luglio scorso con un grandioso tributo a Elvis Presley nel 75° anno dalla nascita, affidato al chitarrista che lo affiancò dagli anni 60 fino alla morte: James Burton. “Elvis è la punta dell’iceberg”, spiega il direttore artistico del festival Angelo Di Liberto. “Il Festival è un’occasione per far scoprire tutte le straordinarie e varie sfaccettature del rock and roll, ma quest’anno l’omaggio è doveroso”.

Alta pressione con il Burlesque

Il Summer Jamboree però non è fatto di soli concerti. Da anni gli appuntamenti must sono diventati il Big Hawaiian Party in spiaggia e il Burlesque Show notturno, che ha fatto smascellare più di un uomo anche se sul palco non c’era la meravigliosa Dita von Teese, che è venuta al festival (e per la prima volta in Italia) nel 2007. Il sogno anni 50 è stato esaltato anche dal Rockin’ Village, il villaggio che contiene il più grande mercatino vintage d’Europa di modernariato, memorabilia e parrucchiere in stile.

Una splendida auto storica al Summer Jamboree 2010 - Foto@Alessandro Bianchi

In più, dj set in spiaggia, corsi di ballo gratuiti, e lo strepitoso Travel Ink Tatooes, lo studio mobile del tatuatore britannico Greg Gregory che è situato all’interno di un magnifico Airstream d’epoca. E l’ultimo sabato della manifestazione c’è stata la suggestiva “cruise”, ovvero la sfilata di auto americane d’epoca (pre-1965, ma da quest’anno c’era anche un parcheggio per quelle tra il 1966 e il ‘79) che passa per il lungomare principale: macchine provenienti da Italia, Europa e alcune anche dall’Oregon, e bagnanti in tenuta Fifties saliti dalla spiaggia per dare un’occhiata a questo insolito spettacolo. Alcuni, soprattutto quelli che hanno le hot rod, si esibiscono in fumanti burn out, non proprio nello stile del festival, ma ci sta. E in particolare al Mascalzone, uno dei locali sul mare dove c’è musica del Summer Jamboree a tutte le ore, il pubblico si stringe, creando un colpo d’occhio indimenticabile.

Il festival più seguito del mondo

Di eventi simili a quello di Senigallia ne esistono tanti in giro per il mondo, ma nessuno è grande e completo come il Summer Jamboree. Gli altri sono dedicati solo alla nicchia degli appassionati e prediligono di solito un solo genere musicale, mentre il Summer Jamboree è aperto a tutti, rock and roll, swing, duap e rithm&blues: basti pensare che Viva Las Vegas, imbattibile per atmosfera, con tante macchine in fila nel deserto del Nevada e tante star importanti, raccoglie 2mila persone a dir tanto. Altro evento importante è l’inglese Rythm Riot, che si tiene nel sud dell’Inghilterra, a Camber Sands, dedicato al Rythm&blues, poi ce ne sono in Germania e ancora in Inghilterra, come il Rockabilly Rave, swingheggiante. Ma il Summer Jamboree è tutto insieme ed è in assoluto quello con maggiore presenza di pubblico: un artista che suona sul main stage del Summer Jamboree guarda in faccia almeno 15mila fan. Tra esso si trovano famiglie, ragazzi, bambini e persone di una certa età che si ricordano di quel poco che è arrivato in Italia.

Perché andare al Summer Jamboree?

Un buon motivo per andare al Summer Jamboree? “Non siamo mai scesi a compromessi, non abbiamo mai invitato star del pop solo per far arrivare gente”, sottolinea Angelo Di Liberto. “Prima scegliamo gli artisti, anche se poco conosciuti. Poi spieghiamo la loro storia. E la gente capisce queste scelte, anche se non conosce big del nostro mondo come i Comets (quelli di Rock around the clock) o Jerry Lee Lewis. In Italia, gli anni 50 americani sono racchiusi in un’immagine: il soldato che balla il boogie woogie con la ragazza di paese. Ma quegli anni sono molto di più, balli mai
arrivati come il Balboa, Lindy Hop, il Jive, ma non quello da sala. Qui si scoprono pezzi di storia”.

Angelo Di Liberto, direttore artistico del Summer Jamboree - Foto@Alessandro Bianchi

Come è nato il Summer Jamboree? “Esiste una nicchia di appassionati che ama calarsi nell’atmosfera anni 40 e 50, e io sono uno di questi, da oltre 25 anni”, spiega ancora Di Liberto. “Amiamo il rock and roll, lo swing e poi il design e tutto ciò che ha a che fare con quel periodo. Giravo per il mondo per festival e mi sono detto: «Perché non farne uno in Italia, a Senigallia, dove abito, visto che abbiamo il mare, la spiaggia e le strutture turistiche necessarie?». Nel 2000 proposi quest’idea ad Andrea Celidoni, che poi è diventato mio socio nella direzione dell’Associazione Culturale Summer Jamboree. Abbiamo proposto una serata dedicata al rock and roll all’amministrazione locale, che ci ha dato parere favorevole e i pochi fondi rimasti per la stagione turistica. Era il 20 agosto 2000: l’assessore al turismo ci disse che se fossero venute meno di 1.000 persone avremmo pagato noi. Ne arrivarono molte di più, anche dall’estero, e così l’anno dopo si è replicato: prima su tre giorni, poi siamo saliti a dieci, l’anno scorso, nel decennale”.

 

Come si è passati da quella prima giornata del 2000 al fenomeno culturale Summer Jamboree di oggi? “Chiunque si avvicini a questo mondo capisce l’energia che c’era in questo ventennio, l’energia del dopoguerra, quella che ha portato al boom, un’esplosione di colori, di curve, di bei suoni”, risponde Di Liberto. “Tutto questo emerge attraverso i juke box, le auto, il modo di vestire… Nel nostro festival la musica è solo un ingrediente, ma sono anche tutti gli altri a rendere questo evento unico: i maestri di ballo che arrivano da tutto il mondo, la cucina tex-mex della Louisiana al posto della piadina. Abbiamo curato in maniera meticolosa tutto quello che questo ventennio ha offerto e offre ancora, perché tanti attingono ancora da esso, nella moda e nel design, per esempio. Anche le macchine di allora erano bellissime. Non dovevano avere un Cx particolare, né essere poco costose. All’epoca, una macchina doveva essere solo bella. E infatti erano gioielli”.

Tra il pubblico c’è sempre Renzo Arbore

Ma come funziona la macchina organizzativa del festival? È ancora Di Liberto a rispondere. “Le cose più importanti le facciamo noi tre soci, Andrea Celidoni, Alessandro Piccinini e io. Ci vuole un anno di lavoro, ma oggi abbiamo già contatti con artisti che potrebbero venire l’anno prossimo. Oltre a noi, ci sono altre 150 persone che lavorano nell’organizzazione”. E come è nato l’incontro con Renzo Arbore? “L’ho conosciuto per via di un paio di scarpe. Perché il mio negozio (ho anche una linea di produzioni maniacali di abbigliamento e accessori anni 40 e 50, che vendo attraverso un negozio che si chiama Old Woogies) fornisce anche i costumisti Rai e Mediaset, e un incrocio di cose ha fatto sì che Arbore avesse un mio paio di scarpe. Abbiamo parlato delle nostre passioni e abbiamo scoperto che coincidono al 100%, così siamo diventati amici. Lui ci ha invitati per 17 puntate a una sua trasmissione radiofonica e noi ricambiamo invitandolo al Summer Jamboree”.
Profondo conoscitore e appassionato di musica e cultura anni 50, anche Renzo Arbore, come già detto, era tra i fan che hanno assistito al concerto di Chuck Berry, l’appuntamento più atteso del Summer Jamboree 2010. Ma che cosa rappresenta per uno come lui questo straordinario artista? “È il mio idolo di quando avevo 16 anni”, ha risposto Arbore ad Autocar. “Non è la prima volta che lo sento dal vivo, lo ascoltai anche in America anni fa e a Roma al
concerto del primo maggio, ma in questo contesto è imperdibile. Vengo anche a ringraziarlo per avermi concesso di riscrivere in italiano il testo di un suo pezzo”. Si riferisce a Il pillolo, cantato da un arabeggiante Roberto Benigni nei panni dello sceicco beige nel film FFSS, riscritto da Arbore sulla musica di No particular place to go proprio di Chuck Berry.

Quest’anno, a Senigallia, Arbore ha anche girato alcune immagini del festival per una prossima trasmissione
e ha approfittato del vintage market: “Per arricchire le mie collezioni esotiche con oggetti vintage ineguagliabili”.
Lo showman pugliese è anche salito, a sorpresa, sul palco, salutando il pubblico con brani come Benvenuti a Senigallia!, All of me, Pennies from Heaven e Conosci mia cugina, che hanno mandato in visibilio i presenti. Tornerà? “Sicuro: arrivederci al prossimo anno!”.

Articolo scritto da: Samuela Urbini
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